Presepe Vivente. Un evento inarrestabile, una presenza definitiva

“La nascita di Gesù è un evento inarrestabile, una presenza definitiva. Un piccolo bimbo che viene a salvare l’uomo e ad abitare nel cuore di chi lo accoglie”. Così don Carlo Romagnoni ha spiegato il significato del Natale e il valore del Presepe Vivente delle Scuole della Fondazione Grossman.

Una giornata speciale iniziata presto con la costruzione del palco e della capanna, grazie alla disponibilità di alcuni papà degli alunni, proseguita con l’allestimento delle “botteghe” dei bambini della Primaria e l’inizio del corteo con i ragazzi delle medie. Un corteo di oltre 1.000 persone che dal cortile della Fondazione Grossman ha raggiunto il Giardino delle Crocerossine passando dal sagrato della Chiesa di San Leonardo Murialdo. Un fiume silenzioso e gioioso di alunni, famiglie e abitanti del quartiere in cammino verso una capanna dove ad attenderli c’è un bambino, oggi come 2.000 anni fa.

Come ha ricordato Don Carlo, mentre il popolo era riunito sotto la capanna, “quella notte tutto l’universo era impregnato di poesia, tutto era in silenzio per lo stupore della nascita di un bambino. Un bambino reale fatto di carne e ossa”.

Una notte in cui ai più semplici e umili, i pastori, è stato svelato dagli angeli cosa stava capitando e da lì hanno iniziato a capire e partecipare anche loro. Così da un nulla è sorto un piccolo popolo. “Una inarrestabile e definitiva presenta, un piccolo bimbo che viene a salvare l’uomo e ad abitare nel cuore di chi lo accoglie. Una presenza che rimane e si ripropone per sempre proprio perché è definitiva”.

Nei Re Magi, arrivati per ultimi in questa rappresentazione, il popolo di oggi si specchia e si ritrova. Tre uomini, saggi e potenti, che con cuore umile e semplice decidono di partire per un viaggio rischioso e difficile, “una difficoltà lenita dalla compagnia speciale tra di loro e dalla promessa di un annuncio”.

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Pubblicati gli atti dell’incontro “Educare Ancora”

Da oggi è possibile scaricare gli atti dell’incontro Educare Ancora con S.E. Mons. Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla,  realizzato da Fondazione Grossman e La Zolla il 24 novembre scorso.

L’incontro è stata un’occasione unica per realizzare una riflessione e un confronto sul tema della sfida educativa. Una sfida condivisa tra tutti i soggetti coinvolti nel percorso educativo che, come ci ha ricordato S.E. Mons. Camisasca: «si gioca nella persona dell’educatore nel senso che uno può trasmettere soltanto qualcosa che vive. Quindi se un insegnante non vive niente trasmetterà al massimo le pagine di un libro, se un genitore non vive niente trasmetterà soltanto degli elogi o dei rimproveri, delle urlate o dei regali».

Atti Educare Ancora (PDF)

Da Piazza Tienanmen ad Hong Kong. L’incontro con un testimone

“Testimoni come Lee Cheuk-yan sono una ricchezza perché ci permettono di conoscere la realtà attraverso un modo di muoversi nel mondo determinato da una ragione aperta e dal desiderio di libertà. Per questo non possiamo non sentirlo amico e fratello”.

Con queste parole il Rettore, Raffaela Paggi, ha introdotto Lee Cheuk-yan, testimone dei fatti Hong Kong e presente in piazza Tienanmen nell’89, che ha incontrato i ragazzi delle classi quarte e quinte dei Licei Classico e Scientifico della Fondazione Grossman.

Libertà e democrazia

Queste parole, pronunciate più volte da Lee Cheuk-yan, descrivono perfettamente le ragioni alla base delle proteste di questi giorni per le vie di Hong Kong e allo stesso modo i moti di 30 anni fa in Cina, sfociati nel grande dramma di piazza Tienanmen il 4 giugno 1989. Movimenti spontanei nei quali gli studenti e i giovani, oggi come allora, svolgono un ruolo decisivo.

Nel suo intervento il relatore partendo dalla sua esperienza nel 1989, che lo portò a essere arrestato, ha raccontato ai nostri studenti la situazione attuale di Hong Kong tra marce pacifiche e scontri violenti, tra battaglia politica contro un regime dittatoriale e la richiesta di aiuto all’Occidente. Sino a raccontare di come molti giovani scendano in piazza portando nello zaino il loro testamento, tale è la coscienza dei rischi che corrono e del valore del loro combattere.

Da dove viene la speranza per combattere ancora

In conclusione alcuni nostri studenti hanno posto domande al relatore. Una studentessa ha chiesto quale fosse l’origine della speranza che lo porta ancora oggi a combattere.  Dalla sua risposta, accolta con un applauso spontaneo dai ragazzi, emerge chiaramente il valore e la portata della sfida attuale per lui a Hong Kong e per noi nel nostro quotidiano:

“Quando ero senza speranze – ha detto Lee Cheuk-yan – ho sempre pensato al 4 giugno perché quel giorno, mentre si svolgevano i fatti di piazza Tienanmen, in Polonia Solidarnoc e Lech Walesa vincevano le elezioni. Un risultato impensabile pochi anni prima. Questo significa che nessuno può prevedere cosa accadrà in futuro, il corso della storia. Io stesso, durante le rivolte a Hong Kong, mi soffermo a guardare tutti i giovani che lottano e penso che forse io non vivrò più a lungo del Partito Comunista, ma i giovani si!”

Guarda il video integrale dell’incontro:

Eduscopio 2019/2020 – ” Per educare servono adulti liberi, ragionevoli e creativi”

Novembre. I giovani studenti di terza media sono chiamati a scegliere la scuola in cui continuare gli studi secondari. E immancabilmente, insieme ai primi freddi, calano i risultati della classifica di Eduscopio, portale della Fondazione Agnelli. Sicuramente un aiuto a orientarsi nel panorama delle scuole superiori per studenti e famiglie.

Ma cosa significano tali risultati per chi la scuola la fa, la costruisce, giorno per giorno?

Ho assunto a settembre l’incarico di Rettore delle scuole della Fondazione Grossman, il cui liceo classico, “Alexis Carrel”, è primo in classifica a Milano e il cui liceo scientifico è salito al settimo posto; ho avuto modo di apprezzare negli anni scorsi i successi dei licei della Fondazione Sacro Cuore, allora in qualità di preside delle medie. Scorrendo le classifiche ho naturalmente provato soddisfazione nel vedere queste scuole presenti nella top ten dei migliori licei milanesi. Ma tale sentimento si è quasi subito tramutato in un vertiginoso senso di responsabilità: il riconoscimento del successo universitario dei nostri ex-studenti si è trasformato da fattore d’orgoglio a indicazione di un compito.

A chi deve rispondere la scuola

Responsabilità è un termine derivato dal verbo latino respondēre: essere responsabili significa avere il compito di rispondere a qualcuno, a qualcosa. I buoni risultati dei licei della Fondazione che dirigo – di cui non posso peraltro vantare alcun merito –  mi hanno stimolato a pensare: a chi la nostra scuola debba rispondere e in che modo.

Riflettendo sul lavoro di questi primi due mesi, posso dire che in primis rispondiamo agli studenti stessi: dall’impostazione oraria alle scelte didattiche, alla gestione degli spazi, qualsiasi aspetto della vita della scuola, che viene sistematicamente affrontato in dialogo con i direttori e i presidi della Fondazione, è finalizzato a mettere ogni studente in condizione di poter apprendere. La conoscenza è infatti un avvenimento, ma affinché diventi sistematica a scuola, occorre porre tutte le condizioni possibili affinché accada. Un pennarello che non scrive bene alla lavagna può costituire un ostacolo dell’apprendimento della matematica tanto quanto un contenuto affrontato nel momento errato del percorso!

Rispondere agli studenti significa contestualmente rispondere alla società nella sua interezza: sono loro le energie vive del presente e le risorse future per la costruzione del nostro Paese. E sappiamo quanto sia difficile educare oggi soggetti costruttivi, dalla mente aperta, disposti a prendere sul serio i loro desideri e a combattere per realizzarli. Proprio ieri uno studente di quinta liceo mi diceva di alcuni suoi amici che non hanno desiderio di vivere e che si lasciano morire, perché vuoti di senso e di scopi. In questi giorni ho visto invece studenti all’opera con i loro docenti per preparare l’Open Day. Suddivisi in gruppi interclasse allestiscono mostre ed eventi per verificare se quanto di ciò che si studia e si impara a lezione aiuta a capire, conoscere e giudicare tematiche scottanti dell’attualità: mi sono stupita nel vedere quanta energia di pensiero, quante domande si aprono nei ragazzi, quanto, se adeguatamente interrogati e responsabilizzati, possono creare in autonomia e collaborando.

Ma qual è la prima condizione per far crescere soggetti liberi, ragionevoli e creativi, tanto che poi siano in grado di continuare a studiare all’università con passione o di immettersi da adulti nel mondo del lavoro?

Occorrono adulti liberi, ragionevoli e creativi. Adulti autorevoli, capaci di testimoniare con la loro ricerca del vero e del senso, con la dedizione al compito, con la passione nello studio e nel lavoro che la vita vale la pena di essere vissuta. La prima responsabilità di chi dirige una scuola è dunque nei confronti di sé stesso: occorre che abbia cura della sua crescita umana, professionale, culturale. E che questa stessa cura l’abbia per la formazione continua dei docenti. Perché genera solo chi è continuamente generato.

Non è un caso che scuole come la Fondazione Grossman, il Sacro Cuore, il don Gnocchi di Carate Brianza e alcune altre paritarie diffuse sul territorio italiano si trovino nella top ten dei licei migliori, nonostante le difficoltà che essere una minoranza spesso poco riconosciuta o addirittura mal vista nel sistema pubblico comporta. Se c’è un segreto, è da ricercarsi nel metodo educativo di Luigi Giussani a cui le suddette scuole si ispirano e da cui tutte sono continuamente generate, in un lavoro costante di riflessione sull’esperienza, studio di testi, confronto tra docenti interno alle scuole e tra le scuole per verificare se, e a quali condizioni, quanto ricevuto dalla tradizione può aiutare ciascuno a trovare la sua strada in questo mondo, tanto contraddittorio e imprendibile quanto stimolante per la libertà e la ragione di ogni singolo uomo.

 

Eduscopio 2019/2020 – Liceo Classico si conferma al primo posto

Il nostro Liceo Classico si conferma al primo posto a Milano della classifica di Eduscopio 2019/2020 mentre il nostro Liceo Scientifico sale al settimo posto in città. Quest’anno i ricercatori della Fondazione Agnelli hanno messo sotto la lente di ingrandimento i dati di circa 1.255.000 diplomati italiani in tre anni scolastici (a.s. 2013/14, 2014/15 e 2015/16) in circa 7.300 indirizzi di studio nei Licei statali e paritari.

Il sistema di analisi di Eduscopio ci porta innanzitutto a rallegrarci della buona riuscita, nel percorso universitario, dei nostri studenti di quegli anni di cui abbiamo bene in mente volti e storie. I risultati raggiunti ci portano così a fare alcune riflessioni sul metodo scolastico e culturale che portiamo avanti nelle scuole della Fondazione Grossman. “I nostri licei – ha sottolineato la Preside del Classico, Giulia Regoliosi – non fanno test d’ingresso né particolari screening di partenza, ma tengono come criterio la fiducia nelle scuole di provenienza e la decisione dei ragazzi, espressa in un colloquio personale con la presidenza, di voler affrontare questi studi. Nel corso dei cinque anni la dispersione è molto limitata e si cerca soprattutto di reindirizzare chi sembra aver sbagliato strada”.

Due sono le caratteristiche del nostro impegno. aiutare gli studenti a formarsi un metodo di studio personale, a far proprio il contenuto degli studi, ad acquisire responsabilità e autonomia; valorizzare il lavoro del consiglio di classe, la collaborazione fra docenti, l’importanza di ogni disciplina. In questo modo la scelta universitaria di ciascuno studente risulta adeguata per la preparazione di base e rispettosa degli interessi già strutturati e certi. Così si comprende come i nostri studenti siano in grado di muoversi nel mondo universitario senza troppa difficoltà e disagio“.

Scheda Liceo Classico

Scheda Liceo Scientifico

 

 

Educare ancora – Incontro con S.E. Mons. Camisasca

L’incontro con S.E. Mons. Massimo Camisasca è stata l’occasione per rimettere al centro il decisivo e affascinante compito di Educare ancora. Un dialogo, quello tra il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla e genitori e insegnanti della Fondazione Grossman e della scuola la Zolla, che ha permesso di condividere alcune riflessioni su questo compito che non può che nascere dalla passione per la vita e dall’amore per i ragazzi.

In una testimonianza assolutamente personale, don Massimo, come ama essere chiamato, ha delineato alcuni punti essenziali dell’educazione, a partire dal rapporto tra libertà e autorità. Sino ad arrivare ad affrontare la centralità di una compagnia che permetta ai ragazzi di fare esperienza della realtà secondo la totalità dei suoi fattori. Una compagnia preziosa anche per noi adulti.

Davvero tanti gli spunti da approfondire nei prossimi mesi nell’attesa, speriamo, di poterlo rincontrare.

Scarica qui gli atti e rivedi il video integrale dell’incontro

EDUCARE ANCORA

“L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani”. (Hannah Arendt)

Questa frase di Hannah Arendt lancia a noi adulti una grande sfida di fronte alla realtà attuale: prendere coscienza della responsabilità educativa che ci è affidata. L’incontro Educare ancora con S. E. Mons. Massimo Camisasca (Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla), realizzato in collaborazione con La Zolla, vuole affrontare questo tema partendo dal suo Discorso tenuto alla città di Reggio Emilia il 24 novembre scorso (Scarica qui il documento).

Vi aspettiamo lunedì 14 ottobre alle ore 21 presso il Teatro Stella, via Giovanni Pezzotti 53 Milano.

La Fondazione Grossman al Meeting di Rimini

La Fondazione Grossman sarà presente all’interno del ricco programma della 40esima edizione del Meeting di Rimini (18 – 24 agosto) dal titolo «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi». La nostra Associazione Culturale presenterà, infatti, il libro L’agire intimo. Resistere all’osceno di Davide Navarria, professore di filosofia del Liceo Scientifico della Grossman.

Un momento voluto e organizzato da Associazione Italiana Centri Culturali e Libreria Meeting a cui parteciperà, oltre all’autore, anche Silvio Bosetti, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione. L’appuntamento è per venerdì 23 agosto alle ore 20.00 presso il Book Corner della Libreria (Pad C2).

La maturità di Francesca, dall’ospedale al 100

Ogni cosa che prima sembrava scontata o una banalità era un’occasione, un evento straordinario. Sono tornata con molta più consapevolezza di prima. Anche nello studio. Ho sempre studiato molto, è vero, ma l’approccio è stato diverso: ho iniziato a gustarmi ogni pagina. Avevo perso tutto, l’ho riconquistato e l’ho elevato al massimo“. 

Questo uno dei passaggi centrali del bellissimo articolo che Il Giorno ha dedicato a Francesca Bernini, nostra studentessa del Liceo Scientifico, che quest’anno si è diplomata con 100 dopo un lungo periodo passato in ospedale. Un ringraziamento speciale alla giornalista Simona Ballatore che ha voluto e saputo raccontare con tatto e passione questa storia.

A questo link è possibile leggere l’articolo La maturità di Francesca, dall’ospedale al 100

Lo spettacolo dell’io o l’io come spettacolo? Educare il desiderio nell’epoca dei social

Lo spettacolo dell’io o l’io come spettacolo? Educare il desiderio nell’epoca dei social. Questo il titolo scelto per la presentazione del volume “L’agire intimo. Resistere all’osceno” svoltasi giovedì 30 maggio presso la nostra Aula Magna. L’incontro, organizzato dall’Associazione Culturale Vasilij Grossman, ha visto oltre alla presenta dell’autore Davide Navarria, nostro docente di storia e filosofia al Liceo Scientifico, anche quella del Rettore, prof. Rosario Mazzeo, Gabriele Zani, docente del Liceo Classico, e due ex alunni del prof. Navarria, Piero Muselli e Lorenzo Buggio, attualmente studenti universitari alle facoltà di Psicologia e Filosofia.

Nel suo intervento il Rettore ha sottolineato come un incontro come questo trovi la sua origine e il suo significato all’interno di una scuola che intendiamo vivere come comunità educante. Un luogo cioè dove ognuno porta il suo contributo all’edificazione di un opera comune: la costruzione del bene e la coltivazione del desiderio di cose belle e grandi che abita il cuore di ognuno.

Passando dal Trono di spade a Tommaso d’Aquino, da Instagram a Cesare Pavese, si è discusso di temi come l’idolatria del successo e della performance a ogni costo, della differenza tra godimento e desiderio, della rivoluzione digitale e delle sue potenzialità e rischi. Presenti docenti e studenti, genitori e personale amministrativo, ex studenti e genitori amici di vecchia data; tutti coloro che, a diverso titolo ma con eguale responsabilità personale, partecipano di questa storia.

L’incontro è stato anche un’occasione preziosa per iniziare un necessario, seppur difficile, dialogo tra generazioni diverse e spesso distanti, soprattutto dopo il trauma della rivoluzione social. Come resistere all’osceno e agire nel segno dell’intimità? Coltivando e custodendo i semi di bene che siamo gli uni per gli altri, senza paura e con il desiderio non di superare, ma di abitare i limiti che ci rendono umani.