Licei. Rivivi lo spettacolo de Il Ventaglio

Ad accogliere lo spettatore all’ingresso a teatro i sorrisi e gli sguardi sicuri degli attori a passeggio nel foyer, già entrati nei loro personaggi, in attesa dell’inizio della commedia Il Ventaglio di Carlo Goldoni.

Poi si sono spente le luci. L’attesa. Lunghi mesi di lavoro si giocano in una serata. Così è iniziata la rocambolesca catena di intrighi, litigi, scazzottate e innamoramenti, alla rincorsa di un fantomatico ventaglio, pegno d’amore per Candida (o forse per Giannina…?).

I nostri attori sono stati in grado di farci ridere. Per un’ora. Chi con una battuta, chi con lo sguardo, chi con il silenzio. Il corpo e la mente di ciascuno al servizio di un solo scopo comune.

E alcuni di loro si sono mostrati diversi da come li abbiamo conosciuti fino ad ora: il lavoro su un personaggio, su una situazione, su un dialogo, di certo faticoso e lungo, ha permesso a una nuova parte di loro di emergere, tramite la lingua antica di Goldoni.

E noi, che li guardavamo, certamente siamo usciti più leggeri, non solo per le risate, ma perché abbiamo riconosciuto in loro e nei loro personaggi qualcosa di umano che appartiene anche a noi.

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Educare alla responsabilità. Guarda il video

Nato con il desiderio di approfondire quanto emerso nel dialogo di inizio anno con Silvio Cattarina, Tu credi al cuore umano?, l’incontro Educare alla responsabilità con Matteo Severgnini, direttore dell’High school Luigi Giussani di Kampala in Uganda, ha spalancato ancora di più l’orizzonte della meravigliosa avventura educativa a cui siamo chiamati, insieme, ognuno con il suo compito particolare: solo l’esperienza di uno sguardo d’amore sentito su di sé può muovere e far muovere. Un amore non sentimentale, uno sguardo che nasce dal giudizio che ognuno di noi è un valore infinito.

Nella testimonianza di una realtà anche drammatica, Nelson, Ronaldo, John Bosco popolano la narrazione di un oratore che non si smetterebbe mai di ascoltare perché racconta di una vita vera, vissuta d’un fiato, tesa a rispondere a quanto accade. E tra aneddoti che commuovono e altri che strappano qualche sorriso, quella che potrebbe sembrare la descrizione di una realtà lontana dalla nostra riverbera in realtà lo stesso grido, la stessa mossa del cuore, lo stesso desiderio nostro e dei nostri ragazzi.

Per chi volesse approfondire:

Libro Tu sei un valore. Le donne di Rose A cura di Matteo Severgnini, Mónica Fontana Abad
Avsi Luigi Giussani High School di Kampala. Sostenere una scuola nello slum

 

 

Spettacolo teatrale L’Ira di Achille – 24 maggio ore 21

Martedì 24 maggio alle ore 21 presso il Teatro La Creta, via Allodola 5 a Milano, gli studenti della scuola secondaria mettono in scena L’ira di Achille. Lo spettacolo, frutto del corso di teatro proposto dalla scuola agli studenti, è tratto dall’Iliade di Omero e dall’Iliade di Alessandro Baricco con un adattamento realizzato da Gianluca Dario Rota e dalla regista, Sara Gallotti.
Lo spettacolo segue il tema principale del poema alternando scene corali e dialoghi. Nelle scene emergono il dolore davanti alla perdita di un amico, di un marito o di un figlio, la lotta per difendere la propria città, il desiderio di gloria e di vendetta e, infine, la pietà davanti al dolore di un altro.
Sinossi:

Sono nove anni che gli Achei assediano la città di Troia per vendicare il torto subito da Menelao, dopo che Paride, figlio di Priamo, principe di Troia, ha sedotto e rapito Elena, la bellissima moglie del condottiero spartano. La vicenda si svolge nel decimo anno di guerra, quando si scatena l’aspra contesa tra Agamennone e Achille che porta quest’ultimo a ritirarsi dalla guerra per difendere il proprio onore.

Per poter partecipare alla rappresentazione è necessario iscriversi cliccando QUI, fino a esaurimento posti.

Spettacolo teatrale Il Ventaglio – 12 maggio ore 20.30

Gli studenti dei licei, giovedì 12 maggio ore 20.30 presso il Cine Teatro La Creta (via dell’Allodola 5 Milano), mettono in scena Il Ventaglio di Carlo Goldoni. Lo spettacolo è frutto del corso di teatro proposto dalla scuola agli studenti e guidato dal regista Giovanni Spadaro.
Il Ventaglio è una delle più celebri commedie del commediografo veneziano e che ebbe larga fortuna sui palcoscenici delle compagnie teatrali italiane. L’opera fu scritta a Parigi nel novembre del 1764 e messa in scena, con successo, nel Teatro San Luca di Venezia verso la fine del Carnevale del 1765, a febbraio.
Sinossi
Ci troviamo nella vivace piazza di un villaggio del Milanese; dopo aver rotto accidentalmente il ventaglio della sua amata Candida, il giovane Evaristo ne compra in segreto uno nuovo e lo affida a Giannina, contadina e confidente di Candida, affinché lo porti in dono alla ragazza, senza incorrere nello sguardo protettivo della zia Geltruda. A causa di un pettegolezzo, la missione risulta essere più ardua del previsto; tutto il villaggio viene coinvolto, creando fraintendimenti che troveranno scioglimento soltanto alla fine della commedia.

Per poter partecipare alla rappresentazione è necessario iscriversi cliccando QUI, fino a esaurimento posti.

Vi aspettiamo numerosi!

Locandina

Incontro al testo “Tutto scorre” di Vasilij Grossman

A conclusione del laboratorio che ha coinvolto le classi quinte liceo sulla figura dello scrittore Vasilij Grossman, iniziato in ottobre, una quindicina di studenti ha messo in scena un capitolo del romanzo Tutto scorre, colpiti e interrogati dalle parole dello scrittore. La drammatizzazione ha ben mostrato come le scelte e le varianti dell’autore nelle diverse stesure fossero volte ad approfondire la sua ricerca di ciò che è propriamente umano nell’uomo.

La professoressa Maurizia Calusio, docente di lingua e letteratura russa dell’Università Cattolica, che ha progettato il laboratorio con la prof. Anna Krasnikova e i docenti di lettere, ha poi introdotto il testo, proponendo le principali linee interpretative, contestualizzandolo nella società sovietica e attualizzandolo. Spunti utilissimi anche per comprendere le ragioni del conflitto in svolgimento tra Russia e Ucraina.

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Via Crucis 2022

Un popolo in cammino dietro alla croce per le vie del nostro quartiere affinché il Mistero trovi spazio dentro il nostro cuore, certi e grati di avere incontrato ciò per cui vale la pena vivere, in tutte le circostanze che la realtà pone.

Questo il significato della Via Crucis organizzata della Fondazione Grossman che si è sviluppata per le vie del nostro quartiere. Quattro sono state le stazioni lungo il cammino in luoghi centrali per la vita della scuola.

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Classico. Le Baccanti in scena

Un primo spettacolo rinviato, giovedì la vittoria del Festival Thauma fino ad arrivare all’applauso assordante al termine dell’evento di sabato presso il Teatro La Creta. Questa, in sintesi, la conclusione del lavoro fatto dai nostri studenti di quarta del liceo classico sul testo Le Baccanti di Euripide.

Una rappresentazione intensa con la quale i ragazzi hanno dato prova di capacità di immedesimazione e coralità coinvolgendo il pubblico in un testo antico ma di grande attualità. Questi ultimi intensissimi tre giorni sono stati il culmine di un laboratorio, parte integrante del percorso di letteratura greca, organizzato insieme al registra Giovanni Spadaro

Il testo scelto Le Baccanti è l’ultima grande tragedia scritta da Euripide che gli valse la vittoria post mortem Nel concorso tragico delle Grandi Dionisie di Atene, quando venne messa in scena per la prima volta, nel 403 a.C.

Due gli spettacoli messi in scena dagli studenti del quarto anno, il primo giovedì 31 marzo in occasione del Festival Thauma – Teatro Antico In Scena per le scuole superiori organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano presso il Teatro PIME. Il secondo sabato 2 aprile presso un Teatro La Creta tutto esaurito da un pubblico misto tra famiglie, studenti e appassionati di teatro.

Perché la tragedia Le Baccanti di Euripide?

Nell’affrontare la tragedia di Euripide – ha spiegato Francesco Mauro, preside del liceo classico – ci siamo concentrati sul tema del doppio. Dioniso, dio e uomo, agisce per affermare il suo potere; suo doppio in questo è Penteo. Pur volendo l’opposto, questi due personaggi si assomigliano moltissimo: Dioniso è freddo calcolatore e impaziente carnefice, Penteo retto soldato e giovane irrequieto; entrambi peccano di ὕβρις, ma lo scontro è impari e conduce Penteo alla morte e Dioniso alla vittoria.

Una duplicità che si manifesta anche nei tre “travestimenti” presenti nella tragedia. Dioniso, dio, assume aspetto mortale, ma continua ad avere essenza divina, tanto che nel suo elegante abito nero risulta sempre inafferrabile. Cadmo e Tiresia, che rappresentano rispettivamente l’autorità politica e religiosa, si presentano in veste di baccanti; se da un lato suscitano il riso, in un attimo possono cambiare faccia dispensando con serietà i consigli che si addicono alla loro età e al loro ruolo. Penteo, completamente passivo, che viene spogliato dei suoi abiti eccentrici dalle baccanti e vestito come grottesca vittima sacrificale.

Nella tragedia di Euripide – prosegue il preside Mauro – i cori di baccanti sono due: nel nostro adattamento questa divisione rimane nell’alternanza di toni del coro; ora più evocativo, ora più aggressivo. Man mano che la vicenda avanza verso la sua inevitabile conclusione tragica le baccanti sostituiscono al testo parlato movimento e canto: di fronte a quello che accade non servono più parole. Anche le musiche, prima più ritmate e frenetiche si fanno più meditative e chiedono silenzio.

L’apice di queste continue ambiguità si trova nell’ingresso di Agave, trasportata da un corteo che risulta essere allo stesso tempo trionfale e funebre. Sempre presente in scena, in posizione centrale, un cerchio (la stele di Semele), punto di contatto tra divino e umano.

Come la rappresentazione teatrale può diventare didattica?

Lo spettacolo è frutto di un percorso che ha avuto diversi step di lavoro. Il primo è stato la lettura personale, dalla quale è emerso un tentativo di interpretazione del testo. Da una parte si è sottolineato il tentativo fallimentare di Penteo di affermare razionalmente un ordine secondo categorie umane, che viene schiacciato dall’irrompere della potenza divina nella vita; dall’altra parte si è notato come il divino si mostri con una violenza quasi incomprensibile per l’uomo, il quale non accetta di dare l’assenso a qualcosa che appare come ingiusto e filosoficamente “non pensabile”.

Per come descrive la tensione tra istanze umane e concezione del divino in Grecia Baccanti ci è sembrata esemplare per comprendere la tragedia greca nel suo complesso. Riteniamo che la conoscenza di tale argomento possa passare meglio attraverso una didattica esperienziale volta a vivere il testo tramite la recitazione e non semplicemente attraverso uno studio tradizionale e, per forza di cose, più distaccato.

 Step successivi sono stati le discussioni, gli esercizi preparatori, l’assegnazione dei ruoli che hanno occupato quattro lezioni di due ore ciascuna con cadenza settimanale. In seguito, è cominciata una settimana intensiva di laboratorio, durante la quale è stata sospesa la normale frequenza delle lezioni. Agli studenti è stato chiesto un impegno quotidiano che oltrepassava gli orari prettamente scolastici. Durante il lavoro i ragazzi si sono affidati completamente e si sono esposti e messi in gioco pienamente senza dire di no a nessuna proposta, dalla recitazione al canto, fino alla preparazione delle scenografie e dei costumi.

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Frammenti. Concorso fotografico

Frammenti, questo il titolo individuato per la terza edizione del concorso fotografico ideato da Fondazione Grossman e rivolto agli studenti del terzo anno delle scuole medie di tutta Italia.

La scelta di rilanciare l’iniziativa ha lo scopo di sfidare ancora una volta i nostri ragazzi a raccontare il mondo che vivono e vedono attraverso uno scatto.

Il tema di quest’anno prende ispirazione da una frase di Flannery O’Connor:

Più a lungo guardate un oggetto e più mondo ci vedrete dentro.

 

L’invito agli studenti è quello a realizzare una fotografia in cui emerga un frammento di visione che riveli, attraverso la sua incompletezza, la vita nella sua grandezza e vastità.

Per approfondire il tema del concorso si consiglia di guardare, anche con i propri studenti, il video realizzato dal fotografo Andrea Ulivi, giudice del concorso.

Per scaricare la locandina con regolamento e modalità di partecipazione clicca QUI

 

 

Preghiamo perché siamo realisti

«Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno». Seguendo questo invito di Papa Francesco, studenti, docenti e dipendenti delle nostre scuole sono scesi in cortile per un momento di preghiera comune per la pace. Qui di seguito potete leggere l’introduzione a questo gesto del nostro rettore, Raffaela Paggi.

 

Ci troviamo oggi tutti insieme, qualunque sia il nostro attuale sentimento o giudizio sulla guerra in Ucraina, qualunque sia la nostra fede, appartenenza religiosa, o la nostra posizione rispetto a Dio, magari incredula o ancora in ricerca, per prendere innanzitutto consapevolezza del dramma che ha colpito un popolo a noi vicino e che non può lasciarci indifferenti. Piccoli e grandi, ci riuniamo non tanto e non solo perché temiamo le conseguenze nefaste che potrebbe avere anche per noi tale conflitto, perché la nostra scuola è intitolata a Vassilij Grossman, di origine ucraina, perché ne parlano i giornali, ma in primis perché vogliamo educarci a prendere in seria considerazione ciò che pertiene l’uomo: Homo sum, humani nihil a me alienum puto (sono uomo e nulla di ciò che è umano reputo estraneo a me) scrisse l’autore latino Terenzio.

Per prima cosa vogliamo immedesimarci nella gente che sta soffrendo, sotto attacco, in fuga, nello spavento e nel terrore. Solo così, e non facendo analisi (che pur chi di dovere è tenuto a fare) su chi ha torto o ragione, sulle strategie politiche e belliche, possiamo capire che la guerra è sempre un male, come scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti:

Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, […] alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace.

Alcuni studenti del liceo si sono sorpresi, cantando O cor soave, della profonda corrispondenza tra le sofferenze di Cristo sulla croce, ingiustamente condannato, e di chi ingiustamente, senza colpa, sta soffrendo nel corpo e nello spirito per la guerra. Ascoltiamo il coro.

O cor soave, cor del mio Signore,
ferito gravemente, non da coltel pungente,
ma da lo stral che fabbricò l’amore,
che fabbricò l’amore.

O cor soave, quand’io ti rimiro
post’in tant’agonia, manca l’anima mia,
né voce s’ode più, né mai sospiro,
né più né mai sospiro.

Nei dialoghi, nelle discussioni, negli incontri cui spesso assistiamo in questi giorni, serpeggia un’idea distorta di storia da cui non dobbiamo lasciarci fuorviare. Spesso sentiamo esperti sostenere che siccome nel passato le cose sono andate in un certo modo, è inevitabile che ora si ripetano le stesse scelte, le stesse azioni, le stesse conseguenze. Non è così! Ci sono infiniti esempi nel passato in cui la decisione libera e coraggiosa di un singolo uomo ha cambiato il corso della storia: fateveli raccontare dai vostri docenti di storia!

Scrive Hannah Arendt, filosofa e politologa ebrea, che ci ha lasciato parole insuperate per interpretare il nazismo e in generale i totalitarismi: 

Il nuovo si verifica sempre contro la tendenza prevalente delle leggi statistiche e della loro probabilità […]; il nuovo quindi appare sempre alla stregua del miracolo. Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa si nuovo nella sua unicità.

E ancora

Diversamente dalla vendetta, […] che può essere prevista e anche calcolata, l’atto del perdonare non può mai essere previsto; è la sola reazione che agisca in maniera inaspettata. […] Perdonare, in altre parole, è la sola reazione che non si limita a reagire, ma agisce in maniera nuova e inaspettata.

L’esperienza che ci fa vedere un miracolo in ogni evento non è arbitraria né artificiosa, anzi è naturalissima, nella vita di tutti i giorni.

[…] Non è per nulla superstizioso, anzi è realistico cercare quel che non si può prevedere.

Preghiamo insieme perché siamo realisti!

E come ci ha proposto l’Arcivescovo Mario Delpini diciamo una decina del Santo rosario affinché il Signore operi il miracolo della fine del conflitto, toccando i cuori di chi ha grandi responsabilità su tanti uomini. Inizia il coro con il canto Tatăl nostru, il Padre nostro della liturgia ortodossa rumena.

E noi? Come possiamo essere utili al mondo in questa circostanza? Qual è la nostra responsabilità? In un recente incontro l’arcivescovo metropolita di Mosca, Mons. Pezzi, ci ha indicato una strada: oltre a invitarci alla preghiera, che trasforma l’angoscia in affidamento, non come ultima possibilità, ma come principio di ogni azione, ci ha suggerito di allenare la nostra capacità di riconoscere le ‘fiammelle’ di bene che illuminano le tenebre. La notte è buia, ma una piccola fiamma può fare una luce infinita. 

Aiutiamoci dunque vicendevolmente a cogliere nelle nostre giornate, nelle nostre azioni e amicizie, nei fatti che accadono, nei nostri studi, quei punti di luce, cioè di verità, bellezza, giustizia, bontà, che ci educano e ci rendono nel tempo uomini liberi, coraggiosi, capaci di amare e di perdonare.

Ascoltiamo, prima di ritornare alle nostre lezioni e al nostro lavoro, un brano del compositore russo Čajkovskij tratta dal balletto Il lago dei cigni, la cui vicenda simboleggia la lotta tra il bene e il male, nella certezza che il male e l’odio non hanno mai l’ultima parola.

Escursioni geobotaniche per scoprire le bellezze del territorio

Due escursioni geobotaniche per scoprire bellezze e unicità del nostro territorio guidati da Duccio Tampucci, professore di scienze naturali della Fondazione Grossman e Guida AIGAE. Le due uscite, di cui potete leggere una breve presentazione qui sotto, sono aperte a tutti senza limiti di età, tuttavia, si ritiene che il tipo di attività sia meno adatta ai bambini di età inferiore a 8 anni. I minorenni devono essere sempre e comunque accompagnati da almeno un adulto.

Dove regnano le querce: le ultime foreste di pianura

  • Data: sabato 30.04.2022
  • Luogo: Parco del Ticino (Magenta, MI)
  • Durata: circa 5 ore
  • Prezzo: 20,00 €

Come si presentava la Pianura Padana prima dell’avvento dell’uomo? Per scoprirlo andremo a esplorare quei pochi lembi del territorio padano in cui le ultime foreste di pianura regnano ancora incontrastate: ambienti nel cuore del Parco del Ticino, dove querce, carpini, salici e pioppi sono ancora i padroni di casa.

Primavera prealpina est: la vegetazione dei rilievi calcarei

  • Data: domenica 15.05.2022
  • Luogo: Val Ravella (Canzo, CO)
  • Durata: circa 8 ore
  • Prezzo: 20,00 €

La Val Ravella, adagiata tra i Corni di Canzo e il Sasso Malascarpa, è uno dei luoghi in cui è possibile contemplare l’esplosione di biodiversità vegetale rappresentata dalle foreste di latifoglie decidue delle Prealpi calcaree e dal loro variopinto sottobosco. Insieme andremo alla scoperta di alberi monumentali e fiori endemici per conoscere un patrimonio naturalistico di inestimabile valore.

 

Scarica il volantino di presentazione con tutte le informazioni tecniche e le modalità di prenotazione (Clicca QUI)