Tu puoi: si apre l’anno scolastico all’insegna di “Custodi di umanità”

«Ricominciare è essere ripresi: ridestati al proprio compito, presi da qualcun altro.» È questa la prospettiva con cui il rettore ha aperto il collegio docenti plenario della Fondazione Grossman, invitando i docenti ad affrontare la giornata con questa consapevolezza e aprendo un anno scolastico che si costruisce, ancora una volta, a partire da una domanda condivisa.

Un gruppo di docenti ha proposto al collegio, come frutto di un lavoro estivo, una lettura de La valle dell’Eden di John Steinbeck, e in particolare della parola ebraica Timshel, che ricorre nel romanzo come suo nucleo interpretativo. Timshel significa “tu puoi”: non un destino già segnato o un dovere imposto, ma una possibilità sempre aperta — la libertà e la responsabilità di scegliere il bene, sostenuti da amicizie ed educatori veri che aiutano a camminare.

Da questa riflessione estiva nasce il filo che lega tutto l’anno scolastico appena iniziato. Il tema scelto, “Custodi di umanità”, riprende l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana in un tempo segnato da nuove forme di disumanizzazione legate all’intelligenza artificiale. Un’indicazione che il rettore, Raffaela Paggi, ha ripreso durante il collegio, invitando tutta la comunità scolastica ad “abitare le domande del proprio tempo” e a ricordare che nessuno educa da solo.

Il tema dell’anno trova forma anche in un’immagine: un disegno a inchiostro di Henri Matisse, datato 1946 e proveniente da una collezione privata, già esposto in una mostra newyorkese curata dal figlio dell’artista. A presentarlo al collegio è stata la preside del liceo scientifico, Antonia Chiesa, docente di storia dell’arte, che ne ha ripercorso l’essenzialità del tratto e il legame con il metodo di lavoro degli educatori: osservare, lasciar sedimentare, poi tornare a definire con sicurezza ciò che conta davvero.

Il disegno accompagnerà la cartolina che sarà consegnata a ogni studente il primo giorno di scuola, insieme al motto scelto per l’anno: un richiamo, per grandi e piccoli, alla libertà che li accompagna in ogni scelta.

Secondaria. Barcellona: Gaudì tra tradizione e rinnovamento

Le classi terze della Scuola secondaria di I grado hanno trascorso tre giorni a Barcellona per un’uscita didattica centrata sull’opera di Antoni Gaudì – un percorso costruito non come itinerario turistico, ma come esperienza di conoscenza.
Il punto di partenza è stato la città stessa: la sua storia e la sua trasformazione urbanistica nel corso dei secoli, esplorata percorrendo le vie strette del Barrio Gótico e le strade regolari dell’Eixample. In questo contesto, la visita alle chiese di Santa Maria del Pi e di Santa Maria del Mar — esempi di gotico catalano — ha offerto ai ragazzi l’occasione di analizzare la struttura architettonica di due edifici in cui forma e spazio sono portatori di significato.
Questa prima tappa ha preparato l’incontro con la Sagrada Família: comprendere come l’opera più grande di Gaudì si inserisca in una storia e in una tradizione – abbracciandola e rinnovandola – ha richiesto proprio quella premessa. Il percorso si è poi sviluppato a partire dal Parc Güell, attraverso Casa Batlló e Casa Milà, osservando ogni architettura in relazione al contesto culturale in cui è nata.
Al centro del viaggio, insieme alle opere, c’è stata la figura dell’uomo che le ha concepite: Gaudì, che amava definire il proprio lavoro come la possibilità di «proseguire l’opera del Creatore». Un modo di stare davanti alla realtà – fatto di fiducia, bellezza e speranza — che i ragazzi hanno potuto incontrare non solo nei libri, ma direttamente nelle pietre.

Primaria. Politecnico: la 5ª B premiata al Rally della Matematica

Grande soddisfazione e un pizzico di orgoglio per la classe 5ª B della nostra Scuola primaria, che il 27 maggio è stata ospitata al Politecnico di Milano per la cerimonia di premiazione del Rally della Matematica: una sfida che coinvolge studenti dalla primaria alle superiori alle prese con problemi matematici da risolvere insieme, tra logica, intuizioni e tanto gioco di squadra.

Il Rally non è solo una gara di ambito matematico: è un modo divertente e coinvolgente di imparare a ragionare insieme, confrontarsi, difendere un’idea… o capire quando è il caso di cambiarla perché non porta alla soluzione. In pratica, una vera palestra di collaborazione e spirito critico.

Per la nostra 5ª B, poi, si tratta quasi di una piacevole abitudine: la classe aveva già conquistato il Rally quando gli alunni frequentavano la 3ª: si direbbe una squadra allenata a colpi di numeri, idee e lavoro di gruppo!

I bambini hanno partecipato ad una vera conferenza scientifica, accolti dai saluti di professori ordinari, collaboratori del Dipartimento di Matematica e della Preside del Dipartimento. Un’esperienza emozionante, che ha fatto scoprire da vicino ai ragazzi il mondo dell’università e della ricerca.

Durante gli interventi è stato spiegato loro che la matematica, prima ancora di essere un linguaggio universale, è semplicemente un linguaggio: più la si frequenta, più la si impara. Chissà che tra i nostri alunni non ci siano già futuri ingegneri, ricercatori o scienziati! Intanto, la 5ª B, insieme alla sua maestra, si gode il meritato premio…

Secondaria. Cremona: liuteria, architettura e storia medievale

Architettura medievale, maestria artigianale e musica dal vivo: le classi prime della Scuola secondaria hanno incontrato a Cremona una città che sa ancora fare dell’eccellenza uno stile di vita.

In piazza del Comune, gli studenti hanno osservato il dialogo secolare tra edifici religiosi e civili: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, con la sua stratificazione di stili e materiali, e il Battistero, simbolo di rinascita e conversione, fronteggiano il Palazzo comunale e la Loggia dei militi — testimonianza concreta di come vita religiosa e vita civile si siano intrecciate nella città comunale medievale.

La mattinata è proseguita al Museo del violino, dove la tradizione liutaria delle famiglie Amati, Guarnieri e Stradivari ha trovato voce nella concertista Lena Yokoyama. Con il suo “Amati” originale — uno strumento nato intorno al 1560 — ha restituito agli studenti la ricchezza cangiante di un suono che ancora oggi appartiene al presente.

Nel pomeriggio, la visita a una bottega artigiana ha completato il quadro: artigiani che scelgono metodi antichi fatti di attese, stagionature e investimenti di tempo, in controtendenza rispetto ai ritmi dell’oggi. Una scelta che richiede di allenare la capacità di osservare con pazienza, in più battute — le stesse che, alla fine, prendono vita sotto le dita di uno strumentista.

Per i ragazzi di prima, Cremona è stata storia, bellezza e incontro umano.

 

 

Classico. Campionati di Lingue e Civiltà Classiche: un alunno sul podio nazionale

Da Milano a Potenza per salire sul podio.

Andrea Bentivenga, quinta del Liceo classico Alexis Carrel, ha attraversato l’Italia per gareggiare alla finale nazionale dei Campionati di Lingue e Civiltà Classiche — e sul podio ci è salito davvero. Terzo in Italia, il 6 maggio 2026, su una prova di traduzione dal greco antico. Un risultato che arriva dopo la vittoria della selezione regionale, primo in Lombardia, e una finale nazionale che non lasciava spazio all’improvvisazione.

I Campionati di Lingue e Civiltà Classiche sono una competizione nazionale che misura non solo la padronanza linguistica, ma la capacità di confrontarsi criticamente con un testo: coglierne il contesto, riconoscerne lo stile, restituirne il senso. Non è una gara di velocità. È una gara di pensiero.

Un risultato che non nasce dal niente. Dietro c’è un percorso costruito nel tempo: il lavoro sulla grammatica greca avviato fin dal biennio, la frequentazione costante dei testi, e una passione personale per la letteratura e il mondo classico che ha trasformato lo studio in qualcosa di più. Quando si arriva a una finale nazionale, quella passione ha già radici profonde.

Un podio non si costruisce in un giorno. Si costruisce in cinque anni, un testo alla volta.

Primaria. Due giorni per scoprire che la realtà è davvero piena di meraviglia

Ci sono esperienze destinate a restare nella memoria e nel cuore non solo per i luoghi visitati, ma per ciò che accade tra le persone: sguardi condivisi davanti a qualcosa di bello, domande che nascono dall’incontro la realtà, la fatica vissuta insieme, le risate, la scoperta che ogni momento può diventare significativo quando è orientato alla scoperta del mondo e di sé stessi.

Il 21 e 22 maggio le classi quinte della nostra Scuola primaria hanno vissuto una gita di fine anno intensa e ricca di bellezza, un’occasione preziosa per guardare la realtà con occhi più attenti e riconoscere quanto sia bello vivere, scoprire e imparare insieme.
Prima tappa del viaggio: Verona, città romana e custode di straordinarie testimonianze del passato. I bambini hanno visitato il ponte di pietra, il Teatro Romano, la piazza sede del foro e l’Arena, lasciandosi sorprendere dalla loro maestosità. Davanti a monumenti così grandi e carichi di storia è emersa con forza la percezione che il passato non sia qualcosa di lontano e chiuso nei libri, ma possa ancora parlare al presente e dialogare con ciascuno di noi attraverso l’arte, l’ingegno e la bellezza costruita dagli uomini nei secoli.

La giornata è stata anche un tempo prezioso per stare insieme in modo semplice e autentico. Negli ampi spazi aperti dell’albergo di Brentonico, una località di montagna, i ragazzi hanno condiviso giochi, chiacchiere e momenti liberi, rafforzando amicizie e legami costruiti negli anni. Accanto a loro, le insegnanti hanno accompagnato ogni esperienza con attenzione e partecipazione, condividendo con i bambini non solo le attività, ma anche lo stupore, le domande e la gioia delle scoperte. Proprio questa vicinanza ha reso ancora più significativa la convivenza di quei giorni, facendo sentire ogni alunno accolto e coinvolto.

Dopo la cena, la serata è proseguita con una suggestiva osservazione del cielo stellato. Attraversando il bosco in una passeggiata notturna, le classi hanno raggiunto uno spiazzo che permetteva allo sguardo di spaziare su un orizzonte ampio. Qui, grazie a un telescopio newtoniano, i bambini hanno potuto osservare i crateri della Luna e Giove con i suoi satelliti, proprio come li vide Galileo Galilei. In quel silenzio pieno di meraviglia, accompagnati dalle spiegazioni della guida, molti hanno sperimentato quanto la realtà sappia sorprendere chi la guarda con attenzione. Il rientro, illuminato dalle torce lungo il sentiero, ha reso l’atmosfera ancora più suggestiva e indimenticabile.

Il mattino seguente, dopo una buona colazione, il viaggio è proseguito a Brenzone, sul lago di Garda, dove i ragazzi hanno vissuto l’esperienza della vela. Non semplici passeggeri, ma protagonisti attivi chiamati a collaborare per governare insieme la barca. Ogni gesto richiedeva ascolto, responsabilità, fiducia reciproca e spirito di squadra.

Anche i tragitti in pullman hanno avuto il sapore delle esperienze più belle: tra canti, gag improvvisate e racconti condivisi, i ragazzi hanno portato con sé il desiderio di custodire ciò che avevano vissuto.
Questa gita è stata molto più di un viaggio di istruzione: è stata un’autentica esperienza di crescita. I ragazzi hanno potuto verificare concretamente come le cose più belle si costruiscano insieme, ciascuno con il proprio contributo, mettendo in gioco le proprie capacità e la propria unicità. L’esperienza storica, scientifica e naturalistica si è così intrecciata profondamente con quella umana ed educativa.

A conclusione di queste giornate risuonano le parole che hanno accompagnato il nostro anno scolastico: “Domani vieni presto, che faremo cose molto belle.”

È proprio questo che i ragazzi hanno potuto sperimentare: la realtà è bella, attraente e ci aspetta per essere scoperta e vissuta fino in fondo, insieme agli altri, con stupore e gratitudine.

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Primaria. Musical Hercules: dove risiede la vera forza?

È questa la domanda che ha guidato le classi quarte nel musical Hercules, liberamente ispirato al celebre personaggio mitologico e interamente riscritto e adattato dalle insegnanti di inglese.

Ercole — eroe dalla forza sovrumana, determinato e coraggioso, capace di affrontare imprese impossibili — si interroga su qualcosa di più profondo: dove risiede la vera forza? Come ci si realizza davvero come persone? Un tema che rispecchia il momento di crescita degli alunni, impegnati ogni giorno nella costruzione della propria identità, tra desiderio di autonomia, scoperta di sé e relazione con gli altri.

Il progetto si è fondato su tre pilastri.

  • Potenziamento linguistico. La parte di drammatizzazione è stata realizzata interamente in lingua inglese. Attraverso la recitazione, gli alunni hanno potuto lavorare in modo immersivo su fonetica, lessico e fluidità espressiva, interiorizzando la lingua in modo spontaneo e naturale.
  • Dimensione musicale. Lo spettacolo ha integrato la recitazione con canti in lingua italiana. Il lavoro musicale ha permesso agli alunni di allenare l’aspetto canoro e ritmico, educando l’ascolto, il senso del ritmo e l’espressione vocale.
  • Espressione corporea e relazionale. La drammatizzazione è uno strumento educativo fondamentale: aiuta gli alunni a lavorare sulla presenza scenica, sulla gestione dello spazio e del proprio corpo, e soprattutto sulla relazione con gli altri e sulla fiducia reciproca all’interno del gruppo classe.

La realizzazione del percorso è stata possibile grazie alla collaborazione di tutti gli insegnanti coinvolti nei diversi ambiti, che hanno messo in rete competenze diverse per offrire agli alunni un’esperienza formativa ricca e completa.

Le voci dei protagonisti

A qualche giorno dallo spettacolo, le insegnanti hanno chiesto agli alunni di mettere per iscritto una semplice domanda: cosa trattengo dall’esperienza del musical? Le risposte, scritte a mano sui quaderni, restituiscono qualcosa che nessuna descrizione del progetto potrebbe rendere altrettanto bene.

C’è chi ha scoperto qualcosa di inaspettato in sé stesso — “quando ho scoperto che potevo fare qualcosa di bello con la mia voce rauca, ha cambiato completamente il mio modo di vedere questo difetto” — e chi ha imparato a fidarsi del gruppo: “le cose vengono bene se fatte insieme.” C’è chi ha nominato il “calderone di emozioni” difficile da spiegare, chi ha scritto di aver imparato a lasciarsi andare sul palco, chi ricorda ancora l’incredulità dopo l’ultimo canto.

Nelle pagine dei quaderni qui sotto si trova forse la risposta più autentica alla domanda che ha attraversato tutto il percorso: dove risiede la vera forza?

Secondaria. Iliade. Qual fia dunque la fin di tanti affanni?

Il 28 aprile, al Teatro La Creta, le classi seconde della Scuola secondaria di I grado hanno portato in scena la loro Iliade. Lo spettacolo è il momento conclusivo di un percorso curricolare che accompagna gli studenti a un incontro diretto con il testo omerico: non solo come oggetto di studio, ma come esperienza da vivere in prima persona.

Il lavoro è condotto dai docenti di italiano insieme al regista Giovanni Spadaro, che guida i ragazzi verso una progressiva immedesimazione con il testo attraverso il lavoro scenico. L’obiettivo non è la sola messa in scena, ma favorire negli studenti la consapevolezza di sé e la responsabilità del proprio agire in relazione ai compagni.

Il tema scelto quest’anno — Qual fia dunque la fin di tanti affanni? — nasce da una domanda che il testo omerico pone con forza e che non ha smesso di risuonare: in un mondo segnato dalla guerra e dalla sofferenza, è possibile intravedere un lume di speranza? O l’uomo è destinato a soccombere al male? Sono domande che l’Iliade porta dentro di sé da tremila anni, e che i ragazzi hanno fatto proprie attraverso il lavoro teatrale.

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Primaria. Ape Pé: conoscere dall’esperienza

Da dove viene il miele? La risposta, per i bambini delle classi seconde, è arrivata dalle mani — toccando il favo, osservando le api, assaggiando direttamente il prodotto di un lavoro lungo e preciso.
L’uscita alla fattoria Ape Pé ha offerto ai bambini due incontri molto diversi tra loro, accostati dalla stessa logica: incontrare la realtà direttamente, senza mediazioni.
Con Mauro, l’apicoltore, le classi seconde hanno potuto seguire il percorso del miele dall’alveare al favo, un esempio concreto di trasformazione, uno di quei fenomeni che nei primi anni della Scuola primaria occupano un posto preciso nella proposta didattica. Non si tratta solo di sapere che le api producono il miele: si tratta di vedere come, di capire il ritmo di un processo che obbedisce a leggi precise e si svolge nell’arco delle stagioni.
Con Issa hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino i rapaci — un incontro di tutt’altro genere, che i bambini hanno accolto con la stessa curiosità.
Questo è il senso delle uscite didattiche per la nostra scuola: non interrompere la lezione, ma farla altrove. L’incontro diretto con la realtà suscita domande, desta curiosità, rende lo studio necessario.

Primaria. Milano: i ritratti parlano al museo Poldi Pezzoli

Le classi quinte della Scuola primaria hanno visitato il museo Poldi Pezzoli di Milano, una delle più significative dimore storiche della città, che dal XIX secolo custodisce una collezione straordinaria di dipinti, arredi e oggetti d’arte.

Durante la visita, gli studenti si sono soffermati su una selezione di ritratti realizzati in epoche diverse, osservando come l’immagine di una persona possa raccontare carattere, condizione sociale e sentimenti senza ricorrere alle parole. Un esercizio di lettura attenta, che ha messo in gioco la capacità di guardare con precisione e di interrogarsi su ciò che si vede.

L’incontro con queste opere ha trovato continuità diretta nel lavoro in classe: le ore di arte e italiano dedicate alla descrizione del volto e alla creazione di ritratti espressivi sono state riprese con uno sguardo più ricco, allenato dal confronto con la grande pittura. L’uscita didattica, in questo senso, non è stata un’aggiunta al percorso, ma parte integrante di esso.

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