#ioguardoconocchidiversi. È arrivata la primavera

Nulla è scontato in questi giorni drammatici, che hanno portato lutti e dolore anche in alcune famiglie della nostra scuola: senza quasi che ce ne accorgessimo è arrivata la primavera, a ricordarci che la morte non ha l’ultima parola… 

“Passato il fiume, lasciato il cuore antico,
sfiliamo tra le case
e i minimi giardini del suburbio.
La primavera è già nell’aria,
straripa una radiosità crescente.
Siamo vivi, svegli, invasi
da immagini e riflessi,
tempestati da innumeri
lapilli del presente.
Siamo anche stranamente calmi,
ci sentiamo facili, sicuri,
infilati in una setosa manica
di tempo già vissuto
e per questo più vivente, lieti
di lei, da lei molto protetti.
O esistenza
quando un attimo t’illumina
tutta dal principio
e ti assolve
dal male il tuo sorriso
e tu trovi in te stessa il tuo perdono.
Il tuo perdono, il tuo paradiso.”

[Mario Luzi, da Frasi e incisi di un canto salutare]

Tra le notizie di questi giorni con meno clamore e attesa, è arrivata lei, la primavera. Quasi a ricordarci che c’è qualcosa che viene prima e oltre il coronavirus, drammatica e dolorosa circostanza che ci ha inchiodati a casa “fermando” le nostre esistenze.

Ma lei giunge invadendo ovunque («straripa una radiosità crescente») e facendo esplodere ogni cosa («lapilli del presente») per ricordarci che il nascere e il morire hanno dentro una promessa di pace indicibile eppure sperimentabile («Siamo anche stranamente calmi, / ci sentiamo facili, sicuri,/ infilati in una setosa manica»).

La vita dunque è una sovrabbondanza magnanima che ci sorprende, come una primavera che arriva inattesa, e con la sua bellezza trasfigura la vita tutta, illuminandola ai nostri occhi (O esistenza / quando un attimo t’illumina /tutta dal principio /.e ti assolve /dal male il tuo sorriso / e tu trovi in te stessa il tuo perdono. / Il tuo perdono, il tuo paradiso).

Nella scrittura di Luzi, come afferma Andrea Temporelli, «la poesia è uscita dai territori giurisdizionali dell’estetica, si fa avventura conoscitiva e il lettore per seguirla deve compiere in sé il medesimo passo, perché non esiste reale conoscenza dove non vi è trasformazione».

Quanto viene affermato della poetica di Luzi si potrebbe estendere alla conoscenza tutta. Il nostro intento di fare scuola al tempo del coronavirus attinge da questa consapevolezza e si alimenta in questa esperienza che riaccade: un’avventura conoscitiva che apre lo sguardo e ci aiuta a intercettare meglio la realtà in tutte le sue sfaccettature.

Per questo, oltre il giusto e doveroso hashtag #iostoacasa che domina in questi giorni, sarebbe bello poterci dire tra noi e comunicarlo a tutti, perché lo stiamo sperimentando, #ioguardoconocchidiversi.

Roberto Ragusa