Disponibile il video integrale dell’incontro su Vasilij Grossman

Siamo lieti di annunciare la pubblicazione del video integrale dell’incontro “Era rimasto ciò che era fin dalla nascita: un uomo” – Vasilij Grossman e il dramma del realismo, tenutosi lo scorso 8 aprile presso la nostra scuola.

Un’occasione intensa e partecipata per riscoprire, attraverso letture, testimonianze e riflessioni, la figura e l’opera dello scrittore cui è intitolata la nostra Fondazione.

La serata è stata realizzata in collaborazione con lo Study Center Vasily Grossman e ha visto la partecipazione di due autorevoli studiosi:

  • Maurizia Calusio, professore ordinario di Lingua e letteratura russa all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  • Giovanni Maddalena, professore ordinario di Storia della filosofia all’Università degli Studi del Molise

Ad arricchire l’incontro, le letture di alcuni brani da parte degli studenti della classe IIB del nostro Liceo scientifico, che hanno saputo restituire con profondità e partecipazione la voce di Grossman.

Durante l’evento è stata presentata la mostra “Vasilij Grossman. La forza dell’umano nell’uomo” che sarà esposta dal 22 al 27 agosto 2025 al Meeting di Rimini, promossa dalla nostra Fondazione insieme al Centro Studi Grossman.

Un progetto che nasce dal desiderio di condividere con un pubblico più ampio la straordinaria attualità del pensiero e della testimonianza di Grossman, autore che ha saputo raccontare con sguardo limpido e umano il dramma del Novecento e la forza della libertà interiore.

👉 Guarda il video completo dell’incontro

Pellegrinaggio giubilare verso la Pasqua

Sabato 29 marzo, nella Basilica di Sant’Ambrogio, studenti,  genitori e personale della scuola hanno condiviso un gesto di fede e contemplazione, inserito nel contesto dell’anno giubilare.
Attraverso testi e musiche, proposti da studenti liceali e docenti, il pellegrinaggio ha voluto rispondere a una domanda essenziale: cosa significa essere in attesa della luce? cosa significa davvero chiedere la salvezza?
 
All’inizio Ch. Baudelaire, con i versi tratti da Il viaggio, ha evocato il desiderio dell’uomo di andare oltre l’orizzonte visibile, alla ricerca di una verità più profonda. Sant’Ambrogio ha mostrato come l’attesa della Pasqua sia attesa di una salvezza che entra nel tempo e nella storia. Ratzinger, infine, ha richiamato la centralità della fede cristiana: non un insieme di norme, ma l’incontro con Cristo risorto, capace di dare senso alla vita.
 
Il cammino all’interno della Basilica è stato scandito dal canto, espressione di una tradizione che educa lo sguardo e la memoria. I testi scelti – da Awake, my soul a O frondens virga – hanno permesso di entrare con maggiore consapevolezza nel cuore del Mistero pasquale.
Le descrizioni dei luoghi della basilica nel cui contesto si sono svolte le tre tappe, quadriportico, portale, altare, hanno aiutato a rendersi consapevoli di essere parte di una storia ricca di significato che tuttora ci accompagna nel viaggio della speranza.
Nel raccoglimento e nella partecipazione di tutti si è reso evidente il significato autentico di un pellegrinaggio: un gesto che educa a riconoscere un’origine comune e una speranza condivisa.

Vasilij Grossman e il dramma del realismo – 8 aprile ore 18.00

Siamo lieti di invitarvi martedì 8 aprile alle ore 18.00 all’evento dedicato a Vasilij Grossman, dal titolo “Era rimasto ciò che era fin dalla nascita: un uomo” – Vasilij Grossman e il dramma del realismo.

Un’occasione speciale, realizzata in collaborazione con lo Study Center Vasily Grossman, per riscoprire il valore della testimonianza umana e culturale del grande scrittore cui è intitolata la nostra opera educativa.

Durante l’incontro verranno proposti brani scelti e letti dagli studenti di IIB del nostro Liceo scientifico, accompagnati da interventi di approfondimento a cura di due importanti studiosi:

  • Maurizia Calusio, professore ordinario di Lingua e letteratura russa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

  • Giovanni Maddalena, professore ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi del Molise (in collegamento)

L’incontro sarà inoltre un’occasione per presentare la mostra dedicata a Grossman, che sarà esposta a Rimini presso il Meeting per l’amicizia tra i popoli (22-27 agosto 2025), alla cui realizzazione collabora la nostra Fondazione.

Dove: Aula Magna della scuola
Quando: Martedì 8 aprile, ore 18.00
Diretta streaming: Zoom

La partecipazione è gratuita, ma è obbligatoria l’iscrizione:

  • Per partecipare in presenza 👉 [clicca QUI]
  • Per seguire la diretta streaming su Zoom 👉 [clicca QUI]

Vi aspettiamo numerosi!

Scarica la locandina

L’arte di educare: il valore educativo dell’arte nella formazione

Lunedì 18 novembre si è tenuta la serata inaugurale degli eventi culturali della Fondazione Grossman per l’anno scolastico 2024/2025. L’evento ha celebrato L’arte di educare, tema centrale di un percorso dedicato a esplorare il profondo legame tra educazione e arte.

La serata, aperta con un discorso del nostro rettore, ha sottolineato come l’arte e l’educazione condividano un fine comune: dar forma e rispondere alla promessa unica che ogni persona porta con sé. Ricordando il pensiero di Romano Guardini, il rettore ha evidenziato come educare significhi favorire il dialogo tra il sé interiore e il mondo, attraverso incontri significativi che arricchiscono e plasmano la realtà personale. Particolare enfasi è stata posta sul potere educativo dell’arte: essa invita a cominciare di nuovo, infonde speranza, e offre esperienze che intrecciano bellezza e contenuto, incoraggiando un’apertura al possibile senza imporre schemi predefiniti.

Un programma tra musica, memoria e spazi rinnovati

La serata ha incluso momenti di grande intensità:

  • la performance musicale: Oltre il desiderio, interpretata dalla nostra docente di musica, Angela Alesci, accompagnata dal pianista Gianpaolo Argentieri. Attraverso celebri arie operistiche, sono stati esplorati i temi universali di libertà e amore
  • la presentazione del progetto dedicato a Elisabetta Vayno: un omaggio a una “educatrice nascosta” che ha segnato la vita di molti. Gli studenti del liceo, insieme all’architetto Maria Ghislanzoni e al nostro responsabile della comunicazione, hanno realizzato uno studio di destinazione per un nuovo spazio polifunzionale e il primo episodio del podcast Educatori nascosti dedicato alla figura di Elisabetta Vayno
  • l’inaugurazione del nuovo spazio polifunzionale: il taglio del nastro e un brindisi hanno concluso la serata in un clima di festa e gratitudine

Questa iniziativa segna l’inizio di un ciclo di incontri pensati per coinvolgere genitori, docenti e studenti in un dialogo profondo sull’educazione come arte.

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Classico. Orestea in scena

Il 10 marzo 2023, presso il Teatro La Creta di Milano, gli studenti delle classi quarte del Liceo Classico della Fondazione Grossman hanno messo in scena l’Orestea di Eschilo.

L’evento ha rappresentato un momento significativo di crescita per i ragazzi coinvolti. Il lavoro preparatorio, svoltosi durante le ore curricolari e guidato dal regista Giovanni Spadaro Norella, ha dato l’opportunità agli studenti di esplorare in profondità il capolavoro di Eschilo. Il pubblico si è trovato di fronte a uno spettacolo sorprendente, fatto di momenti corali e punte solistiche. Il testo, che scava in profondità nell’abisso delle possibilità umane, porta a galla domande cruciali sulle conseguenze delle azioni e sul rapporto con il divino, attraverso tematiche che sono ancora attuali. Per citarne solo alcune: la guerra, la violenza, la giustizia.

Ogni ragazzo ha contribuito in modo personale alla realizzazione dello spettacolo. Sono emersi impegno, passione, talento e creatività. Tutto al servizio di un obiettivo comune.
La serata ha registrato un grande successo di pubblico, con il Teatro La Creta completamente esaurito.

Il nostro Liceo classico conferma così il suo impegno nell’offrire agli studenti non solo una proposta didattica di qualità, ma anche l’opportunità di costruire in prima persona un’esperienza artistica e culturale.

Un ringraziamento speciale va agli studenti, al regista e al corpo docente per aver reso possibile questo significativo evento teatrale.

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Chi sono io? Chi sei tu? – Dialogo sull’educazione affettiva

La Fondazione Grossman è lieta di invitarvi all’incontro “Chi sono io? Chi sei tu?” che si terrà mercoledì 31 gennaio alle ore 18.00 in presenza e in streaming sulla piattaforma Zoom. Il dottor Luca Luigi Ceriani, pedagogista e psicoterapeuta, affronterà il tema dell’educazione affettiva nella pre-adolescenza.

Sono particolarmente invitati a partecipare a questo appuntamento i genitori con figli nella fascia d’età dai 10 ai 14 anni, nel quale il relatore, consulente della nostra e di altre importanti scuole, condurrà il dialogo sull’importanza dell’educazione affettiva e sulla sua incidenza nella formazione dei giovani. Vi aspettiamo numerosi su Zoom, prenotazione obbligatoria (clicca qui).

«Quaderno FG» Educare al digitale: limite e libertà 

Sul sito della Fondazione è possibile scaricare il «Quaderno FG» Educare al digitale: limite e libertà che raccoglie il testo dell’incontro con Gabriele Di Marco psicologo e psicoterapeuta, socio fondatore del Progetto Pioneer. L’evento, dedicato a genitori e docenti della Scuola secondaria di I grado e dei Licei e svoltosi il 21 aprile, ha affrontato il tema sempre più centrale dell’impatto del digitale nel percorso educativo e di crescita dei nostri ragazzi.

Sempre sullo stesso argomento è possibile trovare anche la trascrizione dell’incontro Crescere ed educare nell’era digitale con Luca Luigi Ceriani, pedagogista e psicoterapeuta.

Inizio anno. Una viva esperienza di dialogo con la realtà

“Di fronte al mare, alla terra e al cielo e a tutte le cose che si muovono in esso,
io non sto impassibile, sono animato, mosso, commosso da quel che vedo,
e questa messa in moto è per una ricerca di qualcosa d’altro”.
(Luigi Giussani, Il senso religioso)

Questa è la frase che abbiamo scelto per il cartoncino di benvenuto, accompagnata da un’immagine evocativa tratta da un video girato a Nazaré, in Portogallo, che riprende una competizione di surf estremo. L’immagine è una bella metafora di come ha inizio un percorso di conoscenza: ci sono dei surfisti a mollo, in attesa dell’onda e quando l’onda gigante arriva, uno di loro si erge in piedi e inizia a cavalcarla. La sfida nasce nell’incontro tra l’evento, l’arrivo dell’onda, e l’attesa del surfista, che in pochi istanti decide se cavalcarla o rinunciare e attenderne un’altra.

Questa dinamica è per ciascuno di noi quotidiana: continuamente la realtà ci sfida con un evento, un incontro, una lieta novella o una catastrofe, un testo, un’opera, un problema, un invito, una musica… Sta a ciascuno di noi decidere se cavalcare l’onda o tergiversare. Non è infatti scontato che, all’accorgersi della chiamata della realtà, l’io si muova, dia l’abbrivio a un percorso di conoscenza. Si può decidere di rimanere indifferenti, per mancanza di energia, per distrazione, per superficialità, per paura. Oppure iniziare a dare del tu alla realtà, interrogarla e lasciarsi interrogare.

Auguriamo a studenti e docenti di fare quest’anno una viva esperienza di dialogo con la realtà, alla ricerca di ciò che di profondo porta con sé, del suo significato, del nesso che ogni cosa ha con l’io che la indaga e che parla con lei. Lasciate parlare le cose, interrogatele, insieme. Perché la ragione e la libertà di ciascuno hanno bisogno di amici per non intiepidirsi, impigrirsi, ritirarsi, rendendo l’io insensibile allo “squillo altissimo” delle cose e dunque impoverito nel cuore. Buon anno!

Concorso fotografico “Costruttori di pace”… and the winner is

Si è svolta questo pomeriggio la premiazione del concorso fotografico Costruttori di pace, proposto a tutte le componenti della Fondazione Grossman, suddivise in quattro categorie:

  • Alunni della Scuola primaria (classi quarta e quinta)
  • Studenti della Scuola secondaria di I grado
  • Studenti dei Licei
  • Adulti (genitori, nonni e personale)

Il concorso nasce dal desiderio di rispondere all’invito che l’Arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha rivolto alla nostra scuola in occasione della visita pastorale: rendere visibile la speranza.

Qui di seguito le fotografie vincenti selezionate dalla giuria composta da Jacopo Percivaldi, fotografo, Tommaso Montorfano, docente di lettere e poeta, e Silvio Ziliotto, presidente di IPSIA Milano e Delegato delle Acli Milanesi alle relazioni internazionali, con le motivazioni.

Primi classificati per categoria

Colonne di luce

di Elena Salvato (Alunni della Scuola primaria)
Ho fotografato il mio fratellino mentre solleva dei rotoli di carta provando a costruirsi una casetta. Mi piaceva particolarmente la luce che verso il tramonto lo illuminava e illuminava quei rotoli di carta che sembravano diventare quasi delle colonne di un tempio che è crollato e che ora viene costruito di nuovo!

Motivazione
Costruire spesso significa ri-costruire ciò che – per responsabilità o fatalità – sembrerebbe perduto. E la suggestione del tempio pare alludere alla costruzione di un’opera – la pace – che come il tempio è insieme umana e ben più che umana. Ma per costruire, e per ricostruire, occorre il tempo. Il soggetto della fotografia non è infatti un prodotto già compiuto, bensì un fatto che sta accadendo: gli elementi presenti ci introducono all’idea di qualcosa che si sta sviluppando, che sta avvenendo sotto i nostri occhi. C’è un prima e c’è un dopo, e tutto ciò ci rende in qualche modo partecipi alla scena. Il rotolo di carta tra le mani del fratellino di Elena forma una diagonale che porta lo sguardo a “continuare” questa costruzione, nella visione di una continuazione, dell’ambiente intorno, del volto del bambino, di tutto ciò che c’è senza che sia mostrato. La particolare efficacia è perciò nella scelta dell’inquadratura: ciò che non si vede, quello che è stato lasciato “fuori”, conferisce forza all’immagine; ciò che manca può accendere la nostra immaginazione, un pensiero, un ricordo, un interrogativo o una riflessione.

L’albero della vita

di Giovanni Jurkic (Studenti della Scuola secondaria di I grado)
Questo è l’unico albero che cresce nel deserto: anche dal deserto può nascere la vita, sembra impossibile, ma anche dalla situazione più difficile può nascere la pace.

Motivazione
L’albero in primo piano ci permette di vedere “oltre”. L’occhio arriva fino alla linea dell’orizzonte, per poi tornare in primo piano. Il dialogo visivo nella profondità di campo di questa immagine favorisce un percorso dello sguardo che fa abbracciare cielo e terra, e che trova il loro punto di unione proprio in questa pianta, traccia di qualcosa di presente, passato, di una storia, di un tempo. La composizione delle linee dominanti è rigida, in terzi, e dalla forma dell’albero emerge una perfetta diagonale. Tutto ciò ci porta in qualche modo a intuire che in questa immagine Giovanni ha visto, magari anche inconsapevolmente, qualcosa che ha voluto immortalare e condividere. Forse un modo per costruire la pace è proprio questo: rintracciare nel brullo e nell’arido i segni di una vita che cresce ostinata, e riconoscerli, e dotarli di una voce.

“No one is useless in this world who lightens the burdens of another” (Charles Dickens)

di Maria Castellanza (Studenti dei Licei)
Ho scattato questa foto presso il centro Cardinal Ferrari che offre supporto alle persone senza dimora, chiamati i “Carissimi”. Già questo piccolo soprannome mi ha molto colpito in quanto emerge come questi non vengano definiti soltanto per la loro condizione, ma piuttosto per la meraviglia che sono o, alle volte, nascondono. Di conseguenza ho notato la cura e l’attenzione con cui i volontari si rivolgevano loro, senza fermarsi al bisogno materiale di cibo o vestiti, ma ponendosi come un qualcuno con cui dialogare. I Carissimi fanno proprio tale atteggiamento, rendendolo esplicito anche l’uno verso l’altro, come in questa foto di Sandrina, donna solitaria e definita “lucida” da Goffredo, brasiliano accanto a lei, che si è subito affezionato a me, raccontandomi dell’aiuto ricevuto e del bene che tutti volevano a questa Sandrina tanto da mostrarmi tutto felice le foto del suo ottantesimo compleanno. Durante l’esperienza mi sono paragonata a Lee Jeffries, fotografo di strada di cui ho visto una mostra al Museo Diocesano, essendo entrata in rapporto con loro prima ancora di scattare la foto. Ho scelto questa storia perché a mio avviso basta un semplice sguardo d’affetto come questo per “aggiustare il mondo”.

Motivazione
Lo sfondo colorato alle spalle dei due soggetti fa capire che il gesto immortalato è avvenuto all’interno di un contesto, di un luogo, di un ambiente; ciò rende l’immagine interessante, concreta, accessibile. Non è soltanto nel grande scacchiere del mondo che si gioca la partita della pace, ma è anzitutto nella più quotidiana “scacchiera” di ogni stanza. Emerge una sorta di unità tra i due soggetti. Non è data soltanto dal gesto dell’uomo verso l’anziana donna, ma si sviluppa grazie alle due diagonali dell’inquadratura, che mettono in dialogo il volto e le mani di entrambi, reciprocamente, ponendoli sullo stesso piano, enfatizzando l’idea che un gesto umano è in grado di “sfondare” età e diversità. E non è nemmeno necessario interpretare correttamente lo specifico gesto dell’uno nei confronti dell’altra: è sufficiente, per l’intelligenza dell’immagine, accorgersi che costruire la pace può significare anche semplicemente “prendersi cura”.

Una luce nelle tenebre

di Giuliano Zanchetta (Adulti)
Ciascuno con la sua storia e le sue preoccupazioni, fedeli di varie confessioni accendono candele nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Motivazione
In questa immagine tutti i soggetti, sulle orme dei grandi fiamminghi e di De La Tour, sono fonte di luce, all’interno di un ambiente buio. Tutti uniti nella preghiera in un luogo controverso come la Basilica del Santo Sepolcro, nella città delle fedi e della Pace sempre anelata. L’occhio attento può provare a indagare l’origine di questa luce: nel tentativo di percorrere una strada ci sorprenderemo nel non aver trovato una interruzione di continuità tra le persone, le mani, le candele, i volti. Questa circolarità che cerca qualcosa di ignoto può donare consistenza alla fotografia Si può rilevare in questo senso un aspetto certamente originale che Giuliano ha colto: gli uomini sono quei viventi capaci di accogliere ciò che non sanno costruire, di custodire ciò che non sono in grado di generare.

Menzioni speciali

Genesi 9:16

di Romeo Leone

“L’arco dunque sarà nelle nuvole, e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque carne che è sulla terra”.

Motivazione
Tre piani paralleli qui si sovrappongono: il tavolo, le mani e il raggio di luce. Una costruzione che apre lo spazio all’idea di una profondità, di una complessità, ancora da comprendere; al contempo è una composizione essenziale, in cui l’inquadratura frontale, diretta e con pochi elementi, chiede di giungere a un punto di sintesi. La linea orizzontale formata dal raggio di luce e quella della giunta del legno su cui poggiano le mani creano un dialogo nascosto ma non secondario: l’impalpabile fugacità dell’una dà densità e stabilità all’altra, e insieme il duro legno è come vivificato dall’imprevisto fascio luminoso. Si innesta nello spettatore l’idea che l’effimero possa consentire di riscoprire la ricchezza di ciò che c’è, e che forse, spesso, è dato per scontato. Come suggerisce Romeo nella descrizione, l’iride è tra i primi e più celebri simboli della pace. Ma nell’alleanza tra cielo e terra, che ruolo riveste l’azione dell’uomo? A che cosa servono, in questo gioco di piani paralleli, le mani aperte di ciascuno?

L’arredatore di giardini

di Lucia Spezzibottiani
Questa foto non è delle migliori mai scattate per quanto riguarda la tecnica o la composizione. Neanche l’inquadratura è particolarmente suggestiva; mentre andavo a casa dei miei nonni, che abitano nel palazzo sullo sfondo, sono riuscita a realizzare questo unico scatto. Ho scelto di usare il bianco e nero non solo per far risaltare il viso chinato di Giovanni, ma anche per poter lasciare che soltanto un oggetto fosse colorato: il fiore rosso. Rosso come il cappotto della celebre bambina del film Schindler’s List, simbolo di speranza e di pace.

Motivazione
Le grate sullo sfondo, la loro rigida ripetitività, accentuano l’aspetto evocativo e generativo di ciò che avviene in primo piano, quasi a farci sentire necessario quello che sta facendo il signor Giovanni. Le linee orizzontali formate dal marciapiede, dal muretto, dalla grate, fanno risaltare la verticalità dell’uomo, ripresa anche dagli alberi alle sue spalle, favorendo questa impressione di qualcosa che spezza uno schematismo, irrompe dentro un rigore, dando un nuovo respiro. La scelta di lasciare il colore rosso sul fiore centrale riporta inevitabilmente a quello che Lucia vuole comunicarci, portando la nostra attenzione su ciò che il lavoro dell’uomo può essere in grado di generare.

Be kind, everyone you meet is fighting a hard battle” (Ian MacLaren)

di Riccardo Castellanza
Sono stato con mia figlia al Cardinal Ferrari dove vengono accolte le persone in difficoltà. In questa foto è ritratto uno di loro mentre gioca a carte con un volontario che continuava a vincere. Nonostante ciò, l’altro non si è mai arreso, sfidandolo più volte alla rivincita e quindi a continuare il gioco, mostrando che per lui la cosa importante non era tanto la vittoria ma il fatto che questo volontario fosse lì per lui e gli dedicasse il suo tempo. Perciò l’amore di quest’ultimo fa sentire l’ospite in pace pur in una vita travagliata, rappresentata qui dalla sconfitta a carte.

Motivazione
La composizione sorvegliata ed equilibrata di questa immagine rivela la sua efficacia per lo più grazie all’inquadratura. Il punto di vista, abbassato per mostrare la rosa delle carte, dà origine a una sorta di soggettiva che gioca a creare nello spettatore l’immedesimazione con uno dei protagonisti. Quasi come se le mani e le carte dell’anonimo volontario fossero quelle di chi guarda. Ognuno di noi – sembra suggerirci Riccardo – è chiamato a impegnarsi in una instancabile partita con la vita di chi manifesta il bisogno di una pace.

Secondaria. Iliade, i volti dell’umano

Quest’anno il percorso didattico sull’Iliade ha visto i ragazzi delle classi seconde della Scuola secondaria di I grado implicati in un laboratorio teatrale volto a favorire l’immedesimazione con il testo letterario.

Il lavoro, guidato dal regista Giovanni Spadaro Norella, si è aperto con alcune lezioni introduttive al gioco teatrale, finalizzate alla consapevolezza di sé e del proprio corpo. Si è poi passati alle prove vere e proprie e al montaggio delle scene. Le classi hanno partecipato con grande entusiasmo e vivacità al lavoro e alcuni alunni hanno contribuito alla scrittura del copione.

Dai dieci incontri del progetto è nata una performance itinerante: il pubblico, guidato dagli studenti, è entrato nella storia incontrando i volti degli eroi achei e troiani!

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