Eduscopio. Paritarie abilitano i ragazzi ad affrontare la realtà

La classifica di Eduscopio 2020/2021 conferma la bontà della proposta scolastica e culturale dei licei della Fondazione Grossman. Il classico resta ancora sul podio dei licei milanesi, piazzandosi al secondo posto, mentre lo scientifico si attesta all’undicesimo posto in città.

Questi risultati ci portano innanzitutto a rallegrarci per il percorso universitario fruttuoso dei nostri studenti, di cui abbiamo ben in mente storie e volti.

La lettura completa delle scuole in graduatoria fa emergere, inoltre, come le scuole paritarie abilitino i ragazzi ad affrontare la realtà con passione e apertura. Non può sfuggire, infatti, come il podio milanese dei classici sia composto unicamente da scuola paritarie (Sacro Cuore, Fondazione Grossman e San Raffaele), realtà diverse, ma che offrono ai loro studenti una proposta educativa e culturale certa, da comprendere e verificare personalmente. E proprio grazie a questa verifica i ragazzi sono in grado di scegliere il loro percorso di studi e di aprirsi all’incontro con la realtà.

Questo percorso è possibile unicamente grazie al lavoro dei docenti che è caratterizzato da due aspetti: aiutare gli studenti a trovare un metodo di studio personale e valorizzare la collaborazione tra di loro.

Scheda Liceo Classico

Scheda Liceo Scientifico

Ultimo giorno. L’amore per la scuola

L’ultimo giorno di scuola ha visto tutti gli studenti dei vari livelli, dalla Primaria ai Licei, riunirsi in assemblea con il rettore e i rispettivi dirigenti, per rispondere alla domanda circa quali diamanti, ossia scoperte, sia opportuno conservare e portare nel cuore al termine di un anno particolarmente travagliato e senza precedenti.

Quanto emerso dai vari interventi da parte dei ragazzi è un amore per la scuola, che si è svelata ai nostri occhi come un luogo in cui apprendiamo dentro a una trama di rapporti che significano amicizia, vita per tutti noi. Paradossalmente, tanti ragazzi hanno approfondito a distanza rapporti che prima davano per scontati. Allo stesso tempo, la scuola a distanza ci ha svelato il vero valore della conoscenza, che non è anzitutto il voto che possiamo conseguire in una certa prova, ma il gusto di conoscere le discipline per poter conoscere noi stessi.

All’inizio mi interessava venire a scuola per prendere il bel voto, ma ho presto capito che questo non mi bastava; voglio conoscere perché so che nella vita mi è e mi sarà utile per conoscere me stesso“. Oppure: “Ho scoperto che anche io valgo, che anche io posso conoscere come tutti, che anche io posso e voglio farcela“.

Noi tutti speriamo di poter tornare tra i banchi di scuola a settembre, ma intanto il primo vero diamante che abbiamo scoperto è che nessuna circostanza può impedirci di crescere. Alla conclusione dell’anno, tutti possiamo dire con orgoglio che un altro anno non è stato speso invano.

Guarda i due video realizzati dai docenti di elementari e medie per salutare quinte e terze

 

Multimedialità al Liceo Classico

Una delle specificità del Liceo Classico è lo studio dei linguaggi, nella loro formazione, struttura ed evoluzione. È per questo che tante delle ore curricolari sono dedicate alle lingue antiche e moderne e alle diverse forme letterarie che le hanno utilizzate e interpretate.

Nell’epoca attuale, anche grazie ai mezzi di comunicazione tecnologica sempre più userfriendly, si è diffuso un nuovo linguaggio: il linguaggio della multimedialità.

È parso quindi opportuno arricchire l’offerta formativa del Liceo Classico offrendo la possibilità di conoscere gli aspetti essenziali caratteristici di tale linguaggio. Nella prima parte dell’anno si è posta l’attenzione sulle specificità comunicative di immagini e sonoro, in voce, rumori e musica. Poi ci si è dedicati alla grammatica cinematografica, studiando inquadrature, movimenti macchina, audio e montaggio.

Ad ogni tappa gli studenti organizzati in gruppi hanno realizzato un documento nel quale hanno provato ad usare gli elementi e le forme espressive analizzate nei lavori di fotografi e registi. I lavori multimediali di fine anno sono stati finalizzati alla presentazione di un personaggio o al montaggio creativo. Un uso del montaggio video finalizzato alla comunicazione di un preciso messaggio che scorre di scena in scena.

1. La luce del giorno

2. A dream in quarantine

3. Tom Hanks

4. Imprevedibile covid

Liceo Classico – Cambiare atteggiamento

“Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema. Io non potevo cambiare la situazione e non posso tuttora, ma potevo cambiare il mio atteggiamento”.

Così Maria, studentessa di 5^ del Liceo Classico, racconta cosa è accaduto in questi strani giorni. Un altro dei tentativi sorti in questo momento di emergenza che stanno cambiando la vita delle nostre scuole e di chi le vive quotidianamente.

I primi giorni di quarantena continuavo a lamentarmi e a chiedermi il perché di questa situazione. Mi domandavo perché proprio quest’anno che è il mio ultimo da liceale, anno che dicono tutti essere il più bello, in cui si cresce tanto e si capisce molto di sé stessi. La prima settimana è passata così, tra una lamentela e l’altra. Poi ho capito che lamentandomi non avrei risolto nulla, non è di certo la mia lamentela che sconfigge il virus.

Dunque mi è venuta in mente una frase che da sempre mi sta a cuore: Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema. Ed era vero, io non potevo cambiare la situazione e non posso tuttora, ma potevo cambiare il mio atteggiamento. Così ho iniziato a smettere di lamentarmi e a stare di fronte alla realtà che mi era data anche se non era pensata e voluta da me. Il non poter fare ciò che avevo programmato e che desideravo, mi ha fatto veramente capire che la vita ci è stata data e, in quanto tale, non è nostra e non dipende da noi. Mai prima d’ora mi era stato chiaro che la vita è un dono e che non sono io che la faccio.

Inoltre, dovendo seguire le regole stabilite dal governo, bisognava passare l’intera giornata in casa.

Dunque avevo molto tempo a mia disposizione a cui non ero abituata, la vita normale era un continuo incalzare di impegni. Ho coltivato alcune mie passioni che, per la vita frenetica, non riuscivo a fare e ho avuto anche molto tempo per riflettere. Tante volte siamo succubi degli impegni e quasi non abbiamo neanche il tempo di fermarci a pensare.

Da queste riflessioni ho tratto ciò che ho imparato e sto imparando in questo periodo. In un periodo in cui non si poteva vedere nessuno e in cui non si aveva alcun tipo di contatto reale con gli altri, ho imparato a distinguere quali sono i rapporti per me significativi e quali no.

È stato evidente che avevo la necessità di sentire alcune persone e che questi rapporti potevano cambiare la giornata.

Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, e non ce la fai più. E dun tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano -, ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice.

Andrej Tarkovskij, Andrej Rublëv

Mi ha aiutato anche a capire chi mi vuole bene veramente. Ho notato che molti rapporti si sono solidificati e che c’è qualcosa di grande che li rende vivi.

Mi sono anche resa conto di quali sono gli ambiti in cui metto in gioco tutta me stessa, ambiti che sento vicini anche se lontani fisicamente. Ad esempio ho riscoperto il valore della scuola e della pallavolo. Prima questi luoghi erano per me un’abitudine e a volte ci andavo per obbligo e controvoglia, senza dargli troppa importanza. Quante volte abbiamo sperato in una nevicata che ci impedisse di andare a scuola? Adesso invece faremmo di tutto pur di tornarci.

In questi giorni difficili mi sono resa conto di quanto questi due ambiti siano incisivi nella mia vita. Sono ambiti in cui mi sento voluta bene e guardata per quella che sono , senza dover indossare maschere o altri mezzi per piacere e per essere accettata.

Chissà se un giorno butteremo le maschere/ che portiamo sul volto senza saperlo./ Per questo è tanto difficile identificare/ gli uomini che incontriamo.// Forse fra i tanti, fra i milioni c’è/ quello in cui viso e maschera coincidono/ e lui solo potrebbe dirci la parola/ che attendiamo da sempre.

Eugenio Montale

Mi hanno colpito molto i miei professori e il mio allenatore di pallavolo, il loro atteggiamento nei miei confronti: un domandare, un interessarsi non scontato, un essere presenti. Proprio dal loro atteggiamento è nato il mio desiderio di insegnare e di essere come loro.

Mi ha stupito anche la mia posizione nei confronti dello studio. Non avendo scadenze e pressioni ho avuto la possibilità di studiare cercando qualcosa per me. Non era uno studio finalizzato al voto, ma per una scoperta personale. Molte volte l’obiettivo di noi studenti è riuscire a fare più materie nel minor tempo possibile, così da potersi dedicare ad altro, rischiando però di perdersi il bello di ciò che si sta studiando. È stato impressionante come lasciandosi stupire e studiando avendo uno sguardo più attento e curioso, ho scoperto molte cose. Mi ha impressionato in particolare leggere testi di autori vissuti molti decenni fa e trovare qualcosa di vero per me, ora.

La cosa più preziosa che ho imparato da questo periodo è il valore delle singole cose. Ho appreso che nulla è scontato e solo ora sto capendo quanto valore può contenere un piccolo gesto. Vedere un amico, dare un abbraccio, prima era un’abitudine ed erano gesti di cui non mi rendevo conto dell’importanza che avevano. Per esempio, prima sottovalutavo lo stare in famiglia. Ognuno aveva i suoi impegni e i suoi orari quindi era già difficile fare una cena insieme. Invece in questa circostanza ho riscoperto ogni singolo componente di essa e mi sono accorta di quanto siano fondamentali. Ho recuperato il valore dello stare in famiglia.

Abbiamo vissuto il virus da protagonisti, mio papà è stato ricoverato e questo indubbiamente ha portato a molti pensieri e paure. In casa dunque è subito cambiato il clima, ognuno doveva pensare anche agli altri, aiutare nelle piccole cose quotidiane, curare i fratelli piccoli. C’era un’attenzione reciproca commovente che permetteva di stare di fronte a una realtà che nessuno avrebbe voluto.

Io mi sento molto arricchita e ho conosciuto tanti miei aspetti che prima ignoravo o mi erano oscuri. Penso sia stato un periodo significativo per tutti per comprendere fino in fondo ciò che ci sta a cuore. Ho voglia di tornare alla realtà di tutti i giorni con una nuova consapevolezza.

Da questo periodo in poi non potrò più dare nulla per scontato e ogni gesto sarà ricco di un valore immenso. Inizierò a guardare ciò che mi è dato come un dono e, memore di quanto ho scoperto in questo periodo, starò di fronte alla realtà essendoci pienamente.

Caro Theo,

ti scrivo per dirti quanto ti sono grato della tua visita.

Quando ti ho rivisto e ho preso a camminare con te, ho avuto una sensazione che da tempo non provavo più, come se la vita fosse qualcosa di buono e prezioso da tener caro. Mi sono sentito più vivo e più allegro di quanto non mi sia sentito da molto tempo, poiché man mano la vita è diventata per me meno importante, meno preziosa e quasi indifferente. Almeno, così credevo. Quando si vive con gli altri e si è uniti a loro da un affetto sincero, si è consapevoli di avere una ragione di vita e non ci si sente più del tutto inutili e superflui: abbiamo bisogno luno dellaltro per compiere lo stesso cammino come compagni di viaggio, ma la stima che abbiamo di noi stessi dipende molto anche dai nostri rapporti col prossimo.

Vincent Van Gogh        

Maria Cardani, 5^ Liceo classico

 

Liceo Classico – Manzoni per comprendere questi strani giorni

Un compito assegnato di analisi del testo sulla lettera di Manzoni a monsieur Chauvet è l’occasione per una studentessa del liceo classico di cogliere nelle parole di Manzoni una lente per leggere e comprendere questi strani giorni.

Risposte riguardo alla lettera a Monsieur Chauvet

Manzoni afferma che la mente dell’uomo è attratta dal conoscere l’uomo, nello scoprire quello che vi è di autentico e di intimo nella sua natura, nel vedere l’effetto dei fenomeni esterni sulla sua anima, il fondo dei pensieri dei quali è spinto ad agire; nello scoprire, in un altro uomo, sentimenti che possono suscitare in lui noi un’autentica consonanza. Rileggendo alcuni passi dei Promessi sposi in questo periodo così particolare mi sono accorta moltissimo di questo. Un passo che avevo letto anni fa e che non mi aveva colpito particolarmente ora mi emoziona e lo rileggo più volte come ad aumentare l’emozione che mi suscita. Ed è sorprendente come le persone di un periodo così lontano siano identiche a noi oggi. Con le nostre stesse paure, timori, confusione ma anche sentimenti buoni come la fratellanza e la pietà. Il fatto è che oggi come allora siamo posti davanti a una malattia che non si conosce e che non si sa ancora come curare e che inevitabilmente dobbiamo affrontare sia come singoli che come comunità. Ma c’è una grande differenza: i social. Questi non solo ci informano ma con foto trasmettono in un secondo tutto ciò che c’è di umano nella sofferenza altrui. Molti sono i passi che rileggendo ho sentito presenti oggi e mi era impossibile mentre leggevo non pensare a quanto avevo visto minuti prima su Instagram o Twitter.

Ogni social media è pieno di foto simbolo come questa di questi uomini che danno tutto se stessi per gli altri. Una carezza che in altre circostanze sarebbe scontata qui diventa un atto di umanità grandissima. Questa foto è stata fatta all’ospedale di Varese non troppo lontano da qui nel reparto di terapia intensiva. C’è qui lo stesso fraterno affetto che immagino provasse Padre Felice Casati quando si occupava dei malati al lazzaretto. La stessa dedizione dei frati ora è impiegata dai medici.

E perciò l’opera e il cuore di que’ frati meritano che se ne faccia memoria, con ammirazione, con tenerezza, con quella specie di gratitudine che è dovuto, come in solido, per i gran servizi resi da uomini a uomini, i più dovuta a quelli che non se la propongono per il compenso.

Qui un’immagine presa durante una rivolta a Nairobi, Kenya dopo l’imposizione delle misure restrittive. Una folla si scaglia su una distribuzione di cibo organizzata dal governo per sopperire alla scarsità di risorse. La polizia ha sedato la folla con gas lacrimogeni e percosse. Gente affamata che non è più disposta a sopportare. Questa è infatti una pandemia che non ha conseguenze solo nell’immediato ma che si mostrerà con il pugno duro anche nei prossimi anni con forti crisi economiche che graveranno sulla popolazione di tutto il mondo soprattutto sulle economie più deboli. Viene facile paragonare questi eventi con il tumulto di San Martino e l’assalto ai forni.

S’accosta al ragazzetto, avventa la mano all’orlo della gerla, dá una stratta, e dice: “lascia vedere.“ Il ragazzetto diventa rosso, pallido, trema, vorrebbe dire: “lasciatemi andare.“ Ma la parola gli muore in bocca; allenta le braccia, e cerca di liberarle in fretta dalle cinghie.“Giù quella gerla“. Si grida intanto. Molte mani la afferrano a un tempo: È in terra; si butta per aria il canovaccio che la copre: una tepida fragranza si diffonde all’intorno. “Siamo cristiani anche noi: dobbiamo mangiare anche noi,” dice il primo; prende un pan tondo, l’alza, facendolo vedere alla folla, l’addenta: mani alla gerla, pani per aria; in men che non a dice fu sparecchiato.

Una grande fossa ad Hart Island, New York, nel Bronx, dove vengono seppelliti i corpi non reclamati e dove la sepoltura è poco costosa. I corpi vengono sepolti in bare di pino e su ogni bara viene scritto il nome della persona deceduta. Lo stato di New York è il posto con più contagi accertati al mondo. Come una città tanto importante possa essere abbattuta in così poco tempo e spaventoso. Talmente tanti sono i morti che I newyorkesi non sono in grado di seppellirli se non in fosse comuni. La vita spezzata. cosa resta? Una targa su una cassa di pino. Solo il nome. Nessun famigliare, nessuna veglia, solo terra e morte. Ho pensato a Cecilia, la bambina morta per peste di cui parla Manzoni. Anche lei è stata sepolta nelle fosse comuni, ma per lei è diverso. La madre l’ha tenuta con sé fino all’ultimo. L’ha preparata come per una festa, si è assicurata che fosse sepolta così. Per quanto sofferta non pensò esista una morte più dignitosa di questa. La premura e l’affetto della madre che non l’abbandona mai.

La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutto consapevole e presenta sentirlo

[…] portava messa in collo bambina di forse nov’anni, morta; ma tutto bene accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur braccio, col petto appoggiata al petto, come se fosse stata viva. […] della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.

Viviamo in momento estremamente delicato che farà la storia. La gente soffre ed è stanca. Non so se questo porterà in futuro a una maggiore memoria o a un interrogarsi sulle ragioni per cui agiamo e quindi a un miglioramento; per ora ha fatto affiorare la nostra umanità finora latente. Ci siamo ricordati all’improvviso di non essere singoli nel nulla ma di essere membri di una comunità e come tali dobbiamo aiutarci a vicenda. Piccole cose, piccoli attori di umanità.

Lo so che questo non è un tema vero e proprio ma non vedo come le mie parole avrebbero potuto esprimere tutto questo se non così.

Caterina Tettamanti 

14 aprile 2020

 

Licei – Hamlet is everywhere

In questi mesi strani, inediti, ci siamo “interrogati” su come poter sentire i nostri studenti, sentirli parlare e comunicare, esporre quei contenuti a loro trasmessi tramite gli schermi. In una materia come l’inglese, ancora di più sentivamo l’esigenza di un feedback, di una modalità nuova che consentisse ai nostri ragazzi di far “sentire” la loro voce…
E così è nata l’idea di proporre loro un’interrogazione sui generis, un video realizzato interamente da loro, come una sorta di ‘video lezione’ personale, registrata e diretta da loro. I ragazzi di IVK e IVA dei Licei classico e scientifico hanno così dato voce ad alcune citazioni da loro scelte tratte dall’opera di Shakespeare Hamlet che ci ha accompagnato per tutto l’anno scolastico. Hanno commentato, declamato e analizzato le parole del Bardo, trovando collegamenti originali e pop a canzoni, film, serie tv, libri che hanno amato. Dando voce a Shakespeare e a loro stessi, anche attraverso uno schermo.

Licei – Vivere l’arte

Per molti studenti del triennio del Liceo Classico e Scientifico l’incontro con l’opera d’arte è un’esperienza intensa, un’occasione per una riflessione profonda in cui emergono le esigenze ultime che affiorano con particolare urgenza in questo periodo. Tale disponibilità a un confronto emerge nelle risposte ai questionari di verifica proposti dall’insegnante dopo le video-lezioni per stimolare l’apprendimento critico. Scrive Maria del liceo classico, paragonando la Pietà di San Pietro alla Pietà Rondanini:

Non credo di preferire una delle due pietà, tuttavia ciò che più mi stupisce della Pietà Rondanini è che mi sembra la rappresentazione del tormento di un uomo. È come se Michelangelo riuscisse a scolpire la vita e la morte insieme, facendo così coesistere anche i due tratti essenziali del suo stile: la parte inferiore più definita e anatomicamente perfetta caratteristica della sua giovinezza, e la parte superiore, più semplice e tenera, la novità che caratterizza il suo stile della maturità. Quest’opera mi fa pensare anche al fatto che, come dice lo scultore Henry Moore, non conta la bravura dello scultore bensì il senso di umanità che si cela nel pensiero che muove l’artista che realizza l’opera e ritengo che sia incredibile che questa riflessione scaturisca proprio ammirando un’opera di Michelangelo. Credo anche che la grande disunità dell’opera e il contrasto tra le parti rendano la sezione superiore ancora più tenera e dolce facendo percepire al meglio ‘l’improvvisazione sentimentale’ che ha attraversato Michelangelo nello scolpire la parte della testa e delle spalle della Vergine. Inoltre, trovo che sia emozionante la grande drammaticità che scaturisce dalla pietra semplice e grezza che svela il volto della vergine e che nasconde la mano di una madre che si fonde al corpo stesso del figlio. A mio parere dunque, la tecnica perde importanza per cedere il posto alla spiritualità che ne deriva, il contatto e l’unione dei corpi sovrastano del tutto la disunità della tecnica. È come se alla fine della vita Michelangelo, fosse giunto all’essenziale. Si riesce a capire che Michelangelo giunse alla più profonda comprensione del senso dell’umanità che cerco di esprimere nella Pietà. Penso che quest’ultima riflessione si possa applicare anche alla Pietà Vaticana, attraverso la quale Michelangelo riesce a svelare una perfezione che supera la natura stessa facendo così provare all’osservatore una vera e propria esperienza del divino; inoltre, trovo geniale e straordinario il fatto che Michelangelo sia riuscito a celare in una scultura tutto il senso dell’esistenza umana: la vita e la morte. Ciò che più mi ha commosso nell’osservare questo capolavoro di Michelangelo è certamente il grande sentimento di compassione da cui viene si è investiti, ma compassione non solo nel significato più comune del termine, bensì innanzitutto nell’accezione piu originale della parole, che deriva ‘cum’ e ‘patior’ e quindi patire insieme, essere mossi dallo stesso sentimento. La comunanza che si viene a creare tra l’opera e lo spettatore è una delle cose che più mi ha colpito non appena mi sono trovata a davanti a essa.

Il non-finito michelangiolesco

Il non-finito michelangiolesco è l’insanabile contrasto tra la perfezione dell’idea e la realtà imperfetta e limitata nelle parole di Maria:

Nel percorso artistico di Michelangelo il non finito non fu sempre una scelta arbitrale, lo dimostrano opere come la Pietà Vaticana o il David. Tuttavia, con il passare del tempo, nelle sculture le parti abbozzate o non-finite assumono sempre maggiore importanza, diventando un preciso atto di volontà. L’opera incompiuta, negli anni della maturità dell’artista, esprime l’insanabile contrasto tra la perfezione dell’idea e la realtà imperfetta e limitata. L’opera diviene così espressione del contrasto tra la condizione dello spirito e quella corporale, prigione terrena dello spirito. Penso che l’opera più rappresentativa di questo contrasto spirito-corpo, forma-materia e vita-morte sia la Pietà Rondanini, in cui l’artista lascia la pietra bruta e non levigata proprio per rendere al meglio questi contrasti su cui si era voluto soffermare. Negli ultimi anni della sua vita Michelangelo vive un intenso travaglio interiore che lo porta a interrogarsi soprattutto sul mistero della morte; è come se lo scultore immagazzinasse dentro di sé tutta la drammaticità sperimentata durante la sua vita e in particolare negli ultimi istanti della sua esistenza e li restituisse in quest’opera, abbandonando e ricominciando spesso il lavoro, riducendo solo apparentemente l’azione, ma ottenendo il massimo grado di effetto. Il senso di umanità che ispira Michelangelo va oltre alla resa stessa dell’opera.

La molteplicità dei punti di vista

In modo simile il tema della molteplicità dei punti di vista su cui sperimentano Cezanne e Picasso diventa un’occasione di riflessione sulla natura sfuggente della realtà. Alla domanda per gli studenti di quinta liceo scientifico “Cosa domanderesti a Picasso o a Cezanne?” Federico risponde:

se la forma non è mai fissa di per sé, allora perché nasce la necessità di rappresentarla come un insieme di suoi punti di vista?

 

Oppure, alla ricerca di un appiglio, Chiara:

Domanda a Picasso: come è possibile la comunicazione dell’immagine a un qualsiasi osservatore se questa è frutto della visione relativa dell’artista rispetto all’oggetto? L’osservatore deve sentirsi necessitato a verificare il punto di vista dell’artista? O deve persistere nello smarrimento e inafferrabilità dell’oggetto? Perché trovo difficile la conoscenza attraverso la frammentazione se manca un’unità.

In modo simile Luca:

A Picasso: esiste un punto sintetico della realtà, qualcosa che la comprenda nella sua interezza e gli conferisca un senso non frammentario? E ancora sulla stessa linea si sbilancia Davide: Domanda per Cezanne. Essendo la pittura di Cezanne incentrata sull’essenzialità, una ricerca della verità nascosta dietro l’apparenza che supera la mera impressione e che si manifesta nella forma geometrica dell’intelletto, che ruolo potrebbe avere la “Bellezza”?

La nostalgia di Van Gogh

Andrea di quinta liceo classico rivive, commosso, la nostalgia di Van Gogh:

Van Gogh nella seconda “Notte stellata” del 1889 dipinge un cielo prima che sorga l’alba, con le ultime stelle notturne. Tutti gli elementi, dal cipresso in primo piano fino alla volta celeste e all’ alone di luce delle stelle, sono dipinti con una pennellata che esalta la forma rendendola curva e tondeggiante. Così egli risalta ed enfatizza la forma dei soggetti facendoli sembrare in movimento. Il cielo sembra davvero muoversi in un turbine e il cipresso sembra fatto di fiamme, e pure la linea morbida del colle ci accompagna lentamente verso il cielo. Tutto è in movimento, seppure siamo nel pacifico contesto notturno. Questo non compromette comunque l’aspetto realistico del paesaggio, rappresentato con uno sguardo attento ma allo stesso tempo filtrato dalla sensibilità dell’autore. Egli usa questa esaltazione delle forme per una resa espressiva; tutto appare come tormentato visto il continuo movimento delle forme, e così ci trasmette il suo stato emotivo tumultuoso. 

La ricerca di senso

E ancora Luca dello Scientifico allude alla ricerca di senso:

Nelle opere di Van Gogh è evidente una forte ricerca umana, una preponderante inquietudine. Questa sua intima domanda di senso che emerge nella così spiccata espressività pittorica, troverà mai un’ipotesi di risposta?

Prof. Antonia Chiesa

Liceo classico – Processo ad Amleto

Chi si sognerebbe mai un processo ad Amleto?

Leggere Amleto è un’esperienza emotivamente totalizzante, a qualsiasi età. Shakespeare ci costringe a riflettere, a dubitare, ad aspettare pazientemente. Il lettore tende generalmente ad identificarsi con le sofferenze del protagonista, giustificandone spesso anche le reazioni più feroci. In effetti, alla fine del III atto Amleto uccide brutalmente il consigliere del re Polonio, nascosto dietro una tenda, ma chi si sognerebbe mai di instaurare un procedimento penale nei suoi confronti?

Alle porte del Globe theatre di Londra si legge ancora l’insegna “all the world’s a stage”, così agli studenti della classe quarta del liceo classico è stato chiesto di calcare la scena del tribunale, per accusare o assumere la difesa del protagonista.

Di seguito riportiamo tre testi che senza dubbio avrebbero convinto qualsiasi giuria!

Hands up Hamlet! di Diego Raimondi

Hands up Hamlet! di Cecilia Rusmini 

Hands up Hamlet! di Lucia Rizza

Cosa succede in un’ora di lezione online?

Cosa succede in un’ora di lezione online? La preside del liceo classico ha partecipato a una lezione per classe e si è lasciata stupire dal fatto che “c’è una verità delle cose, e che nel conoscerla e nel parlarne diventiamo felici “ (G.K. Chesterton)

Liceo Classico – Rivivi il viaggio di Enea

Gli alunni della prima Liceo Classico hanno ripercorso il viaggio affrontato da Enea, da Troia fino alle sponde del Lazio. Con l’ausilio di una cartina interattiva, immagini e musiche sarà possibile solcare le acque del Mar Egeo e del Mar Mediterraneo, e seguire così la via tracciata dal fato per l’eroe e la sua stirpe.

Clicca qui per seguire Il Viaggio di Enea