Articoli

Down in the river to pray

Down in the river to pray è una canzone spiritual afroamericana. Il testo invita tutti a “scendere” al fiume a pregare e chiedere al Signore di indicarci la strada nella vita.

Questa versione è stata realizzata nel mese di maggio da 53 studenti delle tre sedi di Accademia Ambrosiana: via Bonomi, via Inganni e via Boncompagni. La canzone, orchestrata dal maestro Biagi e montata dal maestro Fontana, è cantata dal coro del maestro Castelli e dai cantanti, delle classi di canto moderno dei maestri Oriani e Cossu. Il tutto accompagnato da violini, flauti, chitarre, arpe, violoncelli dei maestri Lazzaroni, De Frè, Puccio, Fontana, Onsori, Dighera, Canevari, Drufuca, Biagi.

Guarda il video

Passare ad altri ciò che si è contemplato

Contemplata aliis tradere: ‘passare ad altri ciò che si è contemplato’, questo significa insegnare.

La professoressa Giulia Regoliosi, preside uscente del liceo classico, in una lectio magistralis ci offre una preziosa riflessione su Padri e madri, figli e figlie nella letteratura greca, introducendoci così nel mondo classico da lei lungamente e amorevolmente contemplato e nel significato ancora attuale del fare scuola.

Scuola Secondaria – Scritti all’epoca della DAD

Dei racconti di fantascienza post-apocalittici, le riflessioni suscitate dalla lettura di grandi autori del Novecento, una lettera scritta ad un prof per raccontare questi ultimi tre anni di scuola media.

Tutto questo è confluito nella realizzazione di un libretto antologico di scritti all’epoca della didattica a distanza (DAD). Gli ultimi lavori dei nostri ragazzi delle terze medie ci raccontano di una vita che è continuata, anzi spesso fiorita, nella quarantena.

Come accadde a Guareschi nei campi di prigionia nel ’44, anche i nostri ragazzi hanno fatto, sorprendentemente, un’esperienza di libertà, hanno scoperto di avere una voce imprigionata dentro di sé che premeva per uscire. Vogliamo donarvi queste voci.

La voce del mio prigioniero. Scritti delle classi terze (Scarica qui pdf e epub)

FG_La_voce_del_mio_prigioniero

Lockdown esperienza di libertà e conoscenza

Un compito di scrittura assegnato in seguito alla lettura di un racconto di Giovanni  Guareschi, intitolato Signora Germania, è l’occasione per una studentessa di terza media di riflettere durante il lockdown sulla sua esperienza di libertà e di conoscenza.

Signor Covid, tu mi hai costretta a stare in casa, a non poter più giocare a pallavolo, a non poter più andare a scuola e ridere e scherzare con i miei amici.

Ma questo non ti bastava, ti sei preso anche mio nonno. E mia zia e mio zio.

Sembra che tu mi abbia fatto del male, sembra che io abbia passato tre mesi di tristezza, di prigionia, trascorrendo le giornate a piangermi addosso e a mangiare. Ma ti assicuro che non è così, non mi hai presa.

Signor Covid, tu non mi hai presa, non mi hai messo in prigione, anzi sono stata libera, mi hai fatto conoscere lati di me stessa che non conoscevo e mi hai fatto capire che la vera prigionia era il modo in cui vivevo prima: quando andavamo a scuola mi sentivo perennemente in competizione con qualcuno, dovevo sempre mostrare il lato migliore di me, vestirmi di marca, mettere maschere per farmi accettare…

Mentre ora sono me stessa, mi sono conosciuta. Ho capito che se non mi piace quello che vedo devo cambiare modo di guardarlo. Ho capito che senza essere me stessa non potevo essere felice, ho capito che il mondo è pieno di persone che mi accettano per come sono, ma altrettante che non mi sopportano e va bene così, perché non devo piacere a tutti.

Signor Covid, non solo mi hai fatto capire questo ma mi hai anche fatto appassionare alla letteratura.

La scrittura mi ha accompagnato in tutti questi mesi: scrivevo spesso, quando stavo male, quando ero felice o arrabbiata. Scrivevo quando volevo, ma soprattutto quando ne avevo bisogno. La scrittura mi ha fatto compagnia, potevo scrivere di tutto e mi sentivo libera nello sfogarmi, nel raccontare le mie giornate in una nota sul mio cellulare. Ormai ho le note piene di pensieri, lettere senza destinatario, sfoghi e gioie, insomma nella scrittura ormai c’è la mia vita. 

Mi ha fatto compagnia quando la mattina guardando il cielo vedevo la faccia di mio nonno, ma al posto di sorridere piangevo, perché mi mancava, e allora improvvisavo lettere e poesie indirizzate a lui.

La domanda che mi sono posta a questo punto è stata: perché questa passione per la scrittura è venuta fuori solo ora, se ce l’ho sotto il naso da anni? A questa domanda ho risposto tante volte che, forse, mi sono appassionata alla scrittura perché ne ho capito il senso a lezione. Ho capito che i libri che leggevamo in classe non erano lettere messe a caso da persone che un giorno si sono svegliate e hanno detto: “Dai oggi scrivo l’Odissea!”. No, non è così, ho capito che dietro queste parole c’erano i pensieri, la vita, gli attimi, le circostanze che qualcuno teneva a raccontarci. Ho capito che nemmeno una storia per bambini è scritta per caso.

Alla fine ho capito che niente è per caso. 

Mi è venuta questa passione perché leggendo i libri era come se vivessi la vita del protagonista o dello scrittore del libro. Insomma, vivevo una vita diversa dalla mia, da cui però potevo trarre qualcosa, potevo portarmi a casa una storia. E da qui, capendo il senso della letteratura, mi è venuta la passione per la scrittura e la lettura e anche se non leggo ancora molto, ho fatto molti passi avanti rispetto al passato.

Quindi Signor Covid ti ringrazio, perché stando in quarantena mi sono accorta che, come abbiamo letto molte volte in classe, si può essere liberi anche se apparentemente sembra di non esserlo.

Paola Banfi (III A – Scuola Secondaria di I grado)

 

Grazie alle famiglie! 33.400 euro raccolti

Un grande grazie! Per ognuna delle famiglie delle nostre scuole dell’Infanzia e Primaria che hanno deciso di rinunciare a parte, o a tutto, il rimborso della retta per aiutare chi oggi è più duramente colpito dalla crisi economica.

I 33.400 euro raccolti andranno, infatti, a integrare ulteriormente il Fondo Strani giorni istituito dal nostro Consiglio di Amministrazione per sostenere le nostre famiglie in difficoltà, favorendo loro la possibilità di continuare a scegliere le nostre scuole. Mai come oggi è evidente come la libertà di educazione sia possibile solo attraverso una unità profonda tra scuola e famiglie. In un impeto costruttivo capace di sacrificio da parte di entrambi, finalizzato all’educazione di ragione e cuore di ogni nostro figlio e studente.

Il bisogno è ancora tanto per questo vi ricordiamo due semplici strumenti: il vostro 5X1000 alla Fondazione Grossman (C.F.97475710154) e la donazione liberale (Fondazione Grossman – IBAN IT 30 X 03069 09606 100000014067)

Liceo Scientifico – Chi ha costruito il Duomo di Milano?

È un venerdì pomeriggio di giugno il giorno in cui si conclude, con una videolezione in diretta con gli Stati Uniti, il programma di Disegno e Storia dell’Arte per le classi terze scientifico. Si collega con noi Martina Saltamacchia, Associate Professor in Storia Medievale alla University of Nebraska Omaha. Con un entusiasmo coinvolgente ci racconta la sua ricerca sul sistema di donazioni che ha sostenuto nei secoli il cantiere del Duomo di Milano dal 1386 al XIX secolo. Tale avventura di conoscenza, che è proceduta attraverso la continua verifica di ipotesi elaborate intuitivamente e dimostrate attraverso la raccolta di dati e tracce concrete, ha avuto origine da una frase riferitale da un amico: La nostra vita è fatta per fare cose grandi, come i cristiani medievali che vivevano in catapecchie e costruivano cattedrali.

Laureata in Bocconi, Martina Saltamacchia affronta la storia dell’arte con un taglio economico. Ci mostra le foto dei registri delle donazioni su cui gli ufficiali della Fabbrica registravano in gotico-lombardo le donazioni della povera gente –quattro uova, uno scialle- così come dei ricchi mercanti, fino alla cifra ragguardevole di 14.000 lire garantita ogni anno da Gian Galeazzo Visconti. L’obiettivo è di verificare nei numeri quello che la tradizione popolare ha sempre tramandato, cioè che sia stato il popolo a costruire la cattedrale.

Veramente il popolo ha costruito le cattedrali?

Decifrando numeri e didascalie, presi a campione fra una grande mole di dati conservati, si può ricostruire un anno di cash flow in cui l’importo totale delle piccole donazioni supera di gran lunga la cifra elargita dal signore di Milano. Ma molto altro si può comprendere dai registri: emergono esempi di generosità e di dedizione, spaccati di vita quotidiana, abitudini e piccoli miracoli che accompagnano il grande cantiere in cui lavora nei diversi periodi fino al 10% della popolazione della città.

Il Duomo è dunque il risultato dell’opera di un popolo. Un popolo che si muove per quello in cui crede e la cui generosità paragonabile a quella delle famiglie della nostra comunità scolastica che hanno contribuito liberamente ad alimentare il fondo di solidarietà per il pagamento delle prossime rette scolastiche.

Ultimo giorno. L’amore per la scuola

L’ultimo giorno di scuola ha visto tutti gli studenti dei vari livelli, dalla Primaria ai Licei, riunirsi in assemblea con il rettore e i rispettivi dirigenti, per rispondere alla domanda circa quali diamanti, ossia scoperte, sia opportuno conservare e portare nel cuore al termine di un anno particolarmente travagliato e senza precedenti.

Quanto emerso dai vari interventi da parte dei ragazzi è un amore per la scuola, che si è svelata ai nostri occhi come un luogo in cui apprendiamo dentro a una trama di rapporti che significano amicizia, vita per tutti noi. Paradossalmente, tanti ragazzi hanno approfondito a distanza rapporti che prima davano per scontati. Allo stesso tempo, la scuola a distanza ci ha svelato il vero valore della conoscenza, che non è anzitutto il voto che possiamo conseguire in una certa prova, ma il gusto di conoscere le discipline per poter conoscere noi stessi.

All’inizio mi interessava venire a scuola per prendere il bel voto, ma ho presto capito che questo non mi bastava; voglio conoscere perché so che nella vita mi è e mi sarà utile per conoscere me stesso“. Oppure: “Ho scoperto che anche io valgo, che anche io posso conoscere come tutti, che anche io posso e voglio farcela“.

Noi tutti speriamo di poter tornare tra i banchi di scuola a settembre, ma intanto il primo vero diamante che abbiamo scoperto è che nessuna circostanza può impedirci di crescere. Alla conclusione dell’anno, tutti possiamo dire con orgoglio che un altro anno non è stato speso invano.

Guarda i due video realizzati dai docenti di elementari e medie per salutare quinte e terze

 

Multimedialità al Liceo Classico

Una delle specificità del Liceo Classico è lo studio dei linguaggi, nella loro formazione, struttura ed evoluzione. È per questo che tante delle ore curricolari sono dedicate alle lingue antiche e moderne e alle diverse forme letterarie che le hanno utilizzate e interpretate.

Nell’epoca attuale, anche grazie ai mezzi di comunicazione tecnologica sempre più userfriendly, si è diffuso un nuovo linguaggio: il linguaggio della multimedialità.

È parso quindi opportuno arricchire l’offerta formativa del Liceo Classico offrendo la possibilità di conoscere gli aspetti essenziali caratteristici di tale linguaggio. Nella prima parte dell’anno si è posta l’attenzione sulle specificità comunicative di immagini e sonoro, in voce, rumori e musica. Poi ci si è dedicati alla grammatica cinematografica, studiando inquadrature, movimenti macchina, audio e montaggio.

Ad ogni tappa gli studenti organizzati in gruppi hanno realizzato un documento nel quale hanno provato ad usare gli elementi e le forme espressive analizzate nei lavori di fotografi e registi. I lavori multimediali di fine anno sono stati finalizzati alla presentazione di un personaggio o al montaggio creativo. Un uso del montaggio video finalizzato alla comunicazione di un preciso messaggio che scorre di scena in scena.

1. La luce del giorno

2. A dream in quarantine

3. Tom Hanks

4. Imprevedibile covid

Liceo Scientifico – Apologia di Caravaggio

Un’ardua sfida per gli studenti di IVB del Liceo Scientifico, quella lanciata dalla prof. di Arte: inscenare la difesa di Michelangelo Merisi da Caravaggio, dopo l’omicidio che commise, in virtù di meriti artistici. Un lavoro a gruppi di formazione libera che doveva includere alcune parole chiave, la citazione di almeno tre opere, l’interpretazione di alcuni personaggi della vicenda di Caravaggio.

Sorprendente la risposta dei ragazzi, che si sono rapidamente organizzati in gruppi e hanno personalizzato forme e contenuti dei video. Ne proponiamo due: uno molto denso dal punto di visto del contenuto, l’altro molto simpatico nella realizzazione, che ha coinvolto anche il nonno di uno studente.

Apologia di Caravaggio di Soliani, Stucchi e D’Onofrio

Apologia di Caravaggio di De Nardi, Gradella, Sicignano e Roth

 

Liceo Classico – Cambiare atteggiamento

“Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema. Io non potevo cambiare la situazione e non posso tuttora, ma potevo cambiare il mio atteggiamento”.

Così Maria, studentessa di 5^ del Liceo Classico, racconta cosa è accaduto in questi strani giorni. Un altro dei tentativi sorti in questo momento di emergenza che stanno cambiando la vita delle nostre scuole e di chi le vive quotidianamente.

I primi giorni di quarantena continuavo a lamentarmi e a chiedermi il perché di questa situazione. Mi domandavo perché proprio quest’anno che è il mio ultimo da liceale, anno che dicono tutti essere il più bello, in cui si cresce tanto e si capisce molto di sé stessi. La prima settimana è passata così, tra una lamentela e l’altra. Poi ho capito che lamentandomi non avrei risolto nulla, non è di certo la mia lamentela che sconfigge il virus.

Dunque mi è venuta in mente una frase che da sempre mi sta a cuore: Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema. Ed era vero, io non potevo cambiare la situazione e non posso tuttora, ma potevo cambiare il mio atteggiamento. Così ho iniziato a smettere di lamentarmi e a stare di fronte alla realtà che mi era data anche se non era pensata e voluta da me. Il non poter fare ciò che avevo programmato e che desideravo, mi ha fatto veramente capire che la vita ci è stata data e, in quanto tale, non è nostra e non dipende da noi. Mai prima d’ora mi era stato chiaro che la vita è un dono e che non sono io che la faccio.

Inoltre, dovendo seguire le regole stabilite dal governo, bisognava passare l’intera giornata in casa.

Dunque avevo molto tempo a mia disposizione a cui non ero abituata, la vita normale era un continuo incalzare di impegni. Ho coltivato alcune mie passioni che, per la vita frenetica, non riuscivo a fare e ho avuto anche molto tempo per riflettere. Tante volte siamo succubi degli impegni e quasi non abbiamo neanche il tempo di fermarci a pensare.

Da queste riflessioni ho tratto ciò che ho imparato e sto imparando in questo periodo. In un periodo in cui non si poteva vedere nessuno e in cui non si aveva alcun tipo di contatto reale con gli altri, ho imparato a distinguere quali sono i rapporti per me significativi e quali no.

È stato evidente che avevo la necessità di sentire alcune persone e che questi rapporti potevano cambiare la giornata.

Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, e non ce la fai più. E dun tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano -, ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice.

Andrej Tarkovskij, Andrej Rublëv

Mi ha aiutato anche a capire chi mi vuole bene veramente. Ho notato che molti rapporti si sono solidificati e che c’è qualcosa di grande che li rende vivi.

Mi sono anche resa conto di quali sono gli ambiti in cui metto in gioco tutta me stessa, ambiti che sento vicini anche se lontani fisicamente. Ad esempio ho riscoperto il valore della scuola e della pallavolo. Prima questi luoghi erano per me un’abitudine e a volte ci andavo per obbligo e controvoglia, senza dargli troppa importanza. Quante volte abbiamo sperato in una nevicata che ci impedisse di andare a scuola? Adesso invece faremmo di tutto pur di tornarci.

In questi giorni difficili mi sono resa conto di quanto questi due ambiti siano incisivi nella mia vita. Sono ambiti in cui mi sento voluta bene e guardata per quella che sono , senza dover indossare maschere o altri mezzi per piacere e per essere accettata.

Chissà se un giorno butteremo le maschere/ che portiamo sul volto senza saperlo./ Per questo è tanto difficile identificare/ gli uomini che incontriamo.// Forse fra i tanti, fra i milioni c’è/ quello in cui viso e maschera coincidono/ e lui solo potrebbe dirci la parola/ che attendiamo da sempre.

Eugenio Montale

Mi hanno colpito molto i miei professori e il mio allenatore di pallavolo, il loro atteggiamento nei miei confronti: un domandare, un interessarsi non scontato, un essere presenti. Proprio dal loro atteggiamento è nato il mio desiderio di insegnare e di essere come loro.

Mi ha stupito anche la mia posizione nei confronti dello studio. Non avendo scadenze e pressioni ho avuto la possibilità di studiare cercando qualcosa per me. Non era uno studio finalizzato al voto, ma per una scoperta personale. Molte volte l’obiettivo di noi studenti è riuscire a fare più materie nel minor tempo possibile, così da potersi dedicare ad altro, rischiando però di perdersi il bello di ciò che si sta studiando. È stato impressionante come lasciandosi stupire e studiando avendo uno sguardo più attento e curioso, ho scoperto molte cose. Mi ha impressionato in particolare leggere testi di autori vissuti molti decenni fa e trovare qualcosa di vero per me, ora.

La cosa più preziosa che ho imparato da questo periodo è il valore delle singole cose. Ho appreso che nulla è scontato e solo ora sto capendo quanto valore può contenere un piccolo gesto. Vedere un amico, dare un abbraccio, prima era un’abitudine ed erano gesti di cui non mi rendevo conto dell’importanza che avevano. Per esempio, prima sottovalutavo lo stare in famiglia. Ognuno aveva i suoi impegni e i suoi orari quindi era già difficile fare una cena insieme. Invece in questa circostanza ho riscoperto ogni singolo componente di essa e mi sono accorta di quanto siano fondamentali. Ho recuperato il valore dello stare in famiglia.

Abbiamo vissuto il virus da protagonisti, mio papà è stato ricoverato e questo indubbiamente ha portato a molti pensieri e paure. In casa dunque è subito cambiato il clima, ognuno doveva pensare anche agli altri, aiutare nelle piccole cose quotidiane, curare i fratelli piccoli. C’era un’attenzione reciproca commovente che permetteva di stare di fronte a una realtà che nessuno avrebbe voluto.

Io mi sento molto arricchita e ho conosciuto tanti miei aspetti che prima ignoravo o mi erano oscuri. Penso sia stato un periodo significativo per tutti per comprendere fino in fondo ciò che ci sta a cuore. Ho voglia di tornare alla realtà di tutti i giorni con una nuova consapevolezza.

Da questo periodo in poi non potrò più dare nulla per scontato e ogni gesto sarà ricco di un valore immenso. Inizierò a guardare ciò che mi è dato come un dono e, memore di quanto ho scoperto in questo periodo, starò di fronte alla realtà essendoci pienamente.

Caro Theo,

ti scrivo per dirti quanto ti sono grato della tua visita.

Quando ti ho rivisto e ho preso a camminare con te, ho avuto una sensazione che da tempo non provavo più, come se la vita fosse qualcosa di buono e prezioso da tener caro. Mi sono sentito più vivo e più allegro di quanto non mi sia sentito da molto tempo, poiché man mano la vita è diventata per me meno importante, meno preziosa e quasi indifferente. Almeno, così credevo. Quando si vive con gli altri e si è uniti a loro da un affetto sincero, si è consapevoli di avere una ragione di vita e non ci si sente più del tutto inutili e superflui: abbiamo bisogno luno dellaltro per compiere lo stesso cammino come compagni di viaggio, ma la stima che abbiamo di noi stessi dipende molto anche dai nostri rapporti col prossimo.

Vincent Van Gogh        

Maria Cardani, 5^ Liceo classico