Licei. Il dialogo democratico e la ricerca del bene comune: a lezione con la giurista Marta Cartabia

Gli studenti di quarta liceo classico e scientifico, a conclusione del percorso di educazione civica dedicato al tema della democrazia, hanno avuto l’occasione di incontrare l’insigne giurista Marta Cartabia. Hanno potuto porle le domande sorte dall’esperienza di democrazia diretta  che li ha visti protagonisti durante l’anno di una simulazione di creazione di partiti, elezioni, realizzazione di una assemblea finalizzata alla stesura di una dichiarazione di diritti.

Le domande sono state apprezzate dalla giurista, che le ha definite autentiche e cruciali per comprendere le problematiche connesse alla vita democratica. La professoressa, attualmente pro rettore dell’università Bocconi dove insegna Diritto costituzionale, attingendo dai suoi studi e dalla sua esperienza come giudice e presidente della Corte costituzionale e come Ministro della giustizia durante il governo Draghi, ha offerto un inquadramento storico delle questioni poste e una riflessione profonda sulle sfide e sulle potenzialità del dialogo democratico.

Il valore del compromesso

La prima domanda ha messo a tema il valore del compromesso. Il racconto dell’esperienza degli studenti, alle prese con la stesura di un testo che richiedeva condivisione tra posizioni divergenti, ha permesso alla professoressa di introdurre l’idea che il punto di condivisione si trova non quando si fa un “passo indietro”, percepito come una rinuncia o un costo, ma quando si fa un “passo in più” o “in avanti”. Ciò significa trovare qualcosa di nuovo che non appartiene totalmente a nessuna delle posizioni iniziali, ma in cui tutti possano riconoscere il proprio contributo e sentirsi in qualche modo vincitori.

Come esempio storico di questo tipo di compromesso ha portato la scrittura della Costituzione italiana da parte dell’Assemblea Costituente. Composta da forze politiche con visioni del mondo radicalmente diverse (Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Partito Comunista), che afferivano a sfere di influenza internazionali inconciliabili (atlantica vs. sovietica), l’Assemblea doveva affrontare temi scottanti come l’economia. Le visioni contrapposte erano l’economia pianificata con soppressione della proprietà privata (modello socialista/comunista) e l’economia liberale di mercato senza correzioni (modello liberale).

Un gruppo di giovani universitari comprese l’importanza di prepararsi su questi temi, studiando e scambiando idee prima dell’Assemblea. Il culmine di questo lavoro fu il “Codice di Camaldoli”, un testo elaborato nel luglio del 1943 in un contesto di totale confusione politica e sociale. Questo codice propose una “economia sociale di mercato”. Questa visione, poi adottata dalla Costituzione italiana (in particolare l’articolo 41) e diventata strada europea, si basa sulla proprietà privata e sulla libera iniziativa economica, ma con possibilità di limitazione e regolamentazione per garantire l’utilità sociale, la dignità dei lavoratori, l’ambiente e altri interessi collettivi. È un modello che valorizza aspetti di entrambe le visioni contrapposte (iniziativa privata e strumenti di compensazione delle disuguaglianze).

Il ruolo dell’urgenza nel facilitare il dialogo e la ricerca di soluzioni comuni

Una seconda osservazione, emersa da uno studente, riguardava il ruolo dell’urgenza nel facilitare il dialogo e la ricerca di soluzioni comuni. L’esperienza in classe, dove le conclusioni sono arrivate rapidamente sotto pressione temporale, è stata paragonata alla situazione dell’Italia post-bellica e del governo Draghi (con le scadenze del PNRR).

La giurista ha confermato che l’urgenza è un fattore decisivo che spinge verso l’accordo, poiché permette di superare l’infinita possibilità di rifinire e ribilanciare le decisioni. Esempi citati includono la necessità di reinventare la convivenza dopo la caduta del fascismo e la guerra, la creazione dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo in un’Europa devastata, le scadenze del PNRR per il governo Draghi, e la pandemia che ha imposto la digitalizzazione accelerata della Corte costituzionale. Sebbene l’urgenza non basti da sola (occorre comunque trovare punti di accordo), essa imprime una capacità di decisione. La politica richiede un misto di grandi principi ideali e un grande realismo; per questo il compromesso è la parola chiave della politica.

La garanzia dei diritti

Una domanda successiva ha riguardato la garanzia dei diritti: che senso ha proporre principi di giustizia se poi non vengono seguiti nella vita concreta (come il diritto a uno stipendio dignitoso)?.

La risposta ha tracciato un’evoluzione storica degli strumenti di garanzia. Le prime dichiarazioni dei diritti prevedevano garanzie giurisdizionali: potersi rivolgere a un giudice imparziale se lo Stato viola un diritto (“diritti di prima generazione” o libertà negative, che chiedono allo Stato di non fare qualcosa, come arrestare ingiustamente). Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono state create le Corti costituzionali che giudicano la legittimità delle leggi. Successivamente, sono nati livelli ulteriori come le Corti europee  per garantire i diritti anche quando gli strumenti nazionali falliscono.

Tuttavia, questi strumenti giurisdizionali funzionano meglio per i diritti di prima generazione. I “diritti di seconda generazione” o diritti sociali (diritto allo studio, retribuzione dignitosa, assistenza sanitaria, sostegno ai disabili, pensioni) richiedono allo Stato non di non fare, ma di “fare” qualcosa. L’articolo 3 della Costituzione illustra bene questa differenza: il primo comma proibisce la discriminazione, mentre il secondo comma dice che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli” che limitano libertà ed uguaglianza di fatto.

Ci si è chiesti chi sia il soggetto che deve fare tutto questo. La Costituzione parla di “Repubblica”. La “Repubblica”, in questo contesto, non è solo lo Stato inteso come istituzioni (governo, parlamento, giudici, amministrazione), ma l’insieme dei cittadini e del tessuto sociale. Rendere effettivi questi diritti richiede un’azione corale, una responsabilità condivisa tra soggetti pubblici, organizzazioni sociali e singoli cittadini (sindacati, Stato che finanzia, iniziativa individuale, solidarietà). L’idea di contrapporre società civile e Stato è fuorviante: tali soggetti devono dialogare e cooperare.

Il principio di maggioranza e la tutela delle minoranze

Infine, è stata posta una domanda cruciale sull’equilibrio tra il principio di maggioranza e la tutela degli interessi e dei diritti delle minoranze. Nell’opinione pubblica, infatti, spesso la democrazia è vista come semplice volontà della maggioranza (“il popolo ha votato, la maggioranza fa quello che vuole”).

La professoressa ha sottolineato che la democrazia non è solo regola della maggioranza. Sebbene la maggioranza sia necessaria per governare le decisioni ordinarie (come la legge di bilancio), le decisioni di livello costituzionale non possono essere prese solo dalla maggioranza di governo. La Costituzione è la legge fondamentale, che stabilisce i principi e le regole del gioco democratico che non vanno cambiate a ogni partita. Le modifiche costituzionali richiedono procedure aggravate e maggioranze qualificate o un consenso più ampio, coinvolgendo anche l’opposizione, per garantire stabilità e legittimità.

Questo sistema di maggioranze qualificate per le scelte strutturali serve a garantire i “checks and balances” (pesi e contrappesi), limitando il potere della maggioranza ed evitando la “tirannia della maggioranza”. Nessuno scandalo se un governo prende decisioni nette sulla sua competenza (economia, sicurezza, esteri), ma c’è un problema se mette mano sulle istituzioni che devono essere non politiche (giudici, corti costituzionali, autorità indipendenti). La democrazia odierna è democrazia costituzionale, che si svolge entro i margini e nel rispetto della Costituzione.

È stato anche osservato da uno studente che le maggioranze qualificate possono talvolta portare a situazioni di stallo o dare potere di blocco alle minoranze, soprattutto in contesti di forte sbilanciamento. Tuttavia, storicamente e in sistemi più ampi, tendono a favorire il coinvolgimento delle minoranze. Al di là delle regole, ha sottolineato la giurista, è fondamentale una cultura del dialogo e la consapevolezza che le decisioni che devono durare (come quelle costituzionali) beneficiano del compromesso; senza questa cultura, le regole possono essere aggirate o dare effetti contrari.

Il rettore ha concluso l’incontro ribadendo l’importanza di questi temi per la vita democratica e incoraggiando gli studenti a porsi domande, affrontare problemi, studiare, dialogare e partecipare attivamente alla costruzione della democrazia, che è una responsabilità di ciascuno di noi, la res publica, appunto.

Disponibile il video integrale dell’incontro su Vasilij Grossman

Siamo lieti di annunciare la pubblicazione del video integrale dell’incontro “Era rimasto ciò che era fin dalla nascita: un uomo” – Vasilij Grossman e il dramma del realismo, tenutosi lo scorso 8 aprile presso la nostra scuola.

Un’occasione intensa e partecipata per riscoprire, attraverso letture, testimonianze e riflessioni, la figura e l’opera dello scrittore cui è intitolata la nostra Fondazione.

La serata è stata realizzata in collaborazione con lo Study Center Vasily Grossman e ha visto la partecipazione di due autorevoli studiosi:

  • Maurizia Calusio, professore ordinario di Lingua e letteratura russa all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  • Giovanni Maddalena, professore ordinario di Storia della filosofia all’Università degli Studi del Molise

Ad arricchire l’incontro, le letture di alcuni brani da parte degli studenti della classe IIB del nostro Liceo scientifico, che hanno saputo restituire con profondità e partecipazione la voce di Grossman.

Durante l’evento è stata presentata la mostra “Vasilij Grossman. La forza dell’umano nell’uomo” che sarà esposta dal 22 al 27 agosto 2025 al Meeting di Rimini, promossa dalla nostra Fondazione insieme al Centro Studi Grossman.

Un progetto che nasce dal desiderio di condividere con un pubblico più ampio la straordinaria attualità del pensiero e della testimonianza di Grossman, autore che ha saputo raccontare con sguardo limpido e umano il dramma del Novecento e la forza della libertà interiore.

👉 Guarda il video completo dell’incontro

Scientifico. Scienza in azione: il laboratorio raccontato dalla IIB

Un percorso tra scienza, osservazione e creatività: gli studenti della classe IIB del Liceo scientifico hanno realizzato un video per raccontare il lavoro svolto durante le lezioni in laboratorio con la prof.ssa di scienze.

Attraverso immagini, video e narrazione, i ragazzi hanno documentato l’osservazione della cellula vegetale da diversi punti di vista: macroscopico, microscopico e chimico. Il laboratorio è stato l’occasione per approfondire tematiche come la struttura della parete cellulare, i carboidrati e la funzione dei plastidi — in particolare amiloplasti, cromoplasti e cloroplasti.

Utilizzando il microscopio ottico binoculare, gli studenti hanno analizzato farine, patate, pomodori, peperoni e mele, evidenziando la presenza di amido tramite la tintura di iodio e osservando i pigmenti responsabili della colorazione dei tessuti vegetali.

Un’esperienza completa, in cui lo studio teorico si è intrecciato con la pratica e la narrazione, mettendo in campo competenze scientifiche, digitali e collaborative.

👉 [Guarda il video realizzato dalla IIB]

 

Il Povero Piero emoziona e diverte: online il video completo dello spettacolo

Lunedì 5 maggio, al Teatro La Creta di Milano, la compagnia teatrale della Scuola secondaria e dei Licei della Fondazione Grossman ha portato in scena con grande successo Il Povero Piero di Achille Campanile, sotto la regia di Giovanni Spadaro Norella.

La commedia, costruita su raffinati giochi linguistici e situazioni paradossali, ha rappresentato una sfida impegnativa, affrontata con grande maturità e competenza dagli studenti – dalla terza media alla quinta superiore. Il regista ha elogiato la capacità dei ragazzi di interpretare un testo complesso, dove l’ironia nasce da ambiguità verbali e dialoghi sottili, mantenendo sempre equilibrio tra comicità e profondità.

Un’ulteriore conferma del valore del teatro come parte integrante del percorso educativo promosso dalla Fondazione Grossman: un’attività che, fin dall’infanzia, accompagna gli studenti nello sviluppo dell’espressività, della sensibilità e della consapevolezza culturale.

🎬 Oltre alla Gallery dello spettacolo, qui di seguito trovate:

Il video backstage, che racconta il lavoro dietro le quinte

Il video integrale dello spettacolo

Un’occasione per rivivere una serata di cultura e passione teatrale.

 

 

 

Primaria. Primavera musicale

Si è conclusa, poco prima delle vacanze pasquali, l’edizione 2025 della Primavera musicale, un progetto che ha coinvolto tutte le classi della Scuola primaria.

L’iniziativa ha proposto attività differenziate per ciascun anno scolastico, in coerenza con il percorso educativo delle classi. Gli alunni hanno partecipato a momenti di ascolto, laboratori e spettacoli curati da musicisti professionisti. Attraverso queste esperienze, i bambini hanno potuto avvicinarsi alla musica come linguaggio articolato e multidimensionale, capace di coinvolgere pensiero, immaginazione e corporeità.

L’intero percorso è documentato in un video racconto che restituisce con immagini e suoni l’intensità e la varietà delle giornate vissute.

Guarda il video racconto dell’iniziativa in fondo alla pagina.

Sostieni la Fondazione Grossman con il tuo 5X1000

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La Fondazione offre un’educazione di qualità a oltre 1100 ragazzi, dall’infanzia ai licei, grazie all’impegno competente ed appassionato di 82 docenti qualificati.

Un impegno speciale è dedicato agli studenti con disabilità cui garantiamo un sostegno personalizzato finanziando oltre 180 ore di supporto settimanale.

Destinare il tuo 5X1000 alla Fondazione Grossman significa:

  • Garantire supporto agli studenti con disabilità e alle loro famiglie.
  • Offrire un’educazione radicata nella tradizione cristiana e aperta al futuro.
  • Sostenere la crescita di persone libere e responsabili.

Il nostro codice fiscale è 97475710154.

Grazie per il tuo sostegno!

Secondaria. Scoprire la bellezza di Gaudí: il nostro viaggio a Barcellona

Nel mese di marzo, le classi terze della Scuola secondaria di I grado della Fondazione Grossman hanno effettuato un viaggio di studio a Barcellona, che segna un’importante tappa del loro percorso triennale.

Fulcro dell’uscita è stato l’incontro con una delle figure più originali e significative del Novecento, Antoni Gaudí, riconosciuto Venerabile Servo di Dio il 14 aprile. Attraverso la visita delle sue opere — la Sagrada Familia, il Parc Güell, Casa Milà e Casa Batlló — i ragazzi hanno potuto cogliere come la sua arte nasca da un dialogo incessante con la natura alla ricerca del senso profondo della realtà, che Gaudí ha tradotto in forme nuove e sorprendenti.

Le uscite didattiche sono parte integrante del nostro metodo educativo: esperienze pensate per accompagnare e approfondire il lavoro svolto quotidianamente in classe, offrendo agli studenti occasioni concrete di incontro con la storia, la cultura e il bello.

Il video che accompagna questo racconto restituisce l’intensità e la vivacità di un’esperienza che si inserisce pienamente nel cammino educativo della nostra scuola.

Papa Francesco: il messaggio del rettore sulla sua eredità educativa

lunedì 28 aprile riprendiamo le lezioni, a una settimana dalla salita al cielo di Papa Francesco. Vogliamo ricordarlo con affetto e gratitudine per la sua tenace testimonianza di fede, speranza e carità, che si è espressa anche in parole dedicate alla scuola e all’educazione dei giovani.

Quando era arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio, celebrava all’inizio di ogni anno scolastico una «Messa per l’educazione». In quella del 2004 vi è un passaggio in cui propone la saggezza come scopo della conoscenza e della competenza che a scuola si formano. La sua argomentazione parte da due metafore, una presa dall’agricoltura, «dar frutti», sinonimo di generare:

Il frutto si forma a partire dalla stessa identità di ciò che è vivo, si alimenta di quelle forze che ormai fanno parte del suo essere, si arricchisce delle molteplici identificazioni interne ed è qualcosa di unico, sorprendente e originale. La natura non dà due frutti esattamente uguali. Allo stesso modo un soggetto che dà frutti è qualcuno che ha maturato la sua creatività attraverso un processo di libertà, producendo qualcosa di nuovo a partire dalla verità ricevuta, accettata e assimilata.

L’altra è una metafora tratta dal contesto industriale, «produrre risultati»:

Un risultato si può prevedere, pianificare e misurare. Implica un controllo sui passi che si stanno facendo. Un insieme di azioni perfettamente determinate che avranno un effetto prevedibile. Una società che tende a trasformare un uomo in un burattino della produzione e del consumo, opta sempre per i risultati.

[…] Ma la saggezza non implica soltanto una maturazione a livello di contenuti e di valori, bensì anche sul piano delle abilità. Qualsiasi vera trasformazione a favore di quell’altro mondo possibile a cui aspiriamo implica anche un saper fare, una competenza che è necessario assimilare, comprendendone la logica. I nostri allievi hanno diritto, innanzitutto, alla propria autonomia e unicità; ma anche a sviluppare abilità socialmente riconosciute per poter plasmare nel mondo reale i loro desideri e i loro contributi.

Contrapporre nella scuola tali finalità, ‘dar frutti’ e ‘produrre risultati’, sostiene Bergoglio, ha  conseguenze dannose per l’educazione, perché limita la ragione e la libertà:

Il nostro obiettivo non è solo quello di ‘formare individui utili alla società’, ma educare persone che possano trasformarla! Ciò non si otterrà sacrificando lo sviluppo completo delle capacità, l’approfondimento delle conoscenze, la diversificazione dei gusti, perché alla fine, il trascurare tali ‘risultati’ non darà vita a ‘uomini e donne nuovi’, ma a flaccidi burattini della società consumista.

Si tratta di risolvere entrambe le polarità, integrandole tra loro: ‘educare per il frutto’, servendosi di tutti gli strumenti possibili affinché quel frutto si concretizzi sempre in modo efficace, ‘producendo risultati’. Proponiamo, partendo dall’oggettività della verità, ideali e modelli aperti, ispiratori, senza imprimervi la forma che noi abbiamo trovato per veicolare quella dinamica, sviluppando allo stesso tempo le mediazioni necessarie affinché i giovani possano fare le loro scelte.

[…] dobbiamo essere in grado di renderli fiduciosi e sicuri a partire dalla consapevolezza della propria creatività, capacità, abilità per concretizzare con successo le loro idee[1].

Sentiamo nostra questa sfida educativa e didattica che consiste nel vivere le lezioni, le attività, lo studio, tesi all’unità tra pensare, sentire e fare, nella convinzione che siano strade, differenti e armoniche, per introdursi all’essere e sviluppare di conseguenza tutte le componenti della personalità. Se la realtà è cibo dell’anima, il docente, l’adulto, ha innanzitutto il compito di testimoniare che non ne ha paura, perché essa, anche quando presenta tratti confusi e ostili, può essere osservata, interrogata, conosciuta. La realtà offre infatti a ciascuno, se educato a un rapporto aperto e leale, intelligente e critico con essa, la possibilità di vivere da protagonista, contribuendo ad arricchirla, cambiarla, migliorarla.

Tale invito alla fiducia e alla speranza, all’operosità e alla creatività, è stato al centro anche di vari discorsi rivolti da Papa Francesco ai giovani, per i quali ha dimostrato sempre simpatia e stima. Anche in questi ultimi anni ci ha regalato parole che non possiamo e non vogliamo dimenticare, come il Messaggio ai giovani e alle giovani del mondo per la XXXIX Giornata Mondiale della Gioventù,  sul tema: “Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi (cfr Is 40,31”). 

Invitiamo tutti a leggerlo nella sua interezza per cogliere i tratti dell’eredità che Papa Francesco lascia a ciascun ragazzo e a ciascuna ragazza alle prese con le sfide odierne:

Anche noi, oggi, viviamo tempi segnati da situazioni drammatiche, che generano disperazione e impediscono di guardare al futuro con animo sereno: la tragedia della guerra, le ingiustizie sociali, le disuguaglianze, la fame, lo sfruttamento dell’essere umano e del creato. Spesso a pagare il prezzo più alto siete proprio voi giovani, che avvertite l’incertezza del futuro e non intravedete sbocchi certi per i vostri sogni, rischiando così di vivere senza speranza, prigionieri della noia e della malinconia, talvolta trascinati nell’illusione della trasgressione e di realtà distruttive.

La nostra vita è un pellegrinaggio, un viaggio che ci spinge oltre noi stessi, un cammino alla ricerca della felicità; e la vita cristiana, in particolare, è un pellegrinaggio verso Dio, nostra salvezza e pienezza di ogni bene. I traguardi, le conquiste e i successi lungo il percorso, se rimangono solo materiali, dopo un primo momento di soddisfazione ci lasciano ancora affamati, desiderosi di un senso più profondo; infatti non appagano del tutto la nostra anima, perché siamo stati creati da Colui che è infinito e, perciò, in noi abita il desiderio di trascendenza, la continua inquietudine verso il compimento delle aspirazioni più grandi, verso un “di più”. Per questo, come vi ho detto tante volte, “guardare la vita dal balcone” a voi giovani non può bastare.

Questo è il mio invito per voi: camminate nella speranza! La speranza vince ogni stanchezza, ogni crisi e ogni ansia, dandoci una motivazione forte per andare avanti, perché essa è un dono che riceviamo da Dio stesso: Egli riempie di senso il nostro tempo, ci illumina nel cammino, ci indica la direzione e la meta della vita.

Con gratitudine, commozione e speranza, riprendiamo dunque il nostro cammino di ricerca!

Il rettore, Raffaela Paggi

[1] Jorge Mario Bergoglio, Scegliere la vita. Proposte per tempi difficili, Bompiani 2013, pp. 57-107.

Primaria. Settimana della lettura: scoperta, parole e bellezza

Dal 7 all’11 aprile, la Scuola primaria della Fondazione Grossman ha vissuto la Settimana della lettura: cinque giorni intensi, ricchi di parole, racconti e incontri, in cui la lettura è diventata esperienza viva e condivisa.

Come ci ha raccontato la direttrice nella video intervista che accompagna questo articolo, tutto è nato dal desiderio di adulti – insegnanti, attori, autori – di donare ai bambini il piacere di leggere e raccontare insieme. Un gesto educativo che crea clima, genera bellezza, e diventa stimolo prezioso per coltivare l’amore per i libri.

Tutte le classi, dalla prima alla quinta, sono state coinvolte in attività pensate per valorizzare la parola e la narrazione:

  • Le classi prime e seconde hanno assistito a uno spettacolo teatrale proposto da un attore professionista.
  • Le terze hanno incontrato un’autrice di narrativa per l’infanzia, che si è raccontata e ha risposto con entusiasmo alle curiosità dei bambini.
  • Le quarte si sono avventurate nel mondo del fumetto grazie a un laboratorio con un’illustratrice, scoprendo nuove forme espressive.
  • Le quinte hanno lavorato con la professoressa Paggi, rettore della scuola, alla descrizione letteraria di un grande protagonista della letteratura: Bilbo Baggins, affrontando con passione un’attività di scrittura profonda e creativa.

Novità di quest’anno è stata la Book Fair, una vera e propria fiera del libro in lingua inglese allestita a scuola, aperta a tutte le classi e anche alle famiglie, che hanno potuto visitarla e acquistare libri da leggere insieme a casa.

Un’edizione ricchissima che ha messo al centro l’esperienza della lettura come incontro, scoperta, bellezza condivisa.

Licei. Macbeth in lingua originale: un’esperienza teatrale immersiva

L’uscita didattica delle classi quarte dei Licei scientifico e classico Alexis Carrel al teatro Il Cielo sotto Milano è stata un’occasione per assistere alla rappresentazione di Macbeth in lingua originale.

Vedere dal vivo un classico shakespeariano recitato in inglese ha permesso agli studenti di immergersi completamente nella potenza espressiva e nella musicalità della lingua di Shakespeare. Un’esperienza che ha dato nuova vita al testo studiato in classe, arricchendo la comprensione dell’opera e delle sue sfumature più profonde.

Dopo lo spettacolo, il confronto diretto con gli attori ha trasformato il momento in un vero e proprio laboratorio teatrale: un dibattito coinvolgente e stimolante, in cui gli studenti hanno dimostrato competenza e curiosità, ponendo domande e condividendo riflessioni sul dramma shakespeariano.

📸 Guarda le foto dell’uscita didattica e rivivi con noi questa esperienza immersiva!