Licei – Hamlet is everywhere

In questi mesi strani, inediti, ci siamo “interrogati” su come poter sentire i nostri studenti, sentirli parlare e comunicare, esporre quei contenuti a loro trasmessi tramite gli schermi. In una materia come l’inglese, ancora di più sentivamo l’esigenza di un feedback, di una modalità nuova che consentisse ai nostri ragazzi di far “sentire” la loro voce…
E così è nata l’idea di proporre loro un’interrogazione sui generis, un video realizzato interamente da loro, come una sorta di ‘video lezione’ personale, registrata e diretta da loro. I ragazzi di IVK e IVA dei Licei classico e scientifico hanno così dato voce ad alcune citazioni da loro scelte tratte dall’opera di Shakespeare Hamlet che ci ha accompagnato per tutto l’anno scolastico. Hanno commentato, declamato e analizzato le parole del Bardo, trovando collegamenti originali e pop a canzoni, film, serie tv, libri che hanno amato. Dando voce a Shakespeare e a loro stessi, anche attraverso uno schermo.

Infanzia bilingue – School doesn’t stop

In questi strani giorni di scuola a distanza anche ai bambini della nostra infanzia bilingue viene proposto un lavoro su misura, con una speciale attenzione all’aspetto del bilinguismo. Attraverso Toby, pupazzo molto caro ai bambini, scopriamo e introduciamo alcuni temi come la primavera o gli aspetti topologici. Mentre con racconti, musiche e attività si impara a nominare le cose anche in inglese.

Guarda i due video:

 

Toby and the bees

Remember the colors

Licei – Vivere l’arte

Per molti studenti del triennio del Liceo Classico e Scientifico l’incontro con l’opera d’arte è un’esperienza intensa, un’occasione per una riflessione profonda in cui emergono le esigenze ultime che affiorano con particolare urgenza in questo periodo. Tale disponibilità a un confronto emerge nelle risposte ai questionari di verifica proposti dall’insegnante dopo le video-lezioni per stimolare l’apprendimento critico. Scrive Maria del liceo classico, paragonando la Pietà di San Pietro alla Pietà Rondanini:

Non credo di preferire una delle due pietà, tuttavia ciò che più mi stupisce della Pietà Rondanini è che mi sembra la rappresentazione del tormento di un uomo. È come se Michelangelo riuscisse a scolpire la vita e la morte insieme, facendo così coesistere anche i due tratti essenziali del suo stile: la parte inferiore più definita e anatomicamente perfetta caratteristica della sua giovinezza, e la parte superiore, più semplice e tenera, la novità che caratterizza il suo stile della maturità. Quest’opera mi fa pensare anche al fatto che, come dice lo scultore Henry Moore, non conta la bravura dello scultore bensì il senso di umanità che si cela nel pensiero che muove l’artista che realizza l’opera e ritengo che sia incredibile che questa riflessione scaturisca proprio ammirando un’opera di Michelangelo. Credo anche che la grande disunità dell’opera e il contrasto tra le parti rendano la sezione superiore ancora più tenera e dolce facendo percepire al meglio ‘l’improvvisazione sentimentale’ che ha attraversato Michelangelo nello scolpire la parte della testa e delle spalle della Vergine. Inoltre, trovo che sia emozionante la grande drammaticità che scaturisce dalla pietra semplice e grezza che svela il volto della vergine e che nasconde la mano di una madre che si fonde al corpo stesso del figlio. A mio parere dunque, la tecnica perde importanza per cedere il posto alla spiritualità che ne deriva, il contatto e l’unione dei corpi sovrastano del tutto la disunità della tecnica. È come se alla fine della vita Michelangelo, fosse giunto all’essenziale. Si riesce a capire che Michelangelo giunse alla più profonda comprensione del senso dell’umanità che cerco di esprimere nella Pietà. Penso che quest’ultima riflessione si possa applicare anche alla Pietà Vaticana, attraverso la quale Michelangelo riesce a svelare una perfezione che supera la natura stessa facendo così provare all’osservatore una vera e propria esperienza del divino; inoltre, trovo geniale e straordinario il fatto che Michelangelo sia riuscito a celare in una scultura tutto il senso dell’esistenza umana: la vita e la morte. Ciò che più mi ha commosso nell’osservare questo capolavoro di Michelangelo è certamente il grande sentimento di compassione da cui viene si è investiti, ma compassione non solo nel significato più comune del termine, bensì innanzitutto nell’accezione piu originale della parole, che deriva ‘cum’ e ‘patior’ e quindi patire insieme, essere mossi dallo stesso sentimento. La comunanza che si viene a creare tra l’opera e lo spettatore è una delle cose che più mi ha colpito non appena mi sono trovata a davanti a essa.

Il non-finito michelangiolesco

Il non-finito michelangiolesco è l’insanabile contrasto tra la perfezione dell’idea e la realtà imperfetta e limitata nelle parole di Maria:

Nel percorso artistico di Michelangelo il non finito non fu sempre una scelta arbitrale, lo dimostrano opere come la Pietà Vaticana o il David. Tuttavia, con il passare del tempo, nelle sculture le parti abbozzate o non-finite assumono sempre maggiore importanza, diventando un preciso atto di volontà. L’opera incompiuta, negli anni della maturità dell’artista, esprime l’insanabile contrasto tra la perfezione dell’idea e la realtà imperfetta e limitata. L’opera diviene così espressione del contrasto tra la condizione dello spirito e quella corporale, prigione terrena dello spirito. Penso che l’opera più rappresentativa di questo contrasto spirito-corpo, forma-materia e vita-morte sia la Pietà Rondanini, in cui l’artista lascia la pietra bruta e non levigata proprio per rendere al meglio questi contrasti su cui si era voluto soffermare. Negli ultimi anni della sua vita Michelangelo vive un intenso travaglio interiore che lo porta a interrogarsi soprattutto sul mistero della morte; è come se lo scultore immagazzinasse dentro di sé tutta la drammaticità sperimentata durante la sua vita e in particolare negli ultimi istanti della sua esistenza e li restituisse in quest’opera, abbandonando e ricominciando spesso il lavoro, riducendo solo apparentemente l’azione, ma ottenendo il massimo grado di effetto. Il senso di umanità che ispira Michelangelo va oltre alla resa stessa dell’opera.

La molteplicità dei punti di vista

In modo simile il tema della molteplicità dei punti di vista su cui sperimentano Cezanne e Picasso diventa un’occasione di riflessione sulla natura sfuggente della realtà. Alla domanda per gli studenti di quinta liceo scientifico “Cosa domanderesti a Picasso o a Cezanne?” Federico risponde:

se la forma non è mai fissa di per sé, allora perché nasce la necessità di rappresentarla come un insieme di suoi punti di vista?

 

Oppure, alla ricerca di un appiglio, Chiara:

Domanda a Picasso: come è possibile la comunicazione dell’immagine a un qualsiasi osservatore se questa è frutto della visione relativa dell’artista rispetto all’oggetto? L’osservatore deve sentirsi necessitato a verificare il punto di vista dell’artista? O deve persistere nello smarrimento e inafferrabilità dell’oggetto? Perché trovo difficile la conoscenza attraverso la frammentazione se manca un’unità.

In modo simile Luca:

A Picasso: esiste un punto sintetico della realtà, qualcosa che la comprenda nella sua interezza e gli conferisca un senso non frammentario? E ancora sulla stessa linea si sbilancia Davide: Domanda per Cezanne. Essendo la pittura di Cezanne incentrata sull’essenzialità, una ricerca della verità nascosta dietro l’apparenza che supera la mera impressione e che si manifesta nella forma geometrica dell’intelletto, che ruolo potrebbe avere la “Bellezza”?

La nostalgia di Van Gogh

Andrea di quinta liceo classico rivive, commosso, la nostalgia di Van Gogh:

Van Gogh nella seconda “Notte stellata” del 1889 dipinge un cielo prima che sorga l’alba, con le ultime stelle notturne. Tutti gli elementi, dal cipresso in primo piano fino alla volta celeste e all’ alone di luce delle stelle, sono dipinti con una pennellata che esalta la forma rendendola curva e tondeggiante. Così egli risalta ed enfatizza la forma dei soggetti facendoli sembrare in movimento. Il cielo sembra davvero muoversi in un turbine e il cipresso sembra fatto di fiamme, e pure la linea morbida del colle ci accompagna lentamente verso il cielo. Tutto è in movimento, seppure siamo nel pacifico contesto notturno. Questo non compromette comunque l’aspetto realistico del paesaggio, rappresentato con uno sguardo attento ma allo stesso tempo filtrato dalla sensibilità dell’autore. Egli usa questa esaltazione delle forme per una resa espressiva; tutto appare come tormentato visto il continuo movimento delle forme, e così ci trasmette il suo stato emotivo tumultuoso. 

La ricerca di senso

E ancora Luca dello Scientifico allude alla ricerca di senso:

Nelle opere di Van Gogh è evidente una forte ricerca umana, una preponderante inquietudine. Questa sua intima domanda di senso che emerge nella così spiccata espressività pittorica, troverà mai un’ipotesi di risposta?

Prof. Antonia Chiesa

Secondaria – Anche in casa l’esperienza della conoscenza

Ogni occasione d’incontro con la realtà può fornire spunti interessanti quando si è coinvolti in un’esperienza di conoscenza. Così anche stare in casa può essere l’occasione di fare esperienza diretta della matematica. 

La sfida iniziale lanciata ai ragazzi di prima media è stata quella di cercare e fotografare in casa angoli la cui ampiezza misurasse 30°, o 45°, o 60°, o 90°.

Per intraprendere la sfida, in mancanza degli strumenti, è stato necessario costruirli. Così la prima tappa del lavoro è diventata la costruzione delle squadrette di carta (30°, 60°, 90° e 45°, 45°, 90°). Comprendere dallo schermo le istruzioni non è stato semplice e per tutti avere le proprie squadrette a casa è stata una conquista, poiché quelle vere si trovavano a scuola.

Il lavoro successivo di ricerca ha permesso ai ragazzi di fare esperienza diretta dell’ampiezza di angoli noti, dovendoli confrontare con ciò che vedevano intorno a loro.

È stato possibile mettere in gioco e rinforzare il concetto di congruenza fra due angoli: sovrapporre perfettamente l’angolo della squadretta all’angolo trovato è la verifica della misura della sua ampiezza. Una ricerca che necessita l’osservazione e la stima di ciò che si vede e la successiva verifica con gli strumenti. Tanti ragazzi hanno lasciato traccia nella loro foto della verifica che hanno fatto, dimostrando all’interlocutore la correttezza della loro stima.

Un aspetto entusiasmante per i ragazzi è che il particolare, magari prima sconosciuto, sia potuto diventare fonte di conoscenza, anche in una realtà ristretta come la casa.

Il lavoro mi è piaciuto tantissimo, perché ho visto che anche solo nei nostri ambienti casalinghi possiamo trovare tanti angoli che ci circondano. Ha scritto uno studente. E un’altra ragazza ha scritto: A me è piaciuto molto questo lavoro, perché è una cosa nuova e che non facciamo di solito che mi ha interessata.

A lezione in videoconferenza ho mostrato tutti i lavori ai ragazzi in un power point. Questa modalità è stata una ricchezza: tutti si sono resi conto di chi si era spiegato meglio, delle mie eventuali correzioni e di chi si era messo davvero in ricerca.

La disponibilità al confronto ha fatto emergere una certa maturità nei ragazzi, molti dei quali mi hanno mandato altri angoli o le correzioni dei loro lavori.

A seguito dell’entusiasmo mostrato per il lavoro proposto ho lanciato un’ultima sfida: trovare in casa degli angoli che fossero somma di angoli delle squadrette. Alcuni hanno accettato la sfida mostrandosi capaci di trovare angoli somma per accostamento di angoli consecutivi tramite gli strumenti. Oltre al corretto utilizzo delle squadrette ho potuto verificare la capacità dei ragazzi di associare all’angolo somma la sua ampiezza.

Prof. Marta Borgonovo

Guarda il lavoro realizzato dai ragazzi: Alla ricerca degli angoli

alla ricerca degli angoli

Primaria. Le avventure di Pinocchio

Nel periodo di scuola a distanza volevo continuare a leggere il libro di lettura che avevo iniziato in classe, Le avventure di Pinocchio. Mi sarebbe piaciuto anche continuare a lavorare con i miei alunni di 3C della Scuola Primaria sulla lettura espressiva.

Come continuare ora in questo periodo di distanza forzata? Postare un video sarebbe stato molto più semplice, ma avevo bisogno di coinvolgere gli studenti e interagire con loro: è l’essenziale dell’insegnamento. Allora ho deciso di leggere e drammatizzare Pinocchio insieme ai miei alunni. Ho dato una parte a ciascuno di loro, mandavo prima il testo da leggere in modo che loro potessero esercitarsi nella lettura e quando erano pronti effettuavamo una videochiamata registrata. Non ci siamo limitati solo a leggere, ma abbiamo anche drammatizzato le scene del libro: curare l’espressione del corpo (la postura, la gestualità, etc…) oltre all’intonazione della voce richiede un lavoro approfondito di comprensione del testo ed è un modo efficacissimo per potenziare la lettura espressiva.

Maestro Stefano

Infanzia – Pregrafismo. La scrittura è un’arte

La scrittura è un’arte che va e deve essere insegnata, alla base della quale c’è un gesto. Attraverso il pregrafismo i bambini imparano questo gesto e diventano più consapevoli delle parti del proprio corpo implicate nella scrittura e del loro movimento.

Partendo da un gesto grande si arriverà a lavorare su particolare più piccolo affinando sempre di più la motricità. Gli aspetti topologici, che vengono ripresi in diverse modalità, sono invece fondamentali per potersi orientare sul foglio.

Grazie alle attività di pregrafismo i bambini quindi mettono le basi per apprendere l’arte della scrittura imparando un gesto e diventano più consapevoli delle loro capacità motorie e coordinative.

Guara il video

Liceo classico – Processo ad Amleto

Chi si sognerebbe mai un processo ad Amleto?

Leggere Amleto è un’esperienza emotivamente totalizzante, a qualsiasi età. Shakespeare ci costringe a riflettere, a dubitare, ad aspettare pazientemente. Il lettore tende generalmente ad identificarsi con le sofferenze del protagonista, giustificandone spesso anche le reazioni più feroci. In effetti, alla fine del III atto Amleto uccide brutalmente il consigliere del re Polonio, nascosto dietro una tenda, ma chi si sognerebbe mai di instaurare un procedimento penale nei suoi confronti?

Alle porte del Globe theatre di Londra si legge ancora l’insegna “all the world’s a stage”, così agli studenti della classe quarta del liceo classico è stato chiesto di calcare la scena del tribunale, per accusare o assumere la difesa del protagonista.

Di seguito riportiamo tre testi che senza dubbio avrebbero convinto qualsiasi giuria!

Hands up Hamlet! di Diego Raimondi

Hands up Hamlet! di Cecilia Rusmini 

Hands up Hamlet! di Lucia Rizza

I vincitori del concorso “Straordinario quotidiano”

Sono Maria Chiara Bertani, Leonardo Guarda e Susanna Chieppi i vincitori della prima fase del concorso fotografico Straordinario quotidiano. 

I tre studenti delle classi terze della Scuola media della Fondazione Grossman dopo aver superato la prima selezione, effettuata dai due docenti di arte, tra i 57 partecipanti, sono risultati i più votati dagli insegnanti della scuola tra i 24 finalisti (guarda qui il video). Ora i loro tre scatti parteciperanno alla seconda fase del concorso con altre scuole della Lombardia che hanno deciso di accettare la nostra proposta.

Il podio è così composto:

Lo sguardo di semplicità di Maria Chiara Bertani (III A)

2° ex aequo Sognando il mare di Leonardo Guarda (III A) e Una diversa prospettiva di Susanna Chieppi (III C)

Secondaria – Straordinario quotidiano i finalisti

Nell’attesa di mercoledì, quando saranno decretati i primi 3 classificati, guarda il video con le foto dei 24 finalisti del concorso fotografico “Straordinario quotidiano”.

57 partecipanti di tutte le classi terze della Scuola Secondaria. 24 finalisti selezionati dai professori arte, Giorgio Salvato e Pietro Albetti. Una votazione online effettuata dagli insegnanti della Scuola Secondaria per decretare i 3 vincitori che parteciperanno alla seconda fase del concorso con altre scuole di Milano.

“Il mistero non è al di là della presenza delle cose, ma tutto custodito da quella presenza” Massimo Recalcati

Come quel giorno, il primo della settimana  

Il Vescovo di Milano, Mario Delpini, ha mandato questo messaggio al nostro Rettore in risposta all’invio delle riflessioni delle classi terze medie suscitate dalla lettura della sua recente omelia di domenica 29 marzo durante le ore di religione.

Egr sig Rettore, dottoressa Paggi,

grazie dell’attenzione e dell’augurio che ricambio di cuore.

Invoco per Lei, per tutti coloro che Le sono cari, per tutta la Fondazione Grossman, la grazia della Pasqua di quest’anno. Anche se le porte sono chiuse, Gesù risorto entra nella casa e la riempie di gioia.

Auguri

+ Mario

 

Come quel giorno, il primo della settimana

 

Erano chiuse le porte,

quel giorno, il primo della settimana.

Dietro le porte chiuse

abitavano discepoli spaventati:

erano chiusi i pensieri, non solo le porte;

era corto lo sguardo,

era triste il volto,

era arido il cuore,

era spenta la speranza.

La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana,

il primo della vita nuova

venne Gesù.

Anche dietro le porte chiuse

si celebra l’incontro:

lo sguardo riconosce nella gloria del Risorto

il compimento dell’amore crocifisso.

Venne Gesù:

il cuore si apre alla grazia,

il volto si dispone alla gioia,

lo sguardo si allarga alla missione fino ai confini del mondo,

la storia sbagliata è avvolta dalla grazia del perdono.

E la speranza! Ah, la speranza non si trattiene in angusti confini,

è speranza di vita eterna!

Viene Gesù, anche quest’anno

il primo giorno della settimana

mentre sono chiuse le porte,

la fede riconosce il Signore,

la casa ospita la gioia.

E la speranza! Ah, la speranza!

Auguri per la Santa Pasqua,

quella di quest’anno 2020, nel tempo dell’epidemia,

santa Pasqua!