Mercoledì 4 febbraio la Fondazione Grossman ha inaugurato la prima edizione del Premio letterario Alatáriel, un’occasione pensata per accompagnare gli studenti di prima media all’interno del loro primo vero incontro con un classico moderno: Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien.
Il concorso nasce dal desiderio di un genitore, il sig. Albanese, di ricordare la moglie Lucia attraverso un gesto semplice e carico di significato, accolto con entusiasmo dalla Fondazione. Nel saluto iniziale il rettore ha ricordato come ogni studente, entrando alla Grossman, scopra di appartenere a una comunità più grande della propria classe: una comunità nella quale ciò che succede a uno succede a tutti. Il Premio Alatariel è nato proprio dentro questa dimensione condivisa e ha saputo esprimerla lungo tutta la serata.
Perché leggere Tolkien oggi
Paolo Nardi, studioso e commentatore dell’opera di Tolkien, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Studi Tolkeniani, ha incontrato al mattino gli studenti delle classi prime medie, che hanno potuto dialogare con lui a proposito de Lo hobbit. Alla sera ha introdotto la cerimonia di premiazione offrendo una lezione sull’attualità di questo romanzo fantasy: Bilbo Baggins e gli hobbit, pur immersi in una terra ricca di magia e leggende, sono personaggi profondamente a noi famigliari: piccoli, abitudinari, apparentemente insignificanti, eppure capaci — quando decidono di rispondere a una chiamata — di compiere gesti che cambiano la storia.
Bilbo non è un eroe per indole, ma lo diventa perché sa dire sì a Gandalf che lo invita a un’avventura sconfinata. È questo sì, fragile e coraggioso insieme, che lo mette in cammino e lo fa crescere. Una dinamica che risuona con particolare forza nel percorso dei ragazzi che, proprio come Bilbo, stanno lasciando l’infanzia per entrare in una nuova età caratterizzata dalla scoperta e dalla responsabilità.
Il racconto di Nardi ha restituito al pubblico di adulti e ragazzi tutta la ricchezza educativa di Tolkien: la letteratura come proposta che apre, provoca, accompagna; come invito a uscire dalla porta di casa, a guardare il mondo, a capire meglio sé stessi.
Scrivere, disegnare, immedesimarsi
Il concorso ha coinvolto circa cento studenti delle classi prime, chiamati a mettersi nei panni di Bilbo scrivendo una pagina del suo diario e illustrandola con un’immagine originale.
Il risultato è stato sorprendente per varietà, cura e creatività. Molti ragazzi hanno invecchiato la carta, tracciato capilettera medievali, sperimentato calligrafie; altri hanno scelto forme più moderne, creando fumetti, scene dinamiche, interpretazioni personali degli episodi del romanzo.
La giuria — composta dai docenti di lettere della scuola secondaria insieme alla rettrice e ai presidi dei licei — ha valutato attentamente ogni lavoro, riconoscendo la profondità dell’impegno degli studenti e la qualità dei risultati. La scelta non è stata semplice, ma ha permesso di individuare gli elaborati più significativi all’interno delle tre categorie previste.
I vincitori della prima edizione
Miglior Disegno
- Vittoria Urzì (1A)
- Victoria Federzoni (1A)
- Gaia Marvulli (1B)
Miglior Testo di immedesimazione
- Federico Catalano (1C)
- Mattia Marinini (1A)
- Riccardo Maggesi (1D)
Miglior Lavoro Complessivo (“combo”)
- Riccardo Ponti (1B)
- Angela Sfara (1C)
- Aiden Negi (1B)
Uno sguardo al futuro
La serata si è conclusa nella gioia degli studenti premiati e in un clima di viva gratitudine. Dalle domande spontanee nate durante l’incontro del mattino è emersa anche l’idea per il tema della prossima edizione: La storia di Belladonna Tuc, madre di Bilbo, figura citata appena nel romanzo ma fondamentale per comprendere l’origine del suo carattere avventuroso.
Il Premio Alatáriel, alla sua prima edizione, ha mostrato quanto la lettura possa ancora essere un luogo formativo, capace di parlare alla vita dei ragazzi e di generare percorsi condivisi.
E, proprio come Bilbo, anche i nostri studenti hanno iniziato un viaggio che li porterà a scoprire sempre più chi sono e chi possono diventare.