Infanzia bilingue. Il brutto anatroccolo

Che importa se siamo nati in un pollaio, quando siamo usciti da un uovo di cigno?” H.C. Andersen

Il brutto anatroccolo è la fiaba che ci accompagnerà quest’anno durante il nostro percorso scolastico. Le maestre hanno drammatizzato la primissima parte introducendo così il personaggio principale della storia.

Attraverso l’ascolto, la rielaborazione e le diverse attività manipolative i bambini potranno approfondire la loro conoscenza sia della fiaba di Andersen, ma soprattutto del mondo intorno a loro.

“Come è grande il mondo” esclamarono i piccolini…. “ Credete forse che questo sia tutto il mondo? Si estende molto lontano, oltre il giardino, fino al prato del pastore…” disse la mamma.

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Infanzia – Viva la scuola sì!

Al termine del periodo degli inserimenti e al grido di Viva la scuola sì!, i bambini della scuola dell’infanzia bilingue hanno voluto festeggiare tutti i nuovi arrivati!

In giardino ogni classe ha partecipato ad un gioco speciale, al termine i 4 e i 5 anni hanno dedicato la canzone Viva la scuola sì! per dare il benvenuto a tutte le “apine” arrivate quest’anno… non poteva mancare una medaglia per ognuno di loro!!!!

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Un inarrestabile desiderio. Il saluto del Rettore

Avvenne un giorno che un vento si alzasse alto a occidente, crescendo come un’onda di irragionevole felicità…” Inizia così il romanzo Uomovivo di G.K. Chesterton e così è iniziata la scuola: travolti da un inarrestabile desiderio di incontrarsi e di imparare, studenti e docenti si sono finalmente ritrovati. E il saluto del rettore arriva volutamente dopo l’inizio, perché questa volta era più interessante guardare che parlare…

Sicuri e flessibili per ripartire insieme

Tutto pronto per ripartire a settembre. L’intenso studio e il lavoro di questi ultimi mesi sulle nuove norme ha permesso di pianificare la riapertura della scuola a settembre a classi unite e un’attività didattica senza significative variazioni di orario.

Qualche cambiamento sarà inevitabile: ingressi diversificati e qualche servizio temporaneamente sospeso. Ma il desiderio di fare scuola in presenza è tale da non farci sentire il peso di qualche sacrificio. I mesi di lockdown sono stati ricchi di scoperte, mesi nei quali la Grossman, in verità, non si è mai fermata e durante i quali ha svolto un costante lavoro di ricerca dell’essenziale dal punto di vista didattico, culturale, educativo. Se riusciremo a non perdere questa ricchezza, potremo realizzare una rivoluzione nel nostro metodo di fare scuola e di collaborare per costruire insieme una scuola.

Il prossimo anno sarà, quindi, una vera sfida per tutti coloro che vivono, conoscono e costruiscono la nostra Fondazione. Dovrà portarci innanzitutto a rafforzare il senso di corresponsabilità nella costruzione dell’opera con le famiglie e con tutti gli stakeholder, dalle associazioni ai servizi del territorio, con l’attenzione di andare al fondo di ciò che significa ‘libertà di educazione’.

Il lavoro svolto e le nuove regole serviranno così a garantire una ripartenza in sicurezza. L’essere tutti a scuola compresenti, dall’infanzia al liceo, richiederà, infatti, un’attenzione da parte di tutti. Mai come ora è per noi centrale la presenza che ha assunto, proprio grazie a questi mesi di distanza, un significato nuovo nella nostra proposta educativa e culturale.

Alcune immagini dei progetti realizzati:

Infanzia bilingue – Saluto remigini

La nostra Infanzia bilingue ha deciso di organizzare un momento di saluto ai remigini… tre anni di tante cose belle fatte insieme!!!

Son remigino

Eccomi pronto
Eccomi qua
Grande ormai
Lo son già!
Alla primaria mi stanno aspettando
E nuove sorprese mi attenderanno

Qui è stata proprio
Una bella avventura
E anche se forse
Ho un po’ di paura
Sono coraggioso
Sapete perché?
Ci sarà sempre qualcuno con me.

Perciò vi salutò
E vi faccio un inchino
Un bacio a tutti
Son remigino!!!

Scuola Secondaria – Scritti all’epoca della DAD

Dei racconti di fantascienza post-apocalittici, le riflessioni suscitate dalla lettura di grandi autori del Novecento, una lettera scritta ad un prof per raccontare questi ultimi tre anni di scuola media.

Tutto questo è confluito nella realizzazione di un libretto antologico di scritti all’epoca della didattica a distanza (DAD). Gli ultimi lavori dei nostri ragazzi delle terze medie ci raccontano di una vita che è continuata, anzi spesso fiorita, nella quarantena.

Come accadde a Guareschi nei campi di prigionia nel ’44, anche i nostri ragazzi hanno fatto, sorprendentemente, un’esperienza di libertà, hanno scoperto di avere una voce imprigionata dentro di sé che premeva per uscire. Vogliamo donarvi queste voci.

La voce del mio prigioniero. Scritti delle classi terze (Scarica qui pdf e epub)

FG_La_voce_del_mio_prigioniero

Lockdown esperienza di libertà e conoscenza

Un compito di scrittura assegnato in seguito alla lettura di un racconto di Giovanni  Guareschi, intitolato Signora Germania, è l’occasione per una studentessa di terza media di riflettere durante il lockdown sulla sua esperienza di libertà e di conoscenza.

Signor Covid, tu mi hai costretta a stare in casa, a non poter più giocare a pallavolo, a non poter più andare a scuola e ridere e scherzare con i miei amici.

Ma questo non ti bastava, ti sei preso anche mio nonno. E mia zia e mio zio.

Sembra che tu mi abbia fatto del male, sembra che io abbia passato tre mesi di tristezza, di prigionia, trascorrendo le giornate a piangermi addosso e a mangiare. Ma ti assicuro che non è così, non mi hai presa.

Signor Covid, tu non mi hai presa, non mi hai messo in prigione, anzi sono stata libera, mi hai fatto conoscere lati di me stessa che non conoscevo e mi hai fatto capire che la vera prigionia era il modo in cui vivevo prima: quando andavamo a scuola mi sentivo perennemente in competizione con qualcuno, dovevo sempre mostrare il lato migliore di me, vestirmi di marca, mettere maschere per farmi accettare…

Mentre ora sono me stessa, mi sono conosciuta. Ho capito che se non mi piace quello che vedo devo cambiare modo di guardarlo. Ho capito che senza essere me stessa non potevo essere felice, ho capito che il mondo è pieno di persone che mi accettano per come sono, ma altrettante che non mi sopportano e va bene così, perché non devo piacere a tutti.

Signor Covid, non solo mi hai fatto capire questo ma mi hai anche fatto appassionare alla letteratura.

La scrittura mi ha accompagnato in tutti questi mesi: scrivevo spesso, quando stavo male, quando ero felice o arrabbiata. Scrivevo quando volevo, ma soprattutto quando ne avevo bisogno. La scrittura mi ha fatto compagnia, potevo scrivere di tutto e mi sentivo libera nello sfogarmi, nel raccontare le mie giornate in una nota sul mio cellulare. Ormai ho le note piene di pensieri, lettere senza destinatario, sfoghi e gioie, insomma nella scrittura ormai c’è la mia vita. 

Mi ha fatto compagnia quando la mattina guardando il cielo vedevo la faccia di mio nonno, ma al posto di sorridere piangevo, perché mi mancava, e allora improvvisavo lettere e poesie indirizzate a lui.

La domanda che mi sono posta a questo punto è stata: perché questa passione per la scrittura è venuta fuori solo ora, se ce l’ho sotto il naso da anni? A questa domanda ho risposto tante volte che, forse, mi sono appassionata alla scrittura perché ne ho capito il senso a lezione. Ho capito che i libri che leggevamo in classe non erano lettere messe a caso da persone che un giorno si sono svegliate e hanno detto: “Dai oggi scrivo l’Odissea!”. No, non è così, ho capito che dietro queste parole c’erano i pensieri, la vita, gli attimi, le circostanze che qualcuno teneva a raccontarci. Ho capito che nemmeno una storia per bambini è scritta per caso.

Alla fine ho capito che niente è per caso. 

Mi è venuta questa passione perché leggendo i libri era come se vivessi la vita del protagonista o dello scrittore del libro. Insomma, vivevo una vita diversa dalla mia, da cui però potevo trarre qualcosa, potevo portarmi a casa una storia. E da qui, capendo il senso della letteratura, mi è venuta la passione per la scrittura e la lettura e anche se non leggo ancora molto, ho fatto molti passi avanti rispetto al passato.

Quindi Signor Covid ti ringrazio, perché stando in quarantena mi sono accorta che, come abbiamo letto molte volte in classe, si può essere liberi anche se apparentemente sembra di non esserlo.

Paola Banfi (III A – Scuola Secondaria di I grado)

 

Scuola Secondaria – Dimostriamo il teorema di Pitagora

Per introdurre il teorema di Pitagora in seconda media con la DAD, i docenti di matematica hanno proposto il teorema dal punto di vista grafico e geometrico attraverso una delle sue tante dimostrazioni (quella di Airy).

Successivamente hanno lanciato agli studenti una sfida: a gruppi di tre mettersi alla prova per capire e spiegare alla classe, attraverso una presentazione, una delle dimostrazioni del teorema di Pitagora selezionate dai docenti appositamente per ciascun gruppo.

Alla fine del lavoro gli studenti hanno  raccontato ai compagni l’esperienza fatta. L’esito è raccolto su questo padlet: Il Teorema di Pitagora

Il lavoro sarà il trampolino per ripartire a settembre,  con tutti i suoi pregi e i suoi difetti… perché non si smette mai di imparare!

Grazie alle famiglie! 33.400 euro raccolti

Un grande grazie! Per ognuna delle famiglie delle nostre scuole dell’Infanzia e Primaria che hanno deciso di rinunciare a parte, o a tutto, il rimborso della retta per aiutare chi oggi è più duramente colpito dalla crisi economica.

I 33.400 euro raccolti andranno, infatti, a integrare ulteriormente il Fondo Strani giorni istituito dal nostro Consiglio di Amministrazione per sostenere le nostre famiglie in difficoltà, favorendo loro la possibilità di continuare a scegliere le nostre scuole. Mai come oggi è evidente come la libertà di educazione sia possibile solo attraverso una unità profonda tra scuola e famiglie. In un impeto costruttivo capace di sacrificio da parte di entrambi, finalizzato all’educazione di ragione e cuore di ogni nostro figlio e studente.

Il bisogno è ancora tanto per questo vi ricordiamo due semplici strumenti: il vostro 5X1000 alla Fondazione Grossman (C.F.97475710154) e la donazione liberale (Fondazione Grossman – IBAN IT 30 X 03069 09606 100000014067)

Liceo Scientifico – Chi ha costruito il Duomo di Milano?

È un venerdì pomeriggio di giugno il giorno in cui si conclude, con una videolezione in diretta con gli Stati Uniti, il programma di Disegno e Storia dell’Arte per le classi terze scientifico. Si collega con noi Martina Saltamacchia, Associate Professor in Storia Medievale alla University of Nebraska Omaha. Con un entusiasmo coinvolgente ci racconta la sua ricerca sul sistema di donazioni che ha sostenuto nei secoli il cantiere del Duomo di Milano dal 1386 al XIX secolo. Tale avventura di conoscenza, che è proceduta attraverso la continua verifica di ipotesi elaborate intuitivamente e dimostrate attraverso la raccolta di dati e tracce concrete, ha avuto origine da una frase riferitale da un amico: La nostra vita è fatta per fare cose grandi, come i cristiani medievali che vivevano in catapecchie e costruivano cattedrali.

Laureata in Bocconi, Martina Saltamacchia affronta la storia dell’arte con un taglio economico. Ci mostra le foto dei registri delle donazioni su cui gli ufficiali della Fabbrica registravano in gotico-lombardo le donazioni della povera gente –quattro uova, uno scialle- così come dei ricchi mercanti, fino alla cifra ragguardevole di 14.000 lire garantita ogni anno da Gian Galeazzo Visconti. L’obiettivo è di verificare nei numeri quello che la tradizione popolare ha sempre tramandato, cioè che sia stato il popolo a costruire la cattedrale.

Veramente il popolo ha costruito le cattedrali?

Decifrando numeri e didascalie, presi a campione fra una grande mole di dati conservati, si può ricostruire un anno di cash flow in cui l’importo totale delle piccole donazioni supera di gran lunga la cifra elargita dal signore di Milano. Ma molto altro si può comprendere dai registri: emergono esempi di generosità e di dedizione, spaccati di vita quotidiana, abitudini e piccoli miracoli che accompagnano il grande cantiere in cui lavora nei diversi periodi fino al 10% della popolazione della città.

Il Duomo è dunque il risultato dell’opera di un popolo. Un popolo che si muove per quello in cui crede e la cui generosità paragonabile a quella delle famiglie della nostra comunità scolastica che hanno contribuito liberamente ad alimentare il fondo di solidarietà per il pagamento delle prossime rette scolastiche.