Liceo Classico – Un viaggio d’istruzione per scoprire la Campania

L’incontro tra la scienza e la storia è stato al centro del viaggio d’istruzione in Campania realizzato dai ragazzi di I e II del Liceo Classico. 

Le tappe fondamentali di questo percorso sono state da un lato il sito archeologico di Pompei, che deve la sua fama al fenomeno scientifico dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.c., e dall’altro la città di Napoli, dove la storia si mescola alla realtà del presente. Una realtà ben descritta dall’incontro con le Suore di Carità dell’Assunzione e dalla serata di canti napoletani.

La visita del parco del Vesuvio è stato il momento culmine del viaggio di istruzione. Il vulcano, infatti, con il fenomeno dell’eruzione e con la sua imponenza, ha creato e crea tuttora la storia del popolo campano. Un’uscita didattica che ha permesso quindi ai ragazzi di guardare a una sola realtà da più punti di vista, ovvero scientifico, storico e umano. 

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Secondaria – Tutti in vasca per la gara di nuoto

Quest’anno al termine del percorso di nuoto con le classi terze della Scuola Secondaria, si è deciso di concludere questa esperienza con una gara di nuoto. Si è così deciso di  far gareggiare due ragazzi e due ragazze nei tre stili affrontati nel corso delle 12 lezioni: crawl, dorso e rana. Il tutto si è concluso con una staffetta che ha visto gareggiare insieme maschi e femmine.

Tutti coloro che hanno partecipato si sono rivelati particolarmente concentrati e responsabili durante le varie fasi della gara. Anche il tifo dei compagni, pur nella giusta vivacità, era corretto e rispettoso verso tutti. È stato commovente sentire gli incitamenti a un compagno di un’altra classe perché anche lui terminasse la vasca se pur ultimo in classifica.

Anche per i docenti questa esperienza è stata positiva attraverso un lavoro condiviso e che conferma la validità del percorso sul nuoto.

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Secondaria – Ripercorrere le tappe del Novecento

Le classi terze della Scuola Secondaria hanno rivissuto le tappe fondamentali del Novecento italiano e in parte mondiale. Il tutto attraverso testimonianze dirette e la visita a luoghi dall’alto valore simbolico: le trincee del monte San Michele, la risiera di San Sabba e la foiba di Basovizza. Da ultimo, partendo dal molo Audace e passando per la libreria che fu di sua proprietà, i ragazzi hanno studiato la poetica di Umberto Saba.

Un’uscita didattica che da un lato ha chiuso lo studio degli eventi della grande guerra e del Novecento italiano, dall’altro ha consentito di avviare sul campo quello della seconda guerra mondiale. Il tutto dentro a un contesto come quello triestino, crocevia di popoli e letterati che hanno vissuto in prima persona i mutamenti del secolo scorso.

(I prof. Bergamaschi, Borrattaz, Caravello, Provasoli, Bonvini E., Ragusa, Merli e Pettene)

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Infanzia bilingue – Frutta in campo: viva la Primavera

Dopo aver visto la primavera attraverso alcuni dipinti, oggi i bambini della Scuola dell’Infanzia-bilingue l’hanno guardata passeggiando tra gli alberi di un frutteto. Alcuni alberi erano già fioriti, altri si stavano preparando con i loro boccioli…

Dopo una bella passeggiata hanno anche assaggiato il succo di mela fatto proprio con le frutta di questo frutteto e per concludere al meglio un pranzo speciale all’aperto.

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Orientamento universitario: incontro con Emilio Faroldi

“Scegliete ciò che vi appassiona, scegliete un mestiere che ha una storia e reinterpretatelo con curiosità. Il segreto: abitudine a viaggiare -anche rimanendo a casa vostra- e immaginazione per trasformare l’ambiente in cui viviamo”.

Emilio Faroldi, pro-rettore del Politecnico di Milano e architetto dalla attività professionale ben avviata, ha lasciato il segno lunedì scorso all’incontro di Orientamento per la scelta universitaria: con la sua cordialità e il suo senso pratico, con la sua riflessione teorica e la sua esperienza, ha motivato gli studenti di quarta e quinta liceo classico e scientifico ad essere protagonisti del proprio futuro.

La figura dell’architetto – ha spiegato Faroldi – coniuga interessi umanistici e scientifici e si muove in una forma organizzativa professionale d’equipe. Progettare significa prefigurare la trasformazione della realtà in cui ci troviamo, in considerazione dello studio della storia e delle esigenze del futuro, e a servizio degli abitanti dello spazio costruito sia nella loro diversità sia rispetto a ciò che hanno in comune. La creatività nasce dunque dal saper cogliere gli stimoli del presente, coscienti che la bellezza del territorio è un bene comune e lo spazio è del tutto condiviso. L’intelligenza di una soluzione che determina una vera rigenerazione deriva pertanto da uno spirito critico allenato e da un approccio non unilaterale, ma calibrato secondo le specificità del caso in esame.

Emilio Faroldi ha infine mostrato due progetti recenti che lo hanno coinvolto negli ultimi anni: quello non realizzato dello stadio del Milan al Portello e quello completato dei laboratori del gruppo farmaceutico Chiesi.

Per eventuali approfondimenti: https://youtu.be/iHRPMXWTFDQ

 

Secondaria – Paleontologi per un giorno

Diventare paleontologi per un giorno si può fare. I ragazzi delle classi 3B e 3C della Scuola Secondaria si sono recati, infatti, presso il Museo Civico di Storia Naturale a Milano per un “laboratorio di paleontologia generale”. L’attività comprendeva simulazione di scavo paleontologico, analisi e classificazione di fossili autentici e approfondimenti sui processi di fossilizzazione.

L’esperienza ha permesso ai ragazzi di sperimentare in prima persona alcuni metodi di studio delle forme di vita passata.

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Primaria – Tra fiato e tasti per scoprire gli strumenti

Si è svolto il primo dei tre incontri organizzati con l’Accademia Ambrosiana per far scoprire gli strumenti musicali ai bambini delle elementari. Oggi è stato il turno delle classi terze della Scuola Primaria che hanno incontrato le sonorità del pianoforte e del flauto.

Grazie alla presentazione delle professioniste Claudia Tallini e Silvia De Fré, i bambini hanno curiosato meccaniche e boccole, tastiere e sonorità differenti così da scoprire gli strumenti e il loro calore sonoro. Hanno scoperto la possenza del pianoforte e la sua duttilità nel riprodurre partiture per orchestra trascritte appositamente per lui. Mentre la dolcezza del suono del flauto traverso e dell’ottavino ci ha fatto rivivere scene tratte dalle fiabe musicali, quali Pierino e il lupo di Prokof’ev e La bella addormentata di Tchaikovsky.

Tra le esperienze musicali da vivere, questa rimane per i ragazzi una tra quelle memorabili e certamente da ripetere.

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Primaria – Pierino e il lupo. Buona la prima!

Le classi terze della Scuola Primaria, per festeggiare il carnevale hanno scelto di portare in scena lo spettacolo Pierino e il lupo. Facendo un lavoro congiunto tra musica e arte hanno realizzato una drammatizzazione dello spettacolo con loro come protagonisti.

Per prepararsi al meglio, una settimana prima, hanno guardato l’opera teatrale di Sergej Sergeevič Prokof’ev, notando come ogni strumento rappresentasse un personaggio. Pierino dagli archi; l’anatra dall’oboe; il lupo dai tre corni e così per tutti gli altri. Un elemento centrale perché, durante la drammatizzazione ogni personaggio era chiamato in scena dal suono di quel particolare strumento. Spettava a ciascun bambino capire quando toccava a lui.

Nei giorni seguenti durante la lezione di arte hanno creato gli oggetti di scena necessari a riconoscere ogni personaggio. Chi faceva il gatto aveva un cerchietto con due orecchie feline; l’uccellino aveva due ali e un becco; invece Pierino aveva un cappello diverso da quello dei cacciatori. Per rendere il lavoro ancor più approfondito hanno guardato in classe anche la versione dysneiana della storia di Pierino e il lupo, maggiormente apprezzata per la mancanza di parti tristi. Per concludere hanno riprodotto lo spettacolo in classe davanti alle maestre e nonostante non avessero fatto prove, sono stati perfetti. Buona la prima!

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by Alternanza Scuola-Lavoro (Mina, Rusmini, Tettamanti)

Licei – William Congdon: sintesi dell’espressione

Gli studenti dell’ultimo anno del Liceo Classico e Scientifico si sono avvicinati all’opera di William Congdon dopo aver visto le celebri interviste di Red Ronnie a Congdon e avere riflettuto sul contesto storico-artistico del secondo dopoguerra in America. Lo spunto iniziale è scaturito da numerosissime e radicali provocazioni sorte in aula da quando nel programma di Storia dell’Arte ha cominciato a farsi strada l’arte non figurativa. Che relazione c’è fra espressione e tecnica? Perché un’assenza di forma veicola un contenuto? Perché l’arte informale dovrebbe essere più profonda dell’arte figurativa? L’arte stessa può essere un limite all’espressione di sé?  Se le opere di un autore sono così personali come possono essere condivisibili? 

Modalità di approfondimento

La modalità di approfondimento proposta ha coinciso con un’ora e mezza di osservazione di una quindicina di opere, appositamente selezionate all’interno della William Congdon Foundation di Buccinasco. Oltre al dialogo con Giorgio Gandolfi della Fondazione Congdon e la docente di Storia dell’Arte Antonia Chiesa su questioni ampie e specifiche di espressione artistica. La percezione visiva e tattile è stata pertanto sollecitata da evidenti aspetti di profondità della materia scabra, sperimentazione compositiva e tecnica, molteplicità dei punti di vista, vigore del gesto pittorico, sobrietà del concetto spaziale, sovrapposizione fra vista e memoria. Anche nel caso di chi ha infine dichiarato di non apprezzare la pittura di Congdon.

L’opera dell’artista esprime infatti in modo eloquente tutta la sua vicenda umana, avventurosa e affascinante, oscillando fra concettualizzazione astratta e appiglio realistico. Le città, il traffico, i lampioni, i crocefissi, i campi, i cieli, l’orizzonte, i fossi e la nebbia diventano domande provocatorie sull’essenza del reale: i solchi sulla terra nera sono ferite nella carne, una lama d’argento del fosso nel campo è un riflesso improvviso di luce, lo strapiombo di una roccia è il rovinare della materia in un baratro. La ricerca di Congdon spazia nella profondità della voragine, nel pieno della luce dell’orzo maturo, nella densità della nebbia, nella malinconia della terra arata.

“Quale opera hai preferito?”

È stata la domanda rivolta a ciascuno studente. Le risposte diverse hanno rivelato una rielaborazione personale approfondita dei contenuti proposti e un confronto sincero con la propria esperienza. «Preferivo i crocifissi del Duecento con la loro geometria severa, ma questo di Congdon mi provoca un’intensità sorprendente», «Devo confessarlo: ero scettica sull’arte ‘priva di forma’, ma l’opera che preferisco fra queste è senza dubbio quella quasi monocromatica, Orzo 4».

«Alla fine non ti ricordi esattamente lo specifico di un’opera», sostiene uno studente, «ma come ha reagito a uno stimolo esterno, e la provocazione dell’artista ti spinge a prendere una posizione personale paragonabile alla sua rispetto a quello che vedi e alle esperienze che fai». La sensibilità di un altro studente apre contemporaneamente il campo ad ulteriori, radicali approfondimenti: «può il dolore essere confinato in un’opera d’arte?»

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Come si diventa grandi? Il video dell’incontro

Come si diventa grandi? A questa domanda il prof. Daniele Gomarasca, coordinatore didattico della Scuola La Zolla, ha cercato di dare risposta attraverso la lettura di alcuni passi dell’Odissea dedicati alla figura di Telemaco e alcuni “scritti” dei suoi studenti. Un viaggio alla scoperta di come si diventa grandi, di come noi adulti possiamo favorire l’accadimento di una crescita buona, cioè orientata al bene.

“Per un figlio la ricerca del proprio posto nel mondo coincide con la scoperta delle proprie origini, sapere a chi somiglia, di chi sono i suoi occhi e la sua testa”. Un cammino che i nostri ragazzi non possono fare da soli ma “camminando sulle orme di una dea”.

Guarda il video integrale dell’incontro