Straordinario Quotidiano. I finalisti

In tutto, ma proprio tutto, c’è la vita che scorre. Questa frase dei due giurati del Concorso Straordinario Quotidiano Giovanni Gazzaneo, giornalista e coordinatore di “Luoghi dell’Infinito” di Avvenire, e Max Mandel, fotografo e ricercatore iconografico, descrive alla perfezione la proposta e il lavoro svolto dai 480 ragazzi delle 13 scuole coinvolte.

Il raccontare attraverso uno scatto come, in una situazione come quella attuale, il nostro occhio cada e si soffermi su un particolare, pieno di fascino, qualcosa che avevamo sempre visto ma che ora vediamo in modo nuovo. E tutto cambia. Perché tutto custodisce quella promessa di bellezza che abbiamo visto in quel particolare.

Qui di seguito potete leggere il bellissimo messaggio che Gazzaneo e Mandel ci hanno voluto mandare e in allegato tutti gli scatti realizzati dai ragazzi selezionati dalle 13 scuole per partecipare alla finale. Il tutto in attesa di giovedì, quanto conosceremo il nome dei vincitori.

“Il mistero non è al di là della presenza delle cose, ma tutto custodito da quella presenza”

Massimo Recalcati

La bellezza è nello sguardo. Lo sguardo della madre per il suo bimbo. Lo sguardo dell’amata per l’amato. Vedere col cuore è cogliere una bellezza che altrimenti è preclusa, perché sempre oltre il puro apparire. La bellezza sa inabissarsi nel profondo, abita le radici del nostro essere: è l’immagine divina di cui siamo fatti.

Vogliamo innanzitutto ringraziare i ragazzi che hanno partecipato a questo concorso: avete realizzato immagini che ci hanno colpito. Siamo rimasti stupiti dal vostro saper guardare, saper cogliere le cose, ma soprattutto voi stessi e i vostri cari. In tutto, ma proprio tutto, c’è la vita che scorre: in questa vostra e nostra quotidianità chiusa in una casa, a volte in una stanza, nonostante le porte chiuse, nonostante il mondo che sembra scomparso e possiamo abbracciare solo da una finestra, o da un balcone, o dallo schermo dei nostri computer, nonostante le cose che ci mancano e che ci sono care e che sono parte importante dell’esistenza, a partire dalla scuola, dagli amici, dallo sport…

Una vita che può essere bella, buona, vera nonostante tutti i limiti. Perché la nostra vita è oltre tutti i limiti, tutte le imperfezioni, tutti gli incidenti e tutti i virus di questo mondo. Ce lo avete mostrato voi con le vostre immagini tutte bellissime.

Ringraziamo anche i vostri professori e chi ha ideato questo concorso. Perché vi hanno dato la possibilità di esprimervi attraverso le immagini. Il nostro presente, come mai prima nella storia degli uomini, è povero di parole e sovrabbondante di immagini, immagini troppo spesso vuote, inutili, volgari. E in questa sovrabbondanza emergere le vostre immagini e sbocciare un piccolo miracolo: vere, belle, allegre o dolenti non importa, ma tutte piene di vita autentica. Sono piccole grandi icone, immagini che resteranno per voi e per noi.

Non perdete mai questo sguardo pulito e pieno di speranza, questo sguardo che non si lascia “chiudere” ma che va oltre. Uno sguardo che rispecchia i vostri giovani e bellissimi cuori. Vale la pena rimanere fedeli a questo sguardo che sa vedere.

Giunga a tutti voi il nostro grazie 

Giovanni Gazzaneo e Max Mandel

Finalisti scuole concordo Straordinario Quotidiano (pdf)

Finalisti scuole concorso fotografico Straordinario quotidiano

 

Secondaria – Anche in casa l’esperienza della conoscenza

Ogni occasione d’incontro con la realtà può fornire spunti interessanti quando si è coinvolti in un’esperienza di conoscenza. Così anche stare in casa può essere l’occasione di fare esperienza diretta della matematica. 

La sfida iniziale lanciata ai ragazzi di prima media è stata quella di cercare e fotografare in casa angoli la cui ampiezza misurasse 30°, o 45°, o 60°, o 90°.

Per intraprendere la sfida, in mancanza degli strumenti, è stato necessario costruirli. Così la prima tappa del lavoro è diventata la costruzione delle squadrette di carta (30°, 60°, 90° e 45°, 45°, 90°). Comprendere dallo schermo le istruzioni non è stato semplice e per tutti avere le proprie squadrette a casa è stata una conquista, poiché quelle vere si trovavano a scuola.

Il lavoro successivo di ricerca ha permesso ai ragazzi di fare esperienza diretta dell’ampiezza di angoli noti, dovendoli confrontare con ciò che vedevano intorno a loro.

È stato possibile mettere in gioco e rinforzare il concetto di congruenza fra due angoli: sovrapporre perfettamente l’angolo della squadretta all’angolo trovato è la verifica della misura della sua ampiezza. Una ricerca che necessita l’osservazione e la stima di ciò che si vede e la successiva verifica con gli strumenti. Tanti ragazzi hanno lasciato traccia nella loro foto della verifica che hanno fatto, dimostrando all’interlocutore la correttezza della loro stima.

Un aspetto entusiasmante per i ragazzi è che il particolare, magari prima sconosciuto, sia potuto diventare fonte di conoscenza, anche in una realtà ristretta come la casa.

Il lavoro mi è piaciuto tantissimo, perché ho visto che anche solo nei nostri ambienti casalinghi possiamo trovare tanti angoli che ci circondano. Ha scritto uno studente. E un’altra ragazza ha scritto: A me è piaciuto molto questo lavoro, perché è una cosa nuova e che non facciamo di solito che mi ha interessata.

A lezione in videoconferenza ho mostrato tutti i lavori ai ragazzi in un power point. Questa modalità è stata una ricchezza: tutti si sono resi conto di chi si era spiegato meglio, delle mie eventuali correzioni e di chi si era messo davvero in ricerca.

La disponibilità al confronto ha fatto emergere una certa maturità nei ragazzi, molti dei quali mi hanno mandato altri angoli o le correzioni dei loro lavori.

A seguito dell’entusiasmo mostrato per il lavoro proposto ho lanciato un’ultima sfida: trovare in casa degli angoli che fossero somma di angoli delle squadrette. Alcuni hanno accettato la sfida mostrandosi capaci di trovare angoli somma per accostamento di angoli consecutivi tramite gli strumenti. Oltre al corretto utilizzo delle squadrette ho potuto verificare la capacità dei ragazzi di associare all’angolo somma la sua ampiezza.

Prof. Marta Borgonovo

Guarda il lavoro realizzato dai ragazzi: Alla ricerca degli angoli

alla ricerca degli angoli

I vincitori del concorso “Straordinario quotidiano”

Sono Maria Chiara Bertani, Leonardo Guarda e Susanna Chieppi i vincitori della prima fase del concorso fotografico Straordinario quotidiano. 

I tre studenti delle classi terze della Scuola media della Fondazione Grossman dopo aver superato la prima selezione, effettuata dai due docenti di arte, tra i 57 partecipanti, sono risultati i più votati dagli insegnanti della scuola tra i 24 finalisti (guarda qui il video). Ora i loro tre scatti parteciperanno alla seconda fase del concorso con altre scuole della Lombardia che hanno deciso di accettare la nostra proposta.

Il podio è così composto:

Lo sguardo di semplicità di Maria Chiara Bertani (III A)

2° ex aequo Sognando il mare di Leonardo Guarda (III A) e Una diversa prospettiva di Susanna Chieppi (III C)

Secondaria – Straordinario quotidiano i finalisti

Nell’attesa di mercoledì, quando saranno decretati i primi 3 classificati, guarda il video con le foto dei 24 finalisti del concorso fotografico “Straordinario quotidiano”.

57 partecipanti di tutte le classi terze della Scuola Secondaria. 24 finalisti selezionati dai professori arte, Giorgio Salvato e Pietro Albetti. Una votazione online effettuata dagli insegnanti della Scuola Secondaria per decretare i 3 vincitori che parteciperanno alla seconda fase del concorso con altre scuole di Milano.

“Il mistero non è al di là della presenza delle cose, ma tutto custodito da quella presenza” Massimo Recalcati

Come quel giorno, il primo della settimana  

Il Vescovo di Milano, Mario Delpini, ha mandato questo messaggio al nostro Rettore in risposta all’invio delle riflessioni delle classi terze medie suscitate dalla lettura della sua recente omelia di domenica 29 marzo durante le ore di religione.

Egr sig Rettore, dottoressa Paggi,

grazie dell’attenzione e dell’augurio che ricambio di cuore.

Invoco per Lei, per tutti coloro che Le sono cari, per tutta la Fondazione Grossman, la grazia della Pasqua di quest’anno. Anche se le porte sono chiuse, Gesù risorto entra nella casa e la riempie di gioia.

Auguri

+ Mario

 

Come quel giorno, il primo della settimana

 

Erano chiuse le porte,

quel giorno, il primo della settimana.

Dietro le porte chiuse

abitavano discepoli spaventati:

erano chiusi i pensieri, non solo le porte;

era corto lo sguardo,

era triste il volto,

era arido il cuore,

era spenta la speranza.

La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana,

il primo della vita nuova

venne Gesù.

Anche dietro le porte chiuse

si celebra l’incontro:

lo sguardo riconosce nella gloria del Risorto

il compimento dell’amore crocifisso.

Venne Gesù:

il cuore si apre alla grazia,

il volto si dispone alla gioia,

lo sguardo si allarga alla missione fino ai confini del mondo,

la storia sbagliata è avvolta dalla grazia del perdono.

E la speranza! Ah, la speranza non si trattiene in angusti confini,

è speranza di vita eterna!

Viene Gesù, anche quest’anno

il primo giorno della settimana

mentre sono chiuse le porte,

la fede riconosce il Signore,

la casa ospita la gioia.

E la speranza! Ah, la speranza!

Auguri per la Santa Pasqua,

quella di quest’anno 2020, nel tempo dell’epidemia,

santa Pasqua!

Scuola Secondaria – Sbocciano ancora fiori gioiosi?

Sbocciano ancora fiori gioiosi? E quale sole lo permette? 

Domenica 29 marzo l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha celebrato la Santa Messa in Duomo, da solo, senza fedeli. I giorni successivi la sua Omelia è stata letta nelle terze medie dall’insegnante di Religione, che ha sfidato i ragazzi a rispondere, liberamente, a una domanda. Ecco il frutto di questa immedesimazione e condivisione…

«Irradiate la gioia! Svegliate la bellezza!»

Proposta di immedesimazione con la “parabola” dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, in riferimento all’omelia di domenica 29 marzo 2020, per le classi terze.

Rimanendo dentro la metafora che usa l’arcivescovo Mario Delpini, prova a rispondere a questa domanda, con libertà e sincerità: in questi giorni così particolari, anche di sacrificio, vissuti in casa con la mia famiglia, ho visto «fiori gioiosi, profumati e colorati» sbocciare intorno a me o dentro di me? Quale «sole» lo ha permesso?

«Credo che non mi siano ancora spuntati dei “fiori” meravigliosi, però credo che in questo periodo si cerchi più che mai il valore della propria esistenza, pensando di conseguenza maggiormente al Signore, che da lassù ci predilige, e inoltre penso che stia capendo meglio il valore della famiglia e la bellezza di aver la loro presenza qui accanto»

«In questi giorni il momento più gioioso per me è stato ieri quando ho saputo che mio zio, che è in ospedale e sta male per il Coronavirus da molti giorni, finalmente adesso sta un po’ meglio e quindi per me sono “fiori gioiosi, profumati e colorati” che sbocciano»

«In questo periodo di sconforto sono sbocciati in me e nella mia famiglia dei “fiori gioiosi, profumati e colorati”, il “sole” è proprio questo periodo, perché stando a casa e convivendo insieme tra noi fratelli ogni singolo secondo ci siamo riscoperti»

«In questo periodo di quarantena in cui siamo costretti a stare a casa ho visto tanti “fiori” sbocciare intorno a me, ho riscoperto tante persone con le quali magari avevo litigato e altre con le quali non avevo mai approfondito un legame profondo, il “sole” che l’ha permesso penso sia stata proprio questa situazione in cui siamo costretti a stare chiusi in casa. Ho capito che ci sono tante persone nella mia vita che devo ancora scoprire (oltre a me stessa), ma onestamente adesso posso già dire di essere molto felice»

«In questi giorni così particolari, vissuti in casa con la mia famiglia, ho visto sbocciare il “fiore” della passione per la lettura, che prima non sapevo di avere. Un pomeriggio durante la quarantena, mia sorella mi chiese di fare un patto, nel quale lei prometteva di prepararmi una merenda e io, in cambio, di leggere un capitolo di un libro che aveva già letto in passato. Accettai e mi misi a leggere. Dopo aver letto quel capitolo, non riuscii più a smettere, talmente ero affascinata dalla storia. Dopo quello stupendo pomeriggio di lettura mi resi conto che il “sole” che mi aveva fatto appassionare era mia sorella, la mia unica sorella che mi aiuta sempre»

«Penso che in questi giorni il “sole” sia rappresentato dalle varie associazioni che in questa situazione di emergenza compiono atti di solidarietà verso i più bisognosi e che essi, ovvero le persone povere e malate, siano i “fiori” a beneficiarne»

«Io ho visto questi “fiori” quando nei palazzi circostanti al mio (mio compreso) le persone hanno fatto dei flash mob per i medici. Questo mi fa pensare che la speranza e la gioia ci sono ancora nelle persone»

«Il “fiore” che è sbocciato è stato il desiderio di rivedere i mie compagni o amici, non avevo mai pensato così tanto a loro»

«Durante questi giorni ho capito che bisogna vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, in questo periodo si è creato un nuovo rapporto anche con i vicini. Mentre prima ci scambiavamo solo un ciao, ora ci aiutiamo anche con la spesa. Penso che il “sole” che l’ha permesso sia stata la consapevolezza»

«Il mio “fiore” è fiorito nel mio cuore e il mio “sole” sono tutti quelli che mi stanno a fianco e mi aiutano a vivere questa difficoltà»

«In questo periodo non sono nati molti “fiori” in casa, siamo tutti abbastanza tristi e malinconici. Però ho notato che dentro di me sta nascendo della speranza, che tutto questo finisca presto, soprattutto mi sto ponendo molti obiettivi, perché desidero essere una persona migliore quando tutto ciò finirà»

«Secondo me il “fiore” che è cresciuto maggiormente in questi giorni è il rapporto con la mia famiglia, perché ora abbiamo più tempo per stare insieme grazie a questo “sole” della quarantena»

«In questi giorni è sbocciato un “fiore” particolare dentro di me, che stavo cercando di far nascere da tempo, ma nonostante i miei sforzi, non riuscivo a farlo fiorire. Stavo cercando di trovare un senso alla vita, un fatto valido per cui la vita andasse vissuta. A un certo punto è arrivato il “sole” che ha fatto sbocciare il fiore. Questo sole era la riflessione… Ora mi sembra così ovvio. La vita va vissuta per essere felici. L’ho capito quando non ero più felice. E stavo male. Grazie al sole adesso ho il più bel fiore proprio dentro di me. E non si appassirà. Mai»

«Purtroppo in questo periodo non sta sbocciando nessun “fiore gioioso”, ma invece la situazione in casa è peggiorata, tra litigi per il troppo stress del rimanere in casa»

«Per prima cosa la volevo ringraziare per il lavoro che ci ha dato da fare, questo mi ha permesso di dare un senso anche a questa situazione. In questi giorni così strani ho potuto vedere dei “fiori gioiosi” sbocciare semplicemente stando a casa con la mia famiglia. Mi sono potuta accorgere del bello di stare in famiglia e ho iniziato ad apprezzare la bellezza che può venire fuori nello stare tutti in casa, cosa che prima non riuscivo a fare, e questo mi ha permesso di vedere dei pregi e delle particolarità nei miei fratelli che prima non vedevo, mi colpisce che in questa situazione si può riuscire ad apprezzare qualcosa e vedere con occhi nuovi quello che prima davi per scontato»

«Il “fiore” che è cresciuto maggiormente in questi giorni è stare più tempo con la mia famiglia, perché mi ha fatto conoscere più cose su di loro che ancora non sapevo»

«La prima cosa che mi è venuta in mente sono i miei amici e compagni della pastorale giovanile. I miei educatori e quelli degli altri gruppi in questi giorni ci tengono davvero tanto a rimanere in contatto con noi, anche di più proprio per il fatto che non ci possiamo vedere di persona. Ci chiamano e ci scrivono per farci compagnia, i ragazzi del coro hanno anche montato un video in cui ognuno a casa sua cantava una canzone per noi. Penso che loro siano per me un esempio di questo “sole” che ci sta facendo “germogliare”»

«In questi giorni difficili sono sbocciati molti “fiori” intorno a me, ma quello più bello è quello della compagnia della mia famiglia e dei miei cari. Un altro “fiore” è quello dell’affetto, di cui abbiamo bisogno tutti anche quando ci si sente bene»

«Io penso che questi giorni di quarantena mi abbiano aiutata molto a trovare me stessa, cioè sono fioriti in me molti pensieri sulla mia vita e anche sulle mie amicizie. Penso che mi sia servita molto questa quasi “pausa dal mondo”»

«Il mio “sole” che mi fa sbocciare è mia madre. Da mia madre prendo esempi quando voglio essere paziente, quando devo sopportare qualcuno o qualcosa che non mi piace. Grazie a lei sto imparando che anche stando chiuso in casa posso trovare qualcosa di bello anche nelle cose semplici che vedo e faccio, sento che ci sono altre cose che non conosco di me»

«Non ho visto né in me, né intorno a me sbocciare “fiori” di questo genere»

«Credo che la metafora usata si riferisca a come ogni persona può scegliere di essere, noi siamo i semi, in fondo dei semplici semi, ma con un grandissimo potenziale. Ognuno di noi può scegliere di nascondere il proprio potenziale, come i semi possono stare in cantina, ma è nel momento in cui ci alziamo, ci esponiamo ai dolori, alle tristezze e a tutto quello che ci aspetta, che riusciamo a condividere appieno ciò che di bello abbiamo da dire e da dare agli altri. In questi giorni di grande sconforto, in cui siamo fisicamente chiusi in casa, potremmo chiuderci in noi stessi e non sentirci parte di ciò che accade intorno a noi. Quello che però ho notato è che molte persone sono sbocciate come i semi, hanno cantato, parlato, condiviso pensieri riguardo ciò che stiamo vivendo, e questo mi ha fatta sentire di nuovo bene, non come se nulla fosse, ma come se nonostante il male ci sia sempre qualcuno che affronta la sofferenza con te e fa sembrare tutto un po’ più bello»

«In questi giorni non ho visto sbocciare “fiori” di questo tipo, né in me né in altre persone di mia conoscenza»

«Io sono fiorita proprio qui in quarantena in un periodo che tutti ritengono buio e grigio, ma dove io ho visto la luce, ho visto me, mi sono conosciuta. Quando andavamo a scuola io mi sentivo sempre in competizione, dovevo sempre dimostrare qualcosa, dovevo sempre mostrare un lato di me che in realtà non mi apparteneva. Volevo piacere a tutti, anche a persone che non mi conoscevano. Non ero io, non ero felice. Invece eccomi qui, in quarantena con la mia famiglia. Ho avuto più occasioni per conoscermi, per essere me, per essere felice. Sa, io ho perso mio nonno non potendo neanche salutarlo e tenergli la mano standogli accanto. Non ho potuto nemmeno abbracciare mia nonna e mio padre per consolarli, ma ho chiesto a Gesù di stargli vicino, di portargli il mio sorriso che a loro piace tanto»

«In questi giorni in casa non abbiamo nessuna fretta di fare le cose, perciò si possono osservare meglio i dettagli, i particolari di tutto ciò che ci circonda, apprezzarne meglio il contenuto vero, come normalmente non riusciamo a fare. Sono tre settimane ormai che siamo chiusi in casa, forse di più. Mi sono accorto di apprezzare momenti che prima consideravo banali: ho scoperto l’immensità di sapori che ci sono in un piatto di pasta al pomodoro, stando al balcone ho apprezzato il vento fresco che prima mi infastidiva, ho guardato le api che si poggiavano sui fiori, ho ascoltato la voce di mia madre, ho ascoltato il silenzio. Ho cercato di usare di più il mio cervello, di riflettere e di pensare. Grazie alla mia coscienza sono riuscito a capire che nulla è scontato, nulla è davvero banale. Spero di non dimenticarlo, dopo che sarà tutto finito»

«Durante questo periodo, mia sorella ha portato una sua amica al mare ed è qui da un mese! Con la mia famiglia stiamo legando sempre di più con lei. Lo ha permesso la voglia di essere sempre più legati alle persone che ci stanno accanto»

«In questi giorni di quarantena in casa c’è stato un clima di grande tensione. Mio papà è molto preoccupato per l’azienda. Ho cercato di essere sempre più positiva, anche se non è molto semplice, ho cercato di coinvolgere tutta la famiglia in alcune attività: ho iniziato a vedere dei film o a giocare a giochi da tavolo con le mie sorelle. Vado a correre nei campi con mio cognato, giochiamo ai videogiochi e a calcio, cucino con la mamma e gioco a palla con il papà. Il clima è migliorato. Ora siamo tutti meno tesi e ci diamo una mano per rimanere allegri. Penso che la mia positività in questo periodo sia stata utile a tutti, abbiamo iniziato a darci una mano con la spesa, con i gatti e ad andare in farmacia. Non vedo così tanta negatività in questa quarantena, perché ha unito di più la mia famiglia, ma allo stesso tempo non posso vedere i miei nonni e abbracciarli, o vedere i miei nipoti e giocare con loro, inoltre molta gente sta morendo e non va dimenticata»

«Sì, ho visto “fiori gioiosi, profumati e colorati”, vedendo una piccola “luce” nel tunnel profondo che stiamo vivendo; lo hanno permesso la speranza che tutti noi abbiamo in Dio e la solidarietà»

«In questi giorni personalmente non ho visto né “fiori” sbocciare né luce brillare, però grazie a questa lettura ho capito che forse non devo aspettare il sole che mi illumini, che mi riscaldi; ma devo agire io. Forse non sono io che ho bisogno degli altri, del profumo, del canto, ma sono gli altri che hanno bisogno del sole che li illumini, di qualcosa di bello che per un attimo porti gioia. Io ci proverò anche solo con semplici gesti che possono sembrare insignificanti»

«A parere mio, i “fiori colorati” in questo momento sono le piccole cose che non mi distraggono dalla brutta realtà, ma che mi fanno capire e, quindi, apprezzare di più il mio quotidiano. Invece il “sole”, sono tutte le persone che si stanno impegnando per risolvere questa situazione e per farci tornare tutti alla normalità»

«Qualcosa che posso comparare ai “germogli di fiore” dentro di me è sicuramente la pazienza, cosa che ho dovuto e che ho potuto sviluppare grazie al “sole” della quarantena, che mi obbliga a rimanere in casa e aspettare che tutto questo finisca. Credo comunque che mi porterò questo nuovo “germoglio” anche dopo questa esperienza, e che ne possa fare buon uso»

«In questi giorni i “fiori gioiosi, profumati e colorati” credo siano i momenti felici. Il “sole” che li fa crescere è Dio, il sole della gioia e della speranza»

«In questi giorni difficili, sì, sto vedendo “fiori gioiosi” sbocciare sia dentro di me che fuori, nella mia famiglia, ma soprattutto in mia mamma. Io e lei stiamo condividendo preghiere e riflessioni e spesso partecipiamo alle preghiere collettive che ci sono in televisione. Io sento che ci sono questi fiori perché c’è il “sole” che li fa sbocciare. Il sole è Gesù che in questi tempi difficili mi sta aiutando molto e mi permette appunto di aprirmi con lui proprio come un fiore che sboccia. In quarantena ognuno ha bisogno dell’altro, bisogna convivere con la propria famiglia in tutte le ore del giorno e tirare avanti fino a quando questa vicenda non si concluderà. Questo è possibile farlo scoprendoci e aprendoci, ed è Gesù che mi permette ogni giorno di essere un “fiore profumato”»

«Per me questa domanda è molto facile, il mio “sole” è mio padre e i “fiori” siamo noi, mio fratello, mia sorella, mia madre e io. Mio padre riesce a estrarre una risata e un sorriso a chiunque, anche in un periodo come questo»

«Io ho visto “sbocciare fiori” quando cucino con mia mamma, quando gioco a carte con lei, quando gioco con il papà, quando mi fanno usare il computer, quando di sera mi fanno vedere Harry Potter fino a tardi, quando gioco con il pappagallo, che non ti fa mai perdere la felicità. Tutti questi punti che ho scritto mi dicono che ci si può divertire anche non uscendo di casa. Il “sole” che li fa crescere è Dio con Maria che, vedendoci in questa situazione, ci danno una mano»

«In questi giorni così particolari e difficili ho visto “fiori” sbocciare stando di più con i miei genitori, con i quali di solito non passo molto tempo a causa dei vari impegni, e facendo ogni tanto una videochiamata ai parenti che vivono a Milano, ma soprattutto a quelli che vivono a Roma, cosa che mi ha fatta sentire più vicina a loro»

«In questa quarantena mi sono accorto di molti “fiori” che sbocciano, sia in famiglia che al di fuori. Un esempio banale sono tutte le persone sui social che chiedono o fanno qualcosa per restare uniti, per tenere compagnia a tutti quelli che non hanno niente da fare o per avere una distrazione dal lavoro. Banalmente tra i miei amici alla play station c’è una voglia di giocare tutti insieme. Secondo me tutte queste cose sono “fiori sbocciati”, perché nessuno era obbligato a fare questo, tutti potevano stare nel loro piccolo, isolati dal mondo»

«Sì, ho visto germogliare in me questi “fiori gioiosi, profumati e colorati” grazie alla speranza e al coraggio della mia famiglia»

«Mio fratello abita al sesto piano e in questi giorni scende ogni sera per giocare con me e mio fratello o per vedere un film insieme, e ogni volta che lo sento arrivare mi sento un’altra persona: credo sia un raggio del mio “sole”. Questo perché il miracolo vero non è il fatto che ci sia lui, ma che abbia tutta la mia famiglia, il vero “sole”, insieme a me»

«Sì, in questi giorni di quarantena ho visto parecchi “fiori” sbocciare. Il “sole” che gli ha permesso di germogliare è stato quello della mia famiglia. Infatti, anche se questi giorni sono un po’ noiosi, la mia famiglia cerca di rendere tutto più interessante in casa. Grazie a essa ho scoperto nuovi modi per trascorrere il tempo, insieme creiamo delle attività alle quali tutti possono partecipare. Dentro di me sono sbocciati dei “fiori” che mi hanno fatto capire l’importanza dello stare insieme»

«In questi giorni così tristi ho visto un “fiore” sbocciare dentro di me e cioè ho riscoperto la bellezza nei piccoli gesti. Infatti, mentre prima davo molte cose per scontato, ora sono chiamato a riflettere e ho capito cosa sia veramente importante per me. Credo che la quarantena stessa sia stata il “sole” che mi ha dato l’opportunità di sbocciare. In questo modo ho riscoperto l’importanza di una chiamata o di una risata con un amico o ancora di una cena insieme alla famiglia. Mi sono reso conto di quante cose inutili credevo importanti»

«Durante questa quarantena, che a mio modesto parere è davvero difficile, ho scoperto in mia sorella un “fiore”. Sono consapevole che questa situazione è difficile anche per lei, eppure nonostante il suo carattere complicato è per me un “sole” in questo periodo. Non so perché, eppure riesce a trasmettere un senso di sicurezza nelle sue azioni o parole. La sua non è una certezza, nessuno sa quando finirà o come finirà, eppure è certa che in tutto questo c’è un senso (che per me è ancora ignoto)»

«Sicuramente in questo periodo sto riuscendo ad aumentare il tempo dedicato a me stesso, scoprendo cose nuove, ma anche in casa ho notato un miglioramento del tempo trascorso in famiglia»

«Ho visto dei “fiori” sbocciare intorno a me. Il “sole” che mi ha permesso di “farli sbocciare” è una mia amica, perché io nel primo periodo di quarantena stavo facendo un po’ fatica e lei mi ha detto di provare a trovare almeno una cosa bella per ogni giornata e di non stare chiusa in camera mia tutto il tempo»

«Questi giorni di quarantena sono sicuramente duri e difficili per tutti noi, in quanto sono di enorme sacrificio. Nonostante la situazione, qualche “fiore gioioso” è sbocciato dentro di me. La perdita della quotidianità, intesa come scuola e attività sportive, ha fatto in modo che trascorressi molto più tempo con la mia famiglia e che me la godessi maggiormente. Tutto ciò è stato permesso da un “sole” particolare, buio, che ci ha costretti a rimanere a casa. Fortunatamente, in questa oscurità, ho apprezzato la luce che si è accesa in me, non più fatta dalla quotidianità, bensì dalle piccole e grandi cose che giornalmente occupano il mio tempo»

«In parte non sono sbocciati dei “fiori”, perché non posso uscire e vedere amici e familiari, ma passando tanto tempo a casa ho la possibilità di stare più tempo con la mia famiglia»

«In questi giorni è sbocciato in me il “fiore” dell’amicizia con i cavalieri. Nonostante la distanza ogni venerdì ci colleghiamo in videoconferenza e questa felicità, che contrasta la tristezza che provoca il virus e che va oltre ogni divieto, mi ha fatto capire che c’è qualcosa o meglio Qualcuno che ci aiuta a tenere stretto il legame di amicizia che abbiamo: Gesù»

«No, in questi giorni non è sbocciato nessun “fiore” dentro di me, perché anche se sono serena a casa mia non vedo più i miei nonni e non ho più molta libertà, per esempio di uscire con i miei amici»

«Stare in casa in questo periodo e non uscire è difficile, mi manca la normalità. In questi giorni che sono a casa il “fiore” che è sbocciato in me è quello di imparare a non annoiarmi, quindi ho scoperto cose che mi piacciono fare, per esempio cucinare e disegnare»

«Il “sole” che ha permesso lo sbocciare di “fiori” in questi giorni intorno a me è stato il sole della speranza, della voglia di ricominciare e di voler ritornare a fare quello che facevo prima. Questo sole farà sbocciare ancora di più i miei fiori e la mia anima, apprezzando ancora di più lo stare insieme agli amici e alle persone che mi vogliono bene. Quando finirà tutto il sole sarà più splendente»

«Ho visto sbocciare dentro di me un “fiore” un po’ particolare, il fiore “di non dare tutto per scontato”, questo fiore rappresenta varie situazioni a cui non davo il giusto valore e che adesso sono difficili da fare, come: la libertà di uscire con le amiche, di uscire in giardino, di andare a scuola, di fare sport e di andare a fare la spesa, magari più volte al giorno o alla settimana. Il “sole” che ha permesso a questo fiore di sbocciare è stata proprio la quarantena, con le sue regole di reclusione. Pensano tutti che la quarantena sia una cosa negativa, ma per un certo verso è anche positiva perché mi ha permesso di avere più tempo per riflettere su me stessa, su quello che mi piace fare e su ciò che non mi interessa. Questa quarantena mi ha permesso di condividere maggior tempo con la mia famiglia, con mia sorella e i miei genitori, e anche se non sempre in modo facile, abbiamo avuto la possibilità di scambiarci tante idee ed emozioni»

«In questi giorni di quarantena è come se fosse sbocciato un “fiore” dentro di me. Ovvero ho capito che quando si è in compagnia degli amici bisogna godersi ogni momento perché, come in questo caso, non si sa mai cosa possa accadere. Il “sole” che ha fatto sbocciare questo fiore è stata la nostalgia che sto sentendo per non poter vedere le persone a cui voglio bene»

«In questi giorni tutti vivono un sentimento di oppressione, in quanto vengono privati della loro quotidianità. Io mi sono sentita rinchiusa, proprio come quei fiori rinchiusi in cantina. E all’inizio facevo fatica a trovare qualcosa con cui passare il tempo che mi rendesse felice, perché non avevo mai pensato a quante cose potessi fare in casa, quante cose potessero soddisfarmi. Così ho cominciato a guardare la situazione con occhi diversi, da un’altra prospettiva. Sono emerse delle passioni, probabilmente alcune delle quali non permarranno nel tempo, ma ho saputo ritrovare felicità e speranza stando a casa. Invece per quanto riguarda quale sia stato quel “sole” che mi ha permesso di rendere i “fiori gioiosi e colorati”, credo sia stata proprio la mia forza di volontà»

«Sì, credo che in me stiano fiorendo dei “fiori”. Una sera dopo cena i miei genitori mi chiesero se volessi recitare il Rosario che stavano facendo in televisione, io accettai l’invito perché era da parecchio tempo che non ne dicevo uno per intero. Una volta finito, io mi sentii diverso, più felice, senza paure, come se avessi rinnovato la mia fede. Per me è stata una situazione stranissima, mai provata prima. Quindi il “sole” che, secondo me, sta facendo sbocciare questi fiori è il Signore»

«Molto sinceramente devo dire che non ho compreso a fondo il significato della lettura o, meglio, il significato penso di averlo capito, ma so di non avere ancora scoperto qualcosa. In questi giorni non ho avuto particolari esperienze simili a quelle della lettura, ma una cosa è successa: sono riuscita a riscoprire tutto ciò che per la mancanza di tempo e di attenzioni avevo lasciato da parte, come hobby e sogni, perciò penso che questo possa essere considerato un “germoglio” e il tempo e le attenzioni il “sole”»

«Ogni giorno ho visto diversi “fiori” sbocciare: il sacrificio dei medici che cercano di salvare delle vite, mettendo a repentaglio la propria. Ho visto la generosità di molti personaggi celebri donare per una causa comune. Ho visto la bontà dei sacerdoti. Ho visto la luce del Papa, punto di riferimento per i cristiani, nella sera piovosa di San Pietro. Ho visto la scienza supportata dalla forza della religione. Posso aiutare nel mio piccolo restando a casa. Vedo i miei genitori ogni giorno prendersi cura di me, portarmi gioia anche in un momento così tanto difficile. Mi auguro che in questa primavera non sboccino solo fiori profumati nei campi, ma sboccino la fede, la speranza, in molti cuori che fino a ora sono stati aridi»

 

Scarica qui la versione in pdf con tutti i contributi: «Irradiate la gioia! Svegliate la bellezza!»

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Arte. Un nuovo sguardo sulle solite cose

Ogni giorno occhi nuovi” e “Straordinario quotidiano”: l’insegnamento di arte nelle scuole primaria e media on line alla ricerca di un nuovo sguardo sulle solite cose.

La proposta di lavoro che gli insegnanti di arte della nostra Fondazione hanno rivolto in questi giorni di quarantena ai bambini della scuola primaria e ai ragazzi delle terze della scuola secondaria è nata a partire dal desiderio che questa circostanza, come richiamato anche dal rettore nel suo discorso alle famiglie, possa essere vissuta come un’opportunità. Una reale opportunità di conoscenza sperimentata mediante l’osservazione e la restituzione di una parte di realtà attraverso le tecniche specifiche del linguaggio artistico.

Ai bambini della scuola primaria è stato proposto un unico tema per tutte le classi: “ogni giorno… occhi nuovi“. L’occasione per sentirsi uniti nel lavoro proprio come lo siamo nella medesima condizione di sacrificio, tutti quanti, dai piccoli ai grandi. A partire dall’osservazione delle opere di alcuni grandi maestri che hanno saputo cogliere la bellezza anche negli oggetti più umili e quotidiani.

I ragazzi delle medie hanno invece proseguito nel lavoro sul linguaggio fotografico, iniziato nella prima parte dell’anno, attraverso la realizzazione di uno scatto che affrontasse la tematica dello “straordinario quotidiano”.

Bambini e ragazzi hanno provato a guardare davvero ciò che ci circonda, mettendosi quasi in ascolto con gli occhi, lasciandosi stupire dalla novità che può emanare da un oggetto che si ha sempre davanti agli occhi ma da cui non ci lascia mai “chiamare”. La conoscenza parte da qualcosa d’altro che ci interroga, ed è essenziale lasciarsi educare a questo ri-conoscimento quotidiano!

Maria Regina Rizzini – Giorgio Salvato

Secondaria. Straordinario quotidiano

“Il mistero non è al di là della presenza delle cose, ma tutto custodito da quella presenza”

Massimo Recalcati

Concorso fotografico “Straordinario quotidiano” rivolto alle classi terze della Scuola Secondaria di I Grado della Fondazione Grossman.

In questo difficile momento che il nostro paese sta vivendo a causa della diffusione del virus Covid-19 ciascuno di noi è spesso chiamato a vivere una condizione di isolamento nella quale l’ambito domestico è il luogo nel quale per molti si svolge l’intera giornata. Una condizione nella quale il tempo scorre molto spesso senza che accada nulla di eccezionale.

Luoghi, oggetti e persone che ci circondano diventano spesso scontati e privi di interesse. L’abitudine e la noia prendono il sopravvento e tutto perde di interesse.

Capita però che proprio in queste situazioni il nostro occhio cada e si soffermi su un particolare, pieno di fascino, qualcosa che avevamo sempre visto ma che ora vediamo in modo nuovo. E tutto cambia. Perché tutto custodisce quella promessa di bellezza che abbiamo visto in quel particolare.

Scarica locandina e regolamento

 

Scuola Secondaria – Il Fenomeno Rap

Per le classi II della nostra Scuola Secondaria due mattinate alla scoperta delle origini, delle caratteristiche e dei contenuti del Fenomeno Rap. I ragazzi hanno avuto, infatti, l’opportunità di assistere a una splendida lezione concerto con a tema la musica dei giovani: il rap.

Il Teatro Sala Fontana ha accolto sul suo palco il musicista Walter Muto e il rapper Pietro-Sorcho che hanno accompagnato i ragazzi in un viaggio alla scoperta della storia, dei particolari e dei contenuti di un genere musicale tanto attuale e diffuso quanto poco approfondito dal punto di vista della sua evoluzione. Il tutto attraverso video, racconti e interventi live a cura dei musicisti, gli alunni si sono lasciati travolgere ed entusiasmare, scoprendo la profondità di quella che è la musica che loro stesso quotidianamente ascoltano.

Scuola Secondaria – the Blues Point

I ragazzi di terza della Scuola Secondaria in un viaggio alla scoperta delle radici della musica di oggi. Questa l’esperienza vissuta attraverso la partecipazione, nelle mattine del 20 e 21 gennaio, alla lezione concerto dal titolo “the Blues Point”. Da circa trent’anni, presso il Teatro Sala Fontana, la John Stanson Band racconta ai più giovani l’origine dei nuovi stili musicali con l’intento di renderli più consapevoli di ciò che ascoltano alla radio, in TV, ai concerti o in cuffia. L’indagine svolta dalla Band è, come sempre, aperta alla possibilità di intravedere nuovi percorsi e suscitare domande nelle nuove generazioni.

Lo spettacolo cui hanno assistito i ragazzi presenta un sound travolgente per riscoprire le radici del rock’n roll nel rhythm & blues e, ancora prima, nel blues scoprendo dunque che la musica nera è oggi il punto di riferimento, il motore, il termine di paragone della musica giovanile.

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