Perché vale la pena insegnare?

Perché vale la pena insegnare? E perché costruire insieme una scuola libera? Il nuovo anno scolastico si è aperto con un momento di lavoro e di festa che ha riunito tutto il personale della Fondazione per riconquistare il significato del proprio impegno: “solo chi ha vissuto l’avventura dello spalancarsi dell’orizzonte di senso nel tentativo di conoscere un qualunque contenuto disciplinare, può essersi formato una almeno vaga idea della bellezza dell’insegnamento. Perché l’insegnamento è ricerca di senso, ed è al contempo amicizia”.

L’incontro con il rettore e un consigliere di amministrazione è stato seguito da una jazz session: un quartetto di musicisti si è lasciato interpellare dal testo di P. Florenskij “Lezione e lectio” mettendo a confronto la natura della lezione con il jazz. Imprevedibili entrambi come la vita.

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Concorso fotografico “Costruttori di pace”… and the winner is

Si è svolta questo pomeriggio la premiazione del concorso fotografico Costruttori di pace, proposto a tutte le componenti della Fondazione Grossman, suddivise in quattro categorie:

  • Alunni della Scuola primaria (classi quarta e quinta)
  • Studenti della Scuola secondaria di I grado
  • Studenti dei Licei
  • Adulti (genitori, nonni e personale)

Il concorso nasce dal desiderio di rispondere all’invito che l’Arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha rivolto alla nostra scuola in occasione della visita pastorale: rendere visibile la speranza.

Qui di seguito le fotografie vincenti selezionate dalla giuria composta da Jacopo Percivaldi, fotografo, Tommaso Montorfano, docente di lettere e poeta, e Silvio Ziliotto, presidente di IPSIA Milano e Delegato delle Acli Milanesi alle relazioni internazionali, con le motivazioni.

Primi classificati per categoria

Colonne di luce

di Elena Salvato (Alunni della Scuola primaria)
Ho fotografato il mio fratellino mentre solleva dei rotoli di carta provando a costruirsi una casetta. Mi piaceva particolarmente la luce che verso il tramonto lo illuminava e illuminava quei rotoli di carta che sembravano diventare quasi delle colonne di un tempio che è crollato e che ora viene costruito di nuovo!

Motivazione
Costruire spesso significa ri-costruire ciò che – per responsabilità o fatalità – sembrerebbe perduto. E la suggestione del tempio pare alludere alla costruzione di un’opera – la pace – che come il tempio è insieme umana e ben più che umana. Ma per costruire, e per ricostruire, occorre il tempo. Il soggetto della fotografia non è infatti un prodotto già compiuto, bensì un fatto che sta accadendo: gli elementi presenti ci introducono all’idea di qualcosa che si sta sviluppando, che sta avvenendo sotto i nostri occhi. C’è un prima e c’è un dopo, e tutto ciò ci rende in qualche modo partecipi alla scena. Il rotolo di carta tra le mani del fratellino di Elena forma una diagonale che porta lo sguardo a “continuare” questa costruzione, nella visione di una continuazione, dell’ambiente intorno, del volto del bambino, di tutto ciò che c’è senza che sia mostrato. La particolare efficacia è perciò nella scelta dell’inquadratura: ciò che non si vede, quello che è stato lasciato “fuori”, conferisce forza all’immagine; ciò che manca può accendere la nostra immaginazione, un pensiero, un ricordo, un interrogativo o una riflessione.

L’albero della vita

di Giovanni Jurkic (Studenti della Scuola secondaria di I grado)
Questo è l’unico albero che cresce nel deserto: anche dal deserto può nascere la vita, sembra impossibile, ma anche dalla situazione più difficile può nascere la pace.

Motivazione
L’albero in primo piano ci permette di vedere “oltre”. L’occhio arriva fino alla linea dell’orizzonte, per poi tornare in primo piano. Il dialogo visivo nella profondità di campo di questa immagine favorisce un percorso dello sguardo che fa abbracciare cielo e terra, e che trova il loro punto di unione proprio in questa pianta, traccia di qualcosa di presente, passato, di una storia, di un tempo. La composizione delle linee dominanti è rigida, in terzi, e dalla forma dell’albero emerge una perfetta diagonale. Tutto ciò ci porta in qualche modo a intuire che in questa immagine Giovanni ha visto, magari anche inconsapevolmente, qualcosa che ha voluto immortalare e condividere. Forse un modo per costruire la pace è proprio questo: rintracciare nel brullo e nell’arido i segni di una vita che cresce ostinata, e riconoscerli, e dotarli di una voce.

“No one is useless in this world who lightens the burdens of another” (Charles Dickens)

di Maria Castellanza (Studenti dei Licei)
Ho scattato questa foto presso il centro Cardinal Ferrari che offre supporto alle persone senza dimora, chiamati i “Carissimi”. Già questo piccolo soprannome mi ha molto colpito in quanto emerge come questi non vengano definiti soltanto per la loro condizione, ma piuttosto per la meraviglia che sono o, alle volte, nascondono. Di conseguenza ho notato la cura e l’attenzione con cui i volontari si rivolgevano loro, senza fermarsi al bisogno materiale di cibo o vestiti, ma ponendosi come un qualcuno con cui dialogare. I Carissimi fanno proprio tale atteggiamento, rendendolo esplicito anche l’uno verso l’altro, come in questa foto di Sandrina, donna solitaria e definita “lucida” da Goffredo, brasiliano accanto a lei, che si è subito affezionato a me, raccontandomi dell’aiuto ricevuto e del bene che tutti volevano a questa Sandrina tanto da mostrarmi tutto felice le foto del suo ottantesimo compleanno. Durante l’esperienza mi sono paragonata a Lee Jeffries, fotografo di strada di cui ho visto una mostra al Museo Diocesano, essendo entrata in rapporto con loro prima ancora di scattare la foto. Ho scelto questa storia perché a mio avviso basta un semplice sguardo d’affetto come questo per “aggiustare il mondo”.

Motivazione
Lo sfondo colorato alle spalle dei due soggetti fa capire che il gesto immortalato è avvenuto all’interno di un contesto, di un luogo, di un ambiente; ciò rende l’immagine interessante, concreta, accessibile. Non è soltanto nel grande scacchiere del mondo che si gioca la partita della pace, ma è anzitutto nella più quotidiana “scacchiera” di ogni stanza. Emerge una sorta di unità tra i due soggetti. Non è data soltanto dal gesto dell’uomo verso l’anziana donna, ma si sviluppa grazie alle due diagonali dell’inquadratura, che mettono in dialogo il volto e le mani di entrambi, reciprocamente, ponendoli sullo stesso piano, enfatizzando l’idea che un gesto umano è in grado di “sfondare” età e diversità. E non è nemmeno necessario interpretare correttamente lo specifico gesto dell’uno nei confronti dell’altra: è sufficiente, per l’intelligenza dell’immagine, accorgersi che costruire la pace può significare anche semplicemente “prendersi cura”.

Una luce nelle tenebre

di Giuliano Zanchetta (Adulti)
Ciascuno con la sua storia e le sue preoccupazioni, fedeli di varie confessioni accendono candele nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Motivazione
In questa immagine tutti i soggetti, sulle orme dei grandi fiamminghi e di De La Tour, sono fonte di luce, all’interno di un ambiente buio. Tutti uniti nella preghiera in un luogo controverso come la Basilica del Santo Sepolcro, nella città delle fedi e della Pace sempre anelata. L’occhio attento può provare a indagare l’origine di questa luce: nel tentativo di percorrere una strada ci sorprenderemo nel non aver trovato una interruzione di continuità tra le persone, le mani, le candele, i volti. Questa circolarità che cerca qualcosa di ignoto può donare consistenza alla fotografia Si può rilevare in questo senso un aspetto certamente originale che Giuliano ha colto: gli uomini sono quei viventi capaci di accogliere ciò che non sanno costruire, di custodire ciò che non sono in grado di generare.

Menzioni speciali

Genesi 9:16

di Romeo Leone

“L’arco dunque sarà nelle nuvole, e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque carne che è sulla terra”.

Motivazione
Tre piani paralleli qui si sovrappongono: il tavolo, le mani e il raggio di luce. Una costruzione che apre lo spazio all’idea di una profondità, di una complessità, ancora da comprendere; al contempo è una composizione essenziale, in cui l’inquadratura frontale, diretta e con pochi elementi, chiede di giungere a un punto di sintesi. La linea orizzontale formata dal raggio di luce e quella della giunta del legno su cui poggiano le mani creano un dialogo nascosto ma non secondario: l’impalpabile fugacità dell’una dà densità e stabilità all’altra, e insieme il duro legno è come vivificato dall’imprevisto fascio luminoso. Si innesta nello spettatore l’idea che l’effimero possa consentire di riscoprire la ricchezza di ciò che c’è, e che forse, spesso, è dato per scontato. Come suggerisce Romeo nella descrizione, l’iride è tra i primi e più celebri simboli della pace. Ma nell’alleanza tra cielo e terra, che ruolo riveste l’azione dell’uomo? A che cosa servono, in questo gioco di piani paralleli, le mani aperte di ciascuno?

L’arredatore di giardini

di Lucia Spezzibottiani
Questa foto non è delle migliori mai scattate per quanto riguarda la tecnica o la composizione. Neanche l’inquadratura è particolarmente suggestiva; mentre andavo a casa dei miei nonni, che abitano nel palazzo sullo sfondo, sono riuscita a realizzare questo unico scatto. Ho scelto di usare il bianco e nero non solo per far risaltare il viso chinato di Giovanni, ma anche per poter lasciare che soltanto un oggetto fosse colorato: il fiore rosso. Rosso come il cappotto della celebre bambina del film Schindler’s List, simbolo di speranza e di pace.

Motivazione
Le grate sullo sfondo, la loro rigida ripetitività, accentuano l’aspetto evocativo e generativo di ciò che avviene in primo piano, quasi a farci sentire necessario quello che sta facendo il signor Giovanni. Le linee orizzontali formate dal marciapiede, dal muretto, dalla grate, fanno risaltare la verticalità dell’uomo, ripresa anche dagli alberi alle sue spalle, favorendo questa impressione di qualcosa che spezza uno schematismo, irrompe dentro un rigore, dando un nuovo respiro. La scelta di lasciare il colore rosso sul fiore centrale riporta inevitabilmente a quello che Lucia vuole comunicarci, portando la nostra attenzione su ciò che il lavoro dell’uomo può essere in grado di generare.

Be kind, everyone you meet is fighting a hard battle” (Ian MacLaren)

di Riccardo Castellanza
Sono stato con mia figlia al Cardinal Ferrari dove vengono accolte le persone in difficoltà. In questa foto è ritratto uno di loro mentre gioca a carte con un volontario che continuava a vincere. Nonostante ciò, l’altro non si è mai arreso, sfidandolo più volte alla rivincita e quindi a continuare il gioco, mostrando che per lui la cosa importante non era tanto la vittoria ma il fatto che questo volontario fosse lì per lui e gli dedicasse il suo tempo. Perciò l’amore di quest’ultimo fa sentire l’ospite in pace pur in una vita travagliata, rappresentata qui dalla sconfitta a carte.

Motivazione
La composizione sorvegliata ed equilibrata di questa immagine rivela la sua efficacia per lo più grazie all’inquadratura. Il punto di vista, abbassato per mostrare la rosa delle carte, dà origine a una sorta di soggettiva che gioca a creare nello spettatore l’immedesimazione con uno dei protagonisti. Quasi come se le mani e le carte dell’anonimo volontario fossero quelle di chi guarda. Ognuno di noi – sembra suggerirci Riccardo – è chiamato a impegnarsi in una instancabile partita con la vita di chi manifesta il bisogno di una pace.

Via Crucis. Il Maestro è qui e ti chiama

Il Maestro è qui e ti chiama”: per rispondere a questo invito le scuole della Fondazione Grossman hanno proposto a studenti, famiglie e a tutto il quartiere di partecipare sabato 1° aprile alla Via Crucis.

Oltre 600 le persone, tra bambini, ragazzi e adulti, riunite nel cortile della Fondazione per partecipare alle prime due stazioni, dedicate al giovedì e al venerdì santo. In processione si sono recate sino al Campo Colombo, in via Cardellino, per fare memoria del silenzio del sabato. Sul sagrato della Chiesa di San Leonardo Murialdo, hanno vissuto insieme l’annuncio della resurrezione.

Un popolo in cammino dietro alla croce, chiamato a immedesimarsi con la passione, la morte e la resurrezione del Signore, un popolo certo e grato di avere incontrato ciò per cui vale la pena vivere, in tutte le circostanze che la realtà pone.

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Congratulazioni all’Associazione Portofranco

Congratulazioni ad  Alberto Bonfanti, presidente dell’Associazione Portofranco, a cui  il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito l’onorificenza del Merito della Repubblica Italiana “per il costante impegno profuso nell’accompagnare i ragazzi nello studio attraverso una rete di volontari composta da insegnanti, anche in pensione, e giovani universitari”.

La Fondazione Grossman, che si avvale della collaborazione con Portofranco per i percorsi di orientamento dei liceali, molti dei quali sono assidui frequentatori del centro, è lieta di condividere la gratitudine del presidente Bonfanti, che così ha scritto:

Cari Amici,

il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha deciso di conferirmi l’onorificenza di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana in quanto presidente di Portofranco!!

Quando giovedì pomeriggio ho ricevuto la telefonata e stentavo a credere a quello che il segretario del Quirinale mi stava comunicando… ma è tutto vero!

Che commozione!

Che gratitudine!

Per don Giorgio che ha avuto questa grande intuizione educativa, per don Giussani che lo ha generato come ha generato tanti di noi, per ciascuno di voi che vi ha lavorato e che vi lavora con dedizione, sacrificio ed intelligenza, per ciascuno delle migliaia di volontari che magari anche solo per un’ora ha contribuito a generare quel mare di gratuità che è Portofranco, per i tanti che hanno servito e servono quest’opera da diversi anni: qualcuno è già in Paradiso con don Giorgio, molti madri o padri di famiglia intraprendendo un proprio lavoro non potranno dimenticare quell’esperienza mirabile che è l’incontro con un ragazzo bisognoso, per i tanti che ci hanno sostenuto e ci sostengono permettendo a Portofranco di continuare ad esistere.

Che commozione!

Per le migliaia di ragazzi, di storie che abbiamo avuto l’onore di incontrare e di accompagnare nell’avventura della vita, per il riconoscimento che ci viene fatto ora dalla più alta carica dello stato italiano della bontà ed esemplarità della nostra iniziativa.

Che responsabilità di ricominciare da lunedì con più consapevolezza il lavoro di tutti i giorni”.

La cerimonia di consegna delle onorificenze si svolgerà presso il Palazzo del Quirinale il 24 marzo 2023 alle ore 11.30.

Visita di S.E. Mons. Mario Delpini

Il 26 gennaio 2023, S.E. monsignor Mario Delpini ha visitato la nostra Fondazione, ricevendo un’accoglienza calorosa da parte dei bambini della scuola primaria attraverso canti, poesie e disegni. A seguire l’Arcivescovo ha intrattenuto un dialogo con gli studenti delle medie e dei licei, rispondendo alle loro domande su questioni radicali come la conoscenza, la fede, il dolore, la libertà e l’amicizia.

La visita di monsignor Delpini è stata molto significativa: le sue risposte non hanno solo trasmesso contenuti fondamentali, ma anche un metodo per affrontare i temi più urgenti dell’esistenza. L’Arcivescovo ha sottolineato che la fede è una storia di amicizia, non un discorso astratto, e che Dio, fattosi uomo, è un amico a cui si può porre qualsiasi domanda e con cui si può dialogare per capire la vita e conoscere la verità.

Monsignor Delpini ha lasciato un compito importante agli studenti: contrastare la rassegnazione che pervade questi tempi privi di speranza, migliorare il mondo partendo dalla propria sfera d’influenza, il “proprio metro quadro”, e costruire vere amicizie che aiutino a diventare migliori e più coraggiosi.

La Fondazione Grossman è grata per aver incontrato un maestro che, con la sua testimonianza, ha lasciato un segno indelebile nella vita degli studenti e degli insegnanti.

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Scarica gli atti Io sono una benedizione!

Presepe vivente. Gaudete Christus est natus

Gaudete Christus est natus: con questo canto si è concluso il Presepe vivente realizzato da Fondazione Grossman e parrocchia San Leonardo Murialdo. Circa mille persone tra genitori e nonni della scuola, parrocchiani e passanti curiosi hanno camminato per le vie del quartiere fermandosi davanti alle quattro scene rappresentate dagli studenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria e dai ragazzi del catechismo.

Il gesto, condiviso tra scuola e parrocchia, ha testimoniato che Natale significa camminare insieme alla ricerca di Colui che colma la nostra sete di significato e ci rende desiderosi di costruire un mondo nuovo per tutti.

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Memoria e pace – scarica la relazione

Il 10 dicembre il Nobel per la pace è stato assegnato ad Ales’ Bjaljacki, dissidente bielorusso attualmente in carcere, alla ong ucraina «Center for Civil Liberties» e all’associazione russa «Memorial».  Tre realtà di tre Paesi in cui i diritti umani sono calpestati, e che oltretutto sono in guerra tra loro.

Per comprendere le ragioni dell’assegnazione a «Memorial», abbiamo invitato Marta Carletti Dell’Asta, ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana, all’evento promosso da Fondazione Grossman intitolato «La pace si può» che si è svolto presso san Leonardo Murialdo il 30 novembre.

Attraverso la sua testimonianza, la relatrice ci ha proposto una strada fatta di memoria, responsabilità, amore alla verità, dialogo e argomentazione. Un compito affidato a ciascuno di noi, chiamati uno per uno a compiere cose grandi, come ci ha detto padre Vincenzo, lieto e certo, durante la Santa Messa.

Scarica gli appunti della relazione.

Presepe vivente – sabato 17 dicembre ore 10.30

Sabato 17 dicembre dalle 10.30 alle 12.30 si terrà il Presepe vivente, organizzato e proposto da Fondazione Grossman e Parrocchia San Leonardo Murialdo.
 
La frase tratta dal Vangelo di Matteo Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo descrive bene l’intento che ci muove: camminare insieme alla ricerca di Colui che colma la nostra sete di significato e ci rende desiderosi di costruire un mondo nuovo per tutti.
 
Per questo il Presepe si snoderà lungo le strade intorno alla scuola e alla chiesa, così da raggiungere gli abitanti della zona e invitarli a camminare con noi.
 
L’evento avrà inizio presso l’oratorio San Leonardo Murialdo, con ingresso da via Inganni 16, e si concluderà presso il cortile della Fondazione Grossman.
Vi aspettiamo!

La pace si può – testimonianza e Santa Messa

Mercoledì 30 novembre alle ore 17.00, presso la Chiesa S. Leonardo Murialdo (via Murialdo 9 a Milano), Marta Dell’Asta – ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana, farà una testimonianza su “Memoria e pace”, presentando l’Associazione Memorial insignita del Nobel per la pace 2022.

L’incontro nasce dal desiderio di prendere sul serio l’invito di Papa Francesco di essere “profeti di pace”, di annunciare cioè “la presenza di Dio in ogni nazione e cultura, andando incontro alle aspirazioni di amore e verità, di giustizia e felicità che appartengono al cuore umano e che palpitano nella vita dei popoli” (Discorso del 15 ottobre in Piazza San Pietro).

Al termine dell’incontro sarà celebrata la Santa Messa, durante la quale pregheremo perché il Signore doni la pace a ciascuno di noi e ai fratelli che nel mondo ne soffrono la mancanza.

Le offerte raccolte al termine della Santa Messa saranno devolute alla Campagna Tende di AVSI, che sostiene progetti umanitari in varie parti del mondo (per informazioni dettagliate si consulti il sito  www.avsi.org/cosa-puoi-fare-tu/campagna-tende).

Scarica l’invito

Inizio anno. La possibilità di perfezionare i nostri occhi

«occhi sempre più perfetti entro un cosmo nel quale c’è sempre qualcosa di più da vedere»

Questa la frase che abbiamo scelto per rilanciarci nell’avventura della conoscenza quest’anno.

È una frase tratta dal Prologo dell’opera Il fenomeno umano di Pierre Teilhard de Chardin, studioso di origine francese della prima metà del ‘900, il quale indaga l’universo con le domande tipiche dello scienziato e del filosofo al contempo.

Una frase che ben sintetizza lo scopo stesso della scuola che in questi giorni sta riprendendo la sua vita, fortunatamente in presenza!

È in queste nostre aule, con questi nostri compagni e docenti che abbiamo ogni giorno, ogni mattina, ogni lezione la possibilità di perfezionare i nostri occhi.

Ma cosa significa perfezionare i nostri occhi?

E che cosa c’è di così interessante da vedere nel cosmo?

A queste domande, che vi invito a tener vive, a mettere a tema nelle lezioni con i docenti delle diverse discipline, ciascuno avrà modo di rispondere un po’ per volta, perché la conoscenza è un lungo, paziente e avvincente cammino, un cammino lungo come tutta la vita.

Vorrei solo suggerire alcune condizioni che vanno soddisfatte al fine di realizzare l’unità auspicata nella frase tra un io che vuole vedere e un cosmo che ha sempre qualcosa da mostrare, da dire, da offrire, perché senza un io, il cosmo è muto, e senza aprirsi al cosmo, l’io non si compie.

Prima condizione: l’amicizia.

Scrive Pavese nella poesia Notturno: «Ti ride negli occhi / la stranezza di un cielo che non è il tuo». L’io è fatto per incontrare il cielo, per la felicità, e i suoi occhi ‘ridono’ quando ciò accade, eppure si ha spesso la percezione di una alterità, una stranezza, addirittura di una estraneità, che dobbiamo aiutarci a superare. Come? Sostenendoci l’un l’altro, in primis, a perfezionare i nostri occhi, al fine di andare sempre più al fondo di questa percepita corrispondenza tra l’io e la realtà, che se nell’immediato ci fa sobbalzare, subito dopo ci può fare paura, perché conoscere implica una fatica, la fatica di un’ascesi, di un cambiamento continuo per aderire sempre più al vero incontrato. Solo una sincera amicizia può vincere la paura dell’estraneità con la realtà, amicizia con i docenti e tra compagni.

Seconda condizione: il desiderio.

Gli occhi sono la finestra attraverso la quale la realtà stimola la ragione, attraverso la quale la ragione si lascia interrogare dalla realtà, da quello che accade, dai fenomeni fisici, dalle parole, dai testi di altri uomini. Gli occhi sono anche lo strumento attraverso il quale l’io si pone in relazione con il tu, comunica con gli altri, manifesta i suoi sentimenti, il suo interesse, la sua passione, il suo giudizio. Ma cosa innesca questo rapporto tra l’io e la realtà, tanto che gli occhi si perfezionano per poterlo vivere sempre più intensamente? È la stessa realtà, (fatti, persone, luoghi, fenomeni, parole…) che desta il nostro desiderio di conoscerla, capirla, possederla, amarla. La prima mossa della conoscenza è sempre passiva, ma tocca all’io mantenere vivo il desiderio, continuare a desiderare ciò che ha incontrato. Perché il cosmo è inesauribile, non bisogna avere fretta di definire, dire l’ultima parola su persone, fatti, fenomeni. Tenete aperta la domanda, non sopprimete i vostri desideri più profondi di verità, bellezza, giustizia, felicità, esercitatevi a paragonare tutto con essi e la realtà diventerà feconda di risposte e proposte.

Terza condizione: la libertà.

A un recente incontro cui ho partecipato, una sociologa, Chiara Giaccardi, parlava di «libertà generativa». Pensiamo spesso di essere liberi quando possiamo scegliere fra varie, molte opzioni. Ma questo tipo di libertà non è di per sé quella che ci soddisfa di più. Ci sentiamo veramente liberi, infatti, quando possiamo «far esistere ciò che è ancora non c’è», quando possiamo dare il nostro contributo a costruire qualcosa, a rendere più bello il mondo. Nessuno si sottragga a questo compito: non è vero che tutto è già stato fatto e noi possiamo solo scegliere l’una o l’altra opzione! Il mondo attende ciascuno di noi, di voi, perché ognuno può dare qualcosa di sé, può dar vita a qualcosa.

In tal senso mi ha oltremodo affascinato la presentazione avvenuta al Meeting di Rimini del telescopio James Webb, lanciato nello spazio il 25 dicembre 2021, che sta inviando immagini inedite e sorprendenti della formazione dell’universo. Abbiamo scelto una di queste immagini che rappresenta una nebulosa. È la prima pervenuta ed è frutto di anni di lavoro per costruire il telescopio e per inviarlo nello spazio, mesi per renderlo operativo, settimane per perfezionare i suoi occhi così da rendere fruibili ed eloquenti le immagini. Un lavorio a cui hanno contribuito tanti io, scienziati, ingegneri, tecnici… che sta accelerando la ricerca sull’origine dell’universo come mai era successo nella storia.

Ecco, sia questa una metafora del nostro fare scuola: ciascuno al suo lavoro, con una profonda stima dei suoi desideri, con un’infinita curiosità di conoscere il cosmo e certo della possibilità di dare il suo libero contributo alla costruzione del mondo!