Narrazione e ricerca del significato

In questi giorni è evidente che tutti noi abbiamo un gran bisogno di narrare e di ascoltare storie: per quale motivo?

Un bambino della scuola primaria ci introduce alla comprensione del misterioso rapporto che esiste tra narrazione e ricerca del significato…

Cara direttrice Lucia,

sono la mamma di Pietro di 1C. Visto che so che le fa piacere ricevere qualche racconto sulle giornate delle nostre famiglie e dei nostri bambini, volevo riferirle un episodio che mi ha colpito particolarmente.

Un paio di giorni fa, verso sera, vedo Pietro trafficare con foglietti, colori, forbici, colla. Mi dice porgendomelo: “Mamma! Ho fatto un libro!”. Tutta contenta, perché amo molto quando si dedica a questo genere di cose, prendo il manufatto e lo osservo. È un librino molto piccolo di pochi foglietti, che si sfoglia da destra a sinistra, come le altre sue produzioni di questo genere. Poi leggo.

IL  VECCHIO MULINO

C’era una volta un vecchio mulino che non faceva più la farina.

Ma era speciale, poteva fare spuntare gli alberi.

Da quel giorno lui tornò a lavorare.

“Carino”, penso, “chissà come mai ha immaginato questa storia?”.

La mattina dopo a colazione prendo di nuovo in mano il librino. Finalmente ho un’illuminazione: “Pietro! La tua storia è proprio come questo tempo che stiamo vivendo! Perché certo non è facile per un mulino accettare di non poter fare la farina, come per noi adesso non è facile accettare di non essere efficienti e produttivi come al solito, nel lavoro, nelle solite cose da fare, eppure, se stiamo attenti, forse ci accorgeremo di saper fare qualcosa di ancora più importante: invece che macinare in superficie possiamo accompagnare il seme fin nella profondità della terra (dentro il nostro cuore), perché possa mettere radici e far crescere una nuova pianta viva, poi due, magari un boschetto, perché no una foresta, che darà altri frutti, altri semi, nuova farina. È un tempo diverso, un altro lavoro, ma forse ancora più importante!

“Ho capito bene la storia Pietro?”.

“Sì sì mamma!”

La ringrazio per la fondamentale presenza della scuola e delle eccezionali maestre in queste settimane.

Elena e Pietro

 

La crisi economica verrà. E sarà un’opportunità

“Affrontare una crisi richiede di lasciare aperta la possibilità che il sacrificio di oggi abbia un’utilità non solo pratica (ne usciremo), ma esistenziale (ne usciremo più uomini di prima)”.
Come affrontare la paura della crisi economica che inevitabilmente deriverà dalla pandemia? Ecco il contributo  di un nostro ex-genitore che affronta il tema dal punto di vista economico-finanziario.

L’emergenza creata dal COVID-19 (Coronavirus) sta mettendo tutti di fronte alle conseguenze che una crisi può generare. Siamo preoccupati innanzitutto per la salute di chi ci sta a cuore, ma intuiamo che tra gli effetti di questo periodo ci potrà essere una crisi economica che ci toccherebbe in maniera tangibile. Lo capiamo guardando i negozi chiusi, lo percepiamo da amici o parenti a cui è chiesto di rimanere a casa per effetto di queste chiusure, lo intuiamo pensando che tutti i produttori di beni o servizi ora non utilizzati ne soffriranno.

La prima volta che la crisi economica mi si palesò con chiarezza coincise con il mio primo viaggio di lavoro a Londra. Rimasi veramente colpito da quanti senzatetto dormissero/vivessero nella metropolitana. Fui impressionato, soprattutto, dal fatto che si trattasse di anziani e di giovani, di uomini, ma anche di donne. I miei colleghi inglesi mi ricordarono che l’indebitamento in Inghilterra grava soprattutto sulle famiglie, e quindi gli effetti della crisi economica (recessione) che stavano attraversando, erano immediati e rilevanti. All’epoca non era così in Italia (dove il debito è principalmente dello Stato – e che debito!) e questo moderava gli effetti delle recessioni.

In questa fase di crisi sanitaria immediata e crisi economica (e sociale che ne è una conseguenza) imminente, vi sono poche certezze come quella che recessione colpirà sicuramente il nostro Paese (così come molti altri). Per farsi un’idea degli effetti più estremi di una crisi economica, la letteratura offre squarci decisamente eloquenti, anche oltre la battuta di Groucho Marx (“Durante la Grande Depressione in Central Park i piccioni portavano le briciole ai passanti”). Per avere un quadro crudo sulla Grande Depressione, ad esempio, si può leggere Furore di John Steinbeck: “Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro. E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto […] Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.” (J. Steinbeck, Furore, 1939)

 

Gli strumenti di aiuto

Consapevoli dell’inevitabilità di una fase recessiva, le autorità (Governi e banche centrali) hanno iniziato a muoversi, in forma ancora non coordinata. Il primo strumento di aiuto consiste in generale in un’abbassamento del costo del denaro (tassi di interesse), al fine di supportare la ripagabilità del debito di imprese e famiglie e di fornire incentivi a nuovi investimenti. Dall’inizio di febbraio 2020 (quindi dall’inizio della percezione del Coronavirus come di un vero problema) sono stati annunciati nel mondo ben 29 tagli dei tassi di interesse da parte delle principali banche centrali, allo scopo di supportare/stimolare l’economia. Ad oggi, la Banca Centrale Europea è stata l’unica tra le principali a non avere agito in questa direzione.

Un secondo tipo di supporto da parte dei singoli governi consiste nel varare aiuti di vario genere utilizzando un incremento del proprio indebitamento. L’Unione Europea, ad esempio, ha consentito livelli superiori di debito all’Italia che permetteranno il varo di un pacchetto di misure di stimolo alla nostra economia annunciato nell’ordine dei 25 miliardi di Euro. Non va dimenticato che l’Italia si configura ad oggi come il paese più colpito al mondo da questa pandemia dopo la Cina. Se non può stupire quindi l’impatto sul valore di mercato delle azioni italiane, va qui ricordato che la valuta unica (Euro) rappresenta in queste fasi una protezione incomparabilmente più solida rispetto alla vecchia Lira.

Le misure che i vari governi adotteranno potranno attenuare, ma non eliminare, una fase recessiva che implicherà sacrifici difficili da prevedere. Se infatti appare estremamente probabile un aumento dei disoccupati, il dettaglio delle azioni dei pacchetti di sostegno all’economia potranno definire la tipologia di sacrifici richiesti. L’ottimismo che in alcune giornate i mercati azionari (che anticipano sempre) potranno mostrare, non va confuso con un’assenza di impatti sulla vita delle persone. Non si arriverà probabilmente agli estremi descritti da Steinbeck, ma una crisi verrà e avrà un impatto significativo sul nostro quotidiano.

 

Un viaggio nella terra delle possibilità

Tuttavia – come capiamo con sempre maggiore consapevolezza in questi giorni di sacrificio e timore – affrontare una crisi richiede di lasciare aperta la possibilità che il sacrificio di oggi abbia un’utilità non solo pratica (ne usciremo), ma esistenziale (ne usciremo più uomini di prima). I sacrifici che dovremo fare – in forme e tempi non prevedibili – come effetto della crisi economica che verrà, saranno inutili senza la consapevolezza che rappresentano un’opportunità incredibile per  capire meglio il mondo e noi stessi. Dalle crisi più recenti, ad esempio, sono stati creati nuovi strumenti per gestire meglio di prima le fasi recessive. La prossima crisi potrebbe ridefinire modalità di lavoro più sostenibili attraverso un uso corretto delle nuove tecnologie, come stiamo in parte già sperimentando a scuola… “ La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. […] Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.” (A. Einstein, Il mondo come io lo vedo, 1931)

Attraversare una crisi con consapevolezza è però una occasione senza confronto per scoprire anche e soprattutto chi siamo. Il desiderio di qualcosa di grande e positivo è naturalmente iscritto nell’uomo ed in particolare modo nella giovinezza. Le crisi e la giovinezza sono accomunate perciò dall’essere un viaggio nella terra della possibilità. Come un noto cantante ormai settantenne ha ammesso recentemente: “La tua vita si stende davanti a te, come una pagina bianca. E’ l’unica cosa che mi manca della vecchiaia: mi manca la bellezza di quella pagina bianca, delle sue infinite possibilità, quella pagina bianca aperta che aspetta che tu la scriva. “ (B. Springsteen, Springsteen on Broadway, 2018)

Perciò l’augurio oggi non è ‘Buona fortuna’, ma piuttosto ‘Buon viaggio’!

di Simone Concetti

Secondaria. Straordinario quotidiano

“Il mistero non è al di là della presenza delle cose, ma tutto custodito da quella presenza”

Massimo Recalcati

Concorso fotografico “Straordinario quotidiano” rivolto alle classi terze della Scuola Secondaria di I Grado della Fondazione Grossman.

In questo difficile momento che il nostro paese sta vivendo a causa della diffusione del virus Covid-19 ciascuno di noi è spesso chiamato a vivere una condizione di isolamento nella quale l’ambito domestico è il luogo nel quale per molti si svolge l’intera giornata. Una condizione nella quale il tempo scorre molto spesso senza che accada nulla di eccezionale.

Luoghi, oggetti e persone che ci circondano diventano spesso scontati e privi di interesse. L’abitudine e la noia prendono il sopravvento e tutto perde di interesse.

Capita però che proprio in queste situazioni il nostro occhio cada e si soffermi su un particolare, pieno di fascino, qualcosa che avevamo sempre visto ma che ora vediamo in modo nuovo. E tutto cambia. Perché tutto custodisce quella promessa di bellezza che abbiamo visto in quel particolare.

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Dalle lezioni un dialogo serrato con gli studenti

“In certi momenti di silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, noi vediamo noi stessi nella vita…”
Una docente, preparando le lezioni di letteratura on line, si accorge della possibilità di un dialogo serrato e profondo tra lei, gli studenti e gli autori.
E lei prof come sta?

 

Un giorno di settimana scorsa mi sono connessa per una lezione in video conferenza con una classe e, grazie a una semplice domanda di un’alunna (“E lei prof. come sta?”), mi sono resa conto di quanto siano preziosi per me i ragazzi in questa situazione, che cosa significhi poter entrare in contatto con loro durante le mie giornate chiusa in casa. Se nei giorni precedenti ero molto concentrata sulla fatica che comporta usare le nuove modalità online per offrire un servizio agli studenti, in quel momento mi sono accorta che io innanzitutto avevo e ho bisogno di loro. Quando mi connetto è come se entrasse un po’ il mondo nella mia stanza perché le loro domande e la loro sete di sapere mi obbligano a restare con la mente spalancata e a non intorpidire l’anima. Durante la video-lezione, a partire da alcuni versi di Dante, un ragazzo ha posto una domanda sui concetti di bene e male; si è aperta una discussione a riguardo e mi sono stupita per il fatto che il dialogo sia proseguito anche oltre l’orario della lezione, tanto era vivo nello studente il desiderio di spiegare meglio il suo pensiero.

 

Questa strana circostanza un’occasione

 

Ho preparato poi le altre lezioni e anche in quel momento mi sono accorta che questa strana circostanza si sta rivelando un’occasione. Leggendo i versi danteschi in cui Marco Lombardo lamenta l’assenza di un’autorità politica che guidi l’Italia e l’ingerenza del Papa che si interessa sia del potere spirituale sia di quello temporale, mi sono chiesta: quale esperienza sta facendo il nostro paese delle due autorità in questi giorni? Come i capi politici e il Papa ci stanno guidando?

 

Leggendo l’umorismo di Pirandello

 

O ancora, leggendo L’umorismo di Pirandello, mi è capitato di riflettere su quelle che l’autore definisce le forme del quotidiano: «La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d’arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi […]. Le forme […] sono i concetti, sono gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni, lo stato in cui tendiamo a stabilirci. […] In certi momenti di silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, noi vediamo noi stessi nella vita, e in sè stessa la vita, quasi in una nudità arida, inquietante; ci sentiamo assaltare da una strana impressione, come se, in un baleno, ci si chiarisse una realtà diversa da quella che normalmente percepiamo, una realtà vivente oltre la finzione colorata dei nostri sensi, oltre la vista umana, fuori delle forme dell’umana ragione. Lucidissimamente allora la compagine dell’esistenza quotidiana, quasi sospesa nel vuoto di quel nostro silenzio interiore, ci appare priva di senso, priva di scopo; e quella realtà diversa ci appare orrida nella sua crudezza impassibile e misteriosa, poiché tutte le nostre fittizie relazioni consuete di sentimenti e d’immagini si sono scisse e disgregate in essa».

 

Esistenza quotidiana

 

Certamente Pirandello denuncia la vanità di tutte le forme vuote in cui l’uomo si ingabbia, denuncia il formalismo. Ma leggere questo passo ha suscitato in me molte domande: in questi giorni, in cui ho spesso l’occasione di fare silenzio interiore e di ripensare alla mia vita quotidiana che non c’è più, scopro che essa era fatta solo di forme apparenti e vuote? L’esistenza quotidiana mi appare priva di senso? I rapporti con gli alunni, con i colleghi o con i miei superiori erano solo rapporti fittizi tra chi riveste un ruolo? E’ vero che c’è il rischio di trattarli come tali e di vivere la vita in modo formale ma risponderei con forza di no a queste domande; mi si è illuminata la consapevolezza di quanto grande sia la nostalgia di quelle forme del mio quotidiano lavorativo, che non sono forme vuote ma piene di sostanza, tanto che quegli stessi rapporti di tutti i giorni mi stanno accompagnando e sostenendo anche ora che la scuola non c’è.
Benedetta Ziglioli

Che senso ha studiare in questa situazione?

Che senso ha studiare in questa situazione? Che suggerimenti ci danno le nostre discipline per vivere pienamente oggi?
Domande lecite, che affiorano spesso nel dialogo con i nostri studenti.
Accettiamo la sfida, innanzitutto noi docenti, e la lanciamo a tutti coloro che volessero condividere le loro riflessioni sul nostro sito, studenti e genitori.
Prende la parola per prima la preside Giulia Regoliosi, la nostra classicista.
Il pensiero degli antichi

Mi pare che nella nostra vita di ora possiamo trarre qualche riflessione dal pensiero degli antichi, soprattutto di quelli che più tendevano alla ricerca del senso del vivere.

Il tempo

Una prima riflessione riguarda l’idea di tempo: il greco usa due parole, chronos e kairòs. Chronos indica lo scorrere del tempo, ed è quello scorrere che oggi ci sta mettendo  a disagio, perché è troppo lento per il venir meno di molti impegni, molti rapporti, molte abitudini, troppo veloce perché ci è difficile regolare gli impegni nuovi, inusuali, privi come siamo di ritmi e scadenze abituali che ci incanalino. Capiamo così l’importanza di porci delle regole, come per i ragazzi l’appello della mattina a cui tutti sono sempre presenti, senza i soliti ritardi dalle molte giustificazioni. Kairòs  è invece il momento particolare, l’occasione spesso imprevista, faticosa ma preziosa: ecco, stiamo vivendo un kairòs.

La pazienza

Una seconda riflessione, che si riallaccia alla precedente, riguarda la pazienza. Il greco usa il termine tlemosyne, che indica la capacità di aspettare l’occasione, di reggere (la radice è la stessa del portare) la fatica dell’attesa, anche l’inattività se necessario. E’ la dote di Ulisse, chiuso nella caverna di Polifemo  coi compagni che sono preda del mostro, fino al momento più adatto per agire, perché agire prima sarebbe incoscienza e rovina. E’ anche la dote che gli dèi donano agli uomini insieme al dolore, come dice Archiloco ai suoi concittadini oppressi dalla morte di molti dei loro cari.

Infine vorrei citare un passo del Critone di Platone. Socrate è in carcere in attesa dell’esecuzione e il suo più affezionato discepolo va a trovarlo pieno di sollecitudine e di buone intenzioni, chiedendogli di rinunciare ai princìpi e ai valori sempre professati.  Ma Socrate lo richiama: “Tutte quelle cose su cui eravamo d’accordo in precedenza  in questi pochi giorni sono scivolate via, e da un pezzo, o Critone, mentre da adulti parlavamo seriamente fra noi non ci siamo accorti di comportarci come bambini? O a maggior ragione le cose stanno come ci dicevamo allora?” Il dialogo si conclude dopo che il discepolo accoglie la lezione del maestro: “E allora lascia stare, Critone, e agiamo così, perché così Dio ci guida”.

Coronavirus. In Siria si prega per l’Italia

Loro non si dimenticano di noi, noi ricordiamoci di loro. In Siria si prega per la situazione italiana: una testimonianza commovente di come si possa mantenere viva la coscienza di essere fratelli, contro la tentazione dell’individualismo e dell’egoismo.

Preghiera dell’Arcivescovo alla Madonnina

Il nostro Arcivescovo  ieri ha affidato tutti noi alla Madonnina sotto il cielo azzurro della Lombardia che “è così bello quando è bello”! Uniamoci a lui nella preghiera, certi della protezione celeste.

Scegliere il super-essenziale

«Scegliere il ‘super-essenziale’ e non temere di lasciare il resto, selezionando dentro questo ‘super-essenziale’ ciò che è funzionale a comprendere e sostenere il momento presente»: così scrive una docente del liceo, suggerendo un metodo didattico che segna una svolta per il nostro modo di insegnare e di impostare la scuola nel presente e nel futuro.

Buongiorno rettore,

ho visto tardi la proposta che hai fatto al Dipartimento di Italiano-Triennio dei Licei di una lezione ‘esemplare’ del metodo che stiamo cercando di individuare, sull’autore preferito da ciascuno: sono dentro a un vortice social/tecnologico/informatico cui non sono abituata e mi perdo un po’.
Io sono disponibile a preparare la lezione su Montale, sempre che i nostri colleghi abbiano ancora voglia di sentir parlare me e se è opportuno che parli ancora io. Sono disponibile in forza di quello che sto per dire.

Ho maturato una riflessione incontrando nelle call e nelle chat i ragazzi e confrontandomi con le idee di alcuni colleghi di area riguardo alla programmazione del lavoro di questo periodo. A me pare che le circostanze in cui siamo – l’emergenza senza precedenti, lo strumento attraverso cui deve passare la didattica, il numero limitato di contatti con i ragazzi e l’incredibile necessità di significato che emerge in questi contatti, la consapevolezza che queste lezioni dobbiamo concepirle (esagero per spiegarmi meglio) come ultime che potremmo fare – impongano scelte nuove e coraggiose.

Scegliere il super-essenziale

Cioè, in totale libertà rispetto al programma standard, che dobbiamo considerare ci dia in questo momento solo le sponde cronologiche, dobbiamo a mio parere scegliere il ‘super-essenziale’ e non temere di lasciare il resto, selezionando dentro questo ‘super-essenziale’ ciò che è funzionale a comprendere e sostenere il momento presente: i ragazzi hanno bisogno di adulti coraggiosi che scelgano; noi letterati in particolare possiamo dir loro ‘ecco, la letteratura può contribuire a sostenere la vita’: come, per dire, ai ragazzi nel giardino di Boccaccio, che mentre incombe la peste ‘fanno letteratura’ per rimanere uomini (e, forse, vivi).

Per cui ho appoggiato la proposta, nelle terze, di fare Boccaccio prima di Petrarca; nelle quarte, di far Manzoni subito (sono arrivati a Tasso e al tema del rapporto vero/storia: pronti per Manzoni e per vivere criticamente l’Italia al tempo del coronavirus), nelle quinte  propongo di fare i grandi autori individuati la scorsa volta: Pirandello, Svevo (secondo me La coscienza di Zeno l’ha reso essenziale proprio il coronavirus), Ungaretti e Montale. Ciò che sta in mezzo, prima, attraverso… lo recupereremo, magari per temi o punti problematici, se torneremo a scuola quest’anno, se no per richiami eventualmente l’anno prossimo. Se no, mai: pazienza, i ragazzi di questo anno scolastico, in particolare i nostri commoventi maturandi, saranno comunque sopravvissuti all’epidemia, uscendone, se li aiutiamo, più uomini.

… quindi andiamo a far lezione, ricordandoci di Dante: “con lieto volto, ond’io mi confortai”.

Daniela

 

La sfida che stanno affrontando le scuole

“La sfida che si trovano ad affrontare attualmente le scuole, tenute a sospendere le lezioni in presenza, è ardua e non va affrontata lasciandosi prendere da facili entusiasmi per le meraviglie del digitale, né da sentimenti di disperata rassegnazione per l’impossibilità a realizzare il programma scolastico che ci si era preposti”.

“Al termine della seconda settimana di scuola online, i docenti della Fondazione Grossman, in cui sono presenti tutti i livelli scolari dall’infanzia ai licei, hanno dedicato una giornata alla riflessione su quanto finora realizzato per garantire la continuità didattica a distanza e ne sono emersi alcuni criteri utili a procedere con maggior consapevolezza nelle prossime settimane”.

Leggi l’articolo a firma del nostro rettore, Raffaela Paggi, su Il Sussidiario “Cosa fare quando il coronavirus fa saltare voti e verifiche?

 

Coronavirus. Intervista Dottor Capetti

Il dottor Amedeo Capetti della 1° Divisione Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano ci offre in una video intervista ragioni scientifiche e umane per prendere sul serio le indicazioni date a ciascuno di responsabilizzarsi nel limitare il contagio.

Un sacrificio a cui non possiamo sottrarci, se ci vogliamo bene e vogliamo bene ai nostri cari, anche se la nostalgia degli amici è pungente.