Un nuovo cammino ha inizio

Il primo giorno di scuola, come ogni inizio, ha in sé una promessa di bene. Nelle scuole della Fondazione Grossman, abbiamo scelto di iniziare insieme, con un momento dedicato a ogni livello scolastico, alla presenza del rettore Raffaela Paggi e di direttori e presidi di ciascun livello.

Un’occasione preziosa per accogliere gli studenti delle classi prime e le loro famiglie, per ritrovarsi, per guardarsi negli occhi e riconoscere che ogni percorso educativo è un cammino condiviso.

Nel suo intervento di saluto, il rettore ha invitato tutti – studenti, docenti, famiglie – ad avere il coraggio di desiderare il bene e di costruirlo, ricordando che questo è possibile solo insieme agli altri.

Per rendere concreto questo messaggio, è stata consegnata a ogni studente una cartolina con l’immagine della costruzione di una scuola in Burkina Faso, progettata dall’architetto Francis Kéré e realizzata grazie alla collaborazione di tutta la comunità locale in una sorta di architettura partecipata. Sul retro, una frase di Sant’Agostino:

“Sono tempi cattivi, tempi penosi!” si dice. Ma cerchiamo di vivere bene e i tempi saranno buoni. I tempi siamo noi; come siamo noi così sono i tempi.

Buon inizio a tutti: ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie e ai docenti. Che sia un anno ricco di conoscenza e di costruzione partecipata.

 

 

Collegio plenario. Lavoro, comunità e costruzione dell’opera

Il collegio plenario della Fondazione si è aperto con una frase tratta dal libro “L’io, il potere e le opere” di Luigi Giussani, citata dal rettore per introdurre il tema dell’anno “I tempi siamo noi“: «Questa è l’origine dell’opera: il tentativo di rispondere sistematicamente a un bisogno che urge la propria vita nell’ora, nella giornata […] Da soli nessun bisogno può essere affrontato con quella sistematicità che l’organicità della nostra vita esige».  Un tema che invita ad approfondire il cruciale rapporto tra il compito personale e la sua realizzazione all’interno della comunità, per la costruzione dell’opera educativa.

La prima parte della mattinata ha immerso i presenti nel testo teatrale “Il Tagliapietre” di Cormac McCarthy, grazie a una introduzione della professoressa Muzio e alla lettura drammatizzata dei passaggi più significativi del testo da parte di alcuni docenti. La riflessione ha preso avvio dalla frase di Ben, protagonista dell’opera: “So solo che vedo naufragi da tutte e parti e sono determinato a non naufragare” e si è incentrata sul lavoro inteso come vocazione e obbedienza alla natura della realtà, per perfezionare l’opera del Creatore. Il sogno del giorno del giudizio narrato dal protagonista, in cui spicca la domanda: “Dove sono gli altri?“, ha sottolineato che “non possiamo salvarci a meno di salvarci tutti“.

Questa consapevolezza ha trovato un’eco visiva nella cartolina realizzata per l’inizio anno dove troviamo l’immagine della scuola di Gando in Burkina Faso, un esempio eloquente di architettura partecipata spiegata dalla professoressa Chiesa, e la frase di Sant’Agostino, “Sono tempi cattivi, tempi penosi!” si dice. Ma cerchiamo di vivere bene e i tempi saranno buoni. I tempi siamo noi; come siamo noi così sono i tempi“.

Nella seconda parte del collegio, la Fondazione ha avuto l’onore di ospitare Alberto Busnelli, ex direttore del personale in multinazionali e già fondatore e presidente del CDA della Fondazione Mandelli Rodari. Il suo intervento ha arricchito il dibattito su lavoro, società e benessere, mettendo in luce concetti fondamentali, quali:

  • La gratuità presentata come il segreto del lavoro, che nasce dalla gratitudine e si esprime in eccellenza,  cioè eccedenza della risposta rispetto al bisogno cui il lavoro fa fronte.
  • La fecondità che scaturisce dall’incontro tra lo scopo dell’organizzazione e il compito personale, che si caratterizza per essere una vocazione e non un semplice ruolo.
  • L’importanza delle soft skills (amicalità, capacità di imparare, coscienziosità…) per affrontare la crescente complessità e l’accelerazione del cambiamento imposto dai tempi, che vanno coltivate accanto alle competenze e alle conoscenze professionali.

L’incontro si è concluso con un accorato richiamo alla corresponsabilità di tutto il personale, didattico e amministrativo, nel perseguire l’unico scopo che anima la scuola: “l’educazione dei ragazzi a un modo aperto di usare la ragione, a un modo pienamente umano di essere liberi”.