Primaria – Tra fiato e tasti per scoprire gli strumenti

Si è svolto il primo dei tre incontri organizzati con l’Accademia Ambrosiana per far scoprire gli strumenti musicali ai bambini delle elementari. Oggi è stato il turno delle classi terze della Scuola Primaria che hanno incontrato le sonorità del pianoforte e del flauto.

Grazie alla presentazione delle professioniste Claudia Tallini e Silvia De Fré, i bambini hanno curiosato meccaniche e boccole, tastiere e sonorità differenti così da scoprire gli strumenti e il loro calore sonoro. Hanno scoperto la possenza del pianoforte e la sua duttilità nel riprodurre partiture per orchestra trascritte appositamente per lui. Mentre la dolcezza del suono del flauto traverso e dell’ottavino ci ha fatto rivivere scene tratte dalle fiabe musicali, quali Pierino e il lupo di Prokof’ev e La bella addormentata di Tchaikovsky.

Tra le esperienze musicali da vivere, questa rimane per i ragazzi una tra quelle memorabili e certamente da ripetere.

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Primaria – Pierino e il lupo. Buona la prima!

Le classi terze della Scuola Primaria, per festeggiare il carnevale hanno scelto di portare in scena lo spettacolo Pierino e il lupo. Facendo un lavoro congiunto tra musica e arte hanno realizzato una drammatizzazione dello spettacolo con loro come protagonisti.

Per prepararsi al meglio, una settimana prima, hanno guardato l’opera teatrale di Sergej Sergeevič Prokof’ev, notando come ogni strumento rappresentasse un personaggio. Pierino dagli archi; l’anatra dall’oboe; il lupo dai tre corni e così per tutti gli altri. Un elemento centrale perché, durante la drammatizzazione ogni personaggio era chiamato in scena dal suono di quel particolare strumento. Spettava a ciascun bambino capire quando toccava a lui.

Nei giorni seguenti durante la lezione di arte hanno creato gli oggetti di scena necessari a riconoscere ogni personaggio. Chi faceva il gatto aveva un cerchietto con due orecchie feline; l’uccellino aveva due ali e un becco; invece Pierino aveva un cappello diverso da quello dei cacciatori. Per rendere il lavoro ancor più approfondito hanno guardato in classe anche la versione dysneiana della storia di Pierino e il lupo, maggiormente apprezzata per la mancanza di parti tristi. Per concludere hanno riprodotto lo spettacolo in classe davanti alle maestre e nonostante non avessero fatto prove, sono stati perfetti. Buona la prima!

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by Alternanza Scuola-Lavoro (Mina, Rusmini, Tettamanti)

Licei – William Congdon: sintesi dell’espressione

Gli studenti dell’ultimo anno del Liceo Classico e Scientifico si sono avvicinati all’opera di William Congdon dopo aver visto le celebri interviste di Red Ronnie a Congdon e avere riflettuto sul contesto storico-artistico del secondo dopoguerra in America. Lo spunto iniziale è scaturito da numerosissime e radicali provocazioni sorte in aula da quando nel programma di Storia dell’Arte ha cominciato a farsi strada l’arte non figurativa. Che relazione c’è fra espressione e tecnica? Perché un’assenza di forma veicola un contenuto? Perché l’arte informale dovrebbe essere più profonda dell’arte figurativa? L’arte stessa può essere un limite all’espressione di sé?  Se le opere di un autore sono così personali come possono essere condivisibili? 

Modalità di approfondimento

La modalità di approfondimento proposta ha coinciso con un’ora e mezza di osservazione di una quindicina di opere, appositamente selezionate all’interno della William Congdon Foundation di Buccinasco. Oltre al dialogo con Giorgio Gandolfi della Fondazione Congdon e la docente di Storia dell’Arte Antonia Chiesa su questioni ampie e specifiche di espressione artistica. La percezione visiva e tattile è stata pertanto sollecitata da evidenti aspetti di profondità della materia scabra, sperimentazione compositiva e tecnica, molteplicità dei punti di vista, vigore del gesto pittorico, sobrietà del concetto spaziale, sovrapposizione fra vista e memoria. Anche nel caso di chi ha infine dichiarato di non apprezzare la pittura di Congdon.

L’opera dell’artista esprime infatti in modo eloquente tutta la sua vicenda umana, avventurosa e affascinante, oscillando fra concettualizzazione astratta e appiglio realistico. Le città, il traffico, i lampioni, i crocefissi, i campi, i cieli, l’orizzonte, i fossi e la nebbia diventano domande provocatorie sull’essenza del reale: i solchi sulla terra nera sono ferite nella carne, una lama d’argento del fosso nel campo è un riflesso improvviso di luce, lo strapiombo di una roccia è il rovinare della materia in un baratro. La ricerca di Congdon spazia nella profondità della voragine, nel pieno della luce dell’orzo maturo, nella densità della nebbia, nella malinconia della terra arata.

“Quale opera hai preferito?”

È stata la domanda rivolta a ciascuno studente. Le risposte diverse hanno rivelato una rielaborazione personale approfondita dei contenuti proposti e un confronto sincero con la propria esperienza. «Preferivo i crocifissi del Duecento con la loro geometria severa, ma questo di Congdon mi provoca un’intensità sorprendente», «Devo confessarlo: ero scettica sull’arte ‘priva di forma’, ma l’opera che preferisco fra queste è senza dubbio quella quasi monocromatica, Orzo 4».

«Alla fine non ti ricordi esattamente lo specifico di un’opera», sostiene uno studente, «ma come ha reagito a uno stimolo esterno, e la provocazione dell’artista ti spinge a prendere una posizione personale paragonabile alla sua rispetto a quello che vedi e alle esperienze che fai». La sensibilità di un altro studente apre contemporaneamente il campo ad ulteriori, radicali approfondimenti: «può il dolore essere confinato in un’opera d’arte?»

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Come si diventa grandi? Il video dell’incontro

Come si diventa grandi? A questa domanda il prof. Daniele Gomarasca, coordinatore didattico della Scuola La Zolla, ha cercato di dare risposta attraverso la lettura di alcuni passi dell’Odissea dedicati alla figura di Telemaco e alcuni “scritti” dei suoi studenti. Un viaggio alla scoperta di come si diventa grandi, di come noi adulti possiamo favorire l’accadimento di una crescita buona, cioè orientata al bene.

“Per un figlio la ricerca del proprio posto nel mondo coincide con la scoperta delle proprie origini, sapere a chi somiglia, di chi sono i suoi occhi e la sua testa”. Un cammino che i nostri ragazzi non possono fare da soli ma “camminando sulle orme di una dea”.

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Scuola Secondaria – Elisir d’Amore di Donizetti

Le classi seconde medie hanno partecipare alla rappresentazione di Elisir d’amore presso il Teatro alla Scala. Tra palchetti e platea abbiamo seguito per 70 minuti, tempo ridotto dell’opera che vuole destinarsi ai giovani, la storia dell’amore tormentato di Nemorino per la giovane e capricciosa Adina. Salvifico fu l’Elisir della regina Isotta, un portentoso liquido che celava la semplicità di un vino francese, venduto dal ciarlatano Dulcamara. Grazie alle bugie di quest’ultimo Nemorino riesce a conquistare il cuore di Adina e Dulcamara divenne un ricco guaritore.

La maestosità del Teatro alla Scala ha regalato ai ragazzi un’emozione impensabile. La gioia mista ad eccitazione e stupore li guidava alla ricerca dei particolari oltre che all’attenzione e concentrazione, necessari alla comprensione dei testi cantati. Al termine della rappresentazione molti di loro hanno voluto ripercorrere i momenti più significativi e divertenti, segno di un profondo spirito di osservazione e condivisione di una gioia comune.

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Scuola Secondaria – Dal dialogo l’incontro con una persona e la sua cultura

“La cultura dell’incontro, la cultura del dialogo questa è l’unica strada per la pace”. (Papa Francesco)

Questa frase di Papa Francesco descrive perfettamente l’incontro avvenuto oggi tra i nostri ragazzi delle classi seconde della Scuola Secondaria di I Grado e il rabbino Paolo Sciunnach, professore di ebraismo presso il Liceo della Scuola ebraica di Milano.

Un momento durante il quale gli studenti hanno potuto porre le numerose domande sorte durante l’ora di religione nell’affrontare il percorso di introduzione all’ebraismo. I ragazzi e il rabbino Sciunnach hanno così dato vita a un intenso e affascinante dialogo che li ha portati ad affrontare i più disparati temi, dal valore del matrimonio al rapporto tra le religioni passando persino per il conflitto arabo israeliano, senza precludersi nulla in un clima di libertà e curiosità reciproca.

La modalità scelta per impostare questo momento, fatto di domande e risposte, ha permesso ai nostri ragazzi di comprendere come solo attraverso un dialogo sia possibile realizzare l’incontro e la conoscenza con altre persone, siano esse vicine o lontane per cultura e storia.

 

Eduscopio 2018. Celebriamo i veri vincitori

“Perché per noi i veri vincitori di Eduscopio sono stati gli studenti e gli insegnanti, di cui alcuni sono ancora qui a dimostrazione di una storia e di una tradizione che continua”.

Con queste parole Silvio Bosetti, presidente del Cda, ha spiegato la scelta di organizzare un momento per celebrare chi ha permesso al Liceo Classico di raggiungere il primo posto nell’ultima edizione di Eduscopio.

L’evento, fortemente voluto dalla Preside Regoliosi e dal Presidente Bosetti, è stata l’occasione per riunire gli studenti e i docenti dei tre anni scolastici valutati dalla Fondazione Agnelli. Ma soprattutto un momento per chiedere ai protagonisti di raccontare il segreto di quegli anni e il successo di una scuola che in soli 10 anni ha scalzato licei dalla storia centenaria.

Per l’ex-alunno Pietro Pozzoli la ricetta è tanto evidente quanto semplice “la passione per lo studio è esplosa attraverso il rapporto tra di noi, un’amicizia nella classe che era uno spronarsi a seguire la proposta dei professori e della scuola.

Una risposta che pone al centro la persona e la forma con cui ci si muove nella realtà: i rapporti. Il merito non è quindi ascrivibile unicamente ai ragazzi o ai docenti e nemmeno alla sola proposta educativa ma da ricercare nell’incontro vincente tra due libertà.

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by Alternanza Scuola-Lavoro (Mina, Rusmini, Tettamanti)

Licei – Teatro antico in scena

Non c’è modo migliore per immedesimarsi nel teatro antico che assistere a un’opera. Per questo le terza dei Licei Classico e Scientifico si sono recate presso il Teatro Kerkís per assistere a una particolare versione dell’Anfitrione di Plauto, realizzata in chiave moderna.

Gli studenti dopo le prime due ore di lezione hanno preso i mezzi pubblici per raggiungere, insieme ai professori, il teatro nelle vicinanze delle colonne di San Lorenzo. Per molti dei ragazzi non avevano mai assistito a una rappresentazione di un’opera antica, per questa ragione si presentava come un’opportunità del tutto nuova.

Gli attori hanno saputo riproporre un’opera antica attualizzando le battute e i giochi di parole tipici di questo genere di teatro. La caratteristica ritenuta più singolare dagli studenti è stata sicuramente l’utilizzo delle maschere indossate dagli attori.  Gli attori nell’antichità, infatti, non mostravano mai il loro volto in scena ma quello del personaggio rappresentato, elemento per noi è inusuale, a conferma del fatto che testi e gesti erano più importanti delle espressioni.

by Alternanza Scuola-Lavoro (Mina, Rusmini, Tettamanti)

Secondaria – I ragazzi raccontano la Fondazione Prada

La 2 C della Scuola Secondaria alla scoperta della Fondazione Prada. Una visita nata all’interno del percorso di architettura sulla rigenerazione urbana a Milano. L’uscita  ha avuto il duplice scopo di verificare elementi già analizzati in classe (planimetrie e prospetti) osservandoli dal vivo e incontrare una delle realtà più importanti di arte contemporanea, aprendo squarci sul percorso di arte del prossimo anno.

Le testimonianze dei ragazzi:

“Per recarci alla Fondazione Prada abbiamo usato il passante e siamo scesi allo scalo di porta Romana. Da lì abbiamo raggiunto la fondazione a piedi e mentre camminavo mi sono accorto che la zona non era molto bella eppure in quel luogo era stato possibile realizzare un complesso molto particolare e bello”

Matteo

“Abbiamo fatto questa uscita perché realizzeremo un modello tridimensionale del complesso. In classe la, professoressa ci ha dato due schede: una planimetria e una visione tridimensionale. Da esse abbiamo ricavato le misure di ogni edificio in lunghezza, larghezza e altezza e infine abbiamo confrontato le due schede per capire il rapporto tra le misure”

Filippo

“Il nostro lavoro iniziale è stato quello di fotografare gli aspetti che ci incuriosivano o colpivano, segnare su una planimetria i nomi dei singoli edifici specificando se fossero vecchi o nuovi e schizzare un edificio o parte di esso a scelta”

Angelica

“La struttura della fondazione Prada: era una vecchia distilleria dell’inizio del ‘900, che hanno ristrutturato decidendo di mantenere le costruzioni originarie e di aggiungerne altre. Il complesso è molto grande ed è composto da diversi edifici: un museo d’arte contemporanea, un bar, una torre, in cui è presente la collezione permanente privata della famiglia Prada e un bar ristorante, una cisterna, depositi, un cinema e una biblioteca”

Lorenzo

“La torre è alta 60 metri e realizzata in cemento armato bianco a vista. Composta da nove piani, metà dei quali a pianta trapezoidale e l’altra metà a pianta rettangolare.  L’aspetto particolare è che ogni piano ha un’altezza diversa, varia dai due metri e settanta fino ad arrivare ad otto nell’ultimo piano e sono presenti grandi “finestroni” che si affacciano alternativamente verso l’interno della struttura e verso l’esterno mostrando una visione di Milano molto ampia.

 Il  Podium : è su due livelli, la pavimentazione interna è in travertino rosa e rappresenta uno spazio destinato a mostre temporanee .Il Cinema ha le pareti esterne  ricoperte da materiale riflettente e presenta le facciate che si possono aprire verso l’esterno. Le poltrone sono dotate di un sistema di ancoraggio che le fa ruotare e permette di trasformare l’ambiente in un unico palcoscenico”

Federico

“La visita mi ha molto colpito soprattutto per l’uso di materiali diversi tra loro: legno, foglia d’oro, alluminio, cemento armato.  All’esterno la pavimentazione è di vario tipo: in pietra, materiale originario che veniva usato per facilitare il passaggio dei camion, legno di quercia con andamento sconnesso e griglie per facilitare la circolazione dell’acqua piovana”

Laura

“La costruzione che mi ha colpito maggiormente è stato il cinema perché mi ha sorpreso il modo in cui sono stati posizionati i pannelli riflettenti. Trovo inoltre geniale l’idea che si possa aprire in modo tale da permettere a tutti di vivere degli eventi”

Federico

“Mi hanno colpito due aspetti: il modo in cui gli architetti hanno unito una cosa antica a oggetti moderni e come la vista di una grotta (esposizione permanente) potesse porre tante domande su cosa veramente sia la realtà”

Benedetta

“La Fondazione Prada è riconoscibile per la torre e per un altro edificio alto, il vecchio silos, ricoperto da foglia d’oro a 24 carati. La scelta è stata fatta dall’architetto per far spiccare questo edificio tra tutti gli altri. Mi ha molto colpito l’uso di questo materiale che nel passato era usato per i quadri”

Federica

“Mi è piaciuta la visita alla fondazione perché non avevo visto mai un luogo così attento ai dettagli”

Gabriele

“Mi hanno colpito moltissime cose tra cui la precisione impeccabile con cui era stato lavorato l’alluminio usato come rivestimento esterno”

Giuseppe

“Grazie a questa uscita abbiamo capito meglio la struttura degli edifici e soprattutto abbiamo scoperto come sono stati usati i materiali”

Gabriele

“Il luogo era molto pulito, neppure una cartaccia per terra! Tutto era fatto in “materiale prezioso” persino i cestini”

Veronica

“Mi ha affascinato molto saper che è stato fatto un recupero di una vecchia struttura che altrimenti sarebbe rimasta inutilizzata”

Jacopo

“Mi ha colpito il primo piano della Torre dedicato ai tulipani cioè alla rappresentazione di sette enormi tulipani, di un materiale riflettente e ognuno di colore diversi. Mi sono piaciuti moltissimo i giochi di colori, la lucentezza e che in essi venivano rispecchiati gli oggetti o persone che si trovavano intorno come se fosse un set cinematografico di un film ambientato all’interno di un’industria”

Federica

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Liceo Classico e Scientifico – Sperimentare per conoscere

La creatività è inventare, sperimentare, crescere, rischiare, infrangere regole, fare errori e divertirsi. [Mary Lou Cook]

Con questo sguardo i ragazzi del terzo anno dei Licei hanno vissuto l’uscita didattica al Cusmibio. Laboratorio didattico dell’Università degli studi di Milano aperto alle classi del liceo che desiderano mettersi in gioco su esperimenti non banali. Questo luogo, infatti, è un vero e proprio laboratorio in cui i ragazzi si immedesimano nel ruolo di ricercatori, già a partire dall’obbligo di indossare il tipico camice bianco che, a detta loro, è l’elemento che più li ha aiutati.

Gli studenti hanno potuto lavorare sui microsatelliti, sequenze di DNA ripetute nel codice genetico che determinano le caratteristiche uniche di un individuo. Non una teoria astratta, come potrebbe apparire, ma elementi di grande utilità per la scientifica nel risolvere casi. Durante le indagini, infatti, è necessario confrontare le prove raccolte per trovare la corrispondenza. E questo il metodo!

Tutti i ragazzi hanno partecipato in prima persona, aiutati dal personale del laboratorio che si è dimostrato disponibile e coinvolgente, e si sono lasciati incuriosire e rapire dalle attività. L’occasione più opportuna per mettere in pratica tutte le conoscenze acquisite in classe sul tema del DNA.

Lo sperimentare è tutto: non un punto di controllo a fine di una teoria ma essa stessa parte integrante della ricerca.

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by Alternanza Scuola-Lavoro (Mina, Rusmini, Tettamanti)