Scientifico. Dall’immagine tesa vigilo l’istante con imminenza di attesa

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa
(Clemente Rebora)

28 settembre: la giornata di convivenza del Liceo scientifico si è conclusa con un canto degli U2 e i celebri versi di Clemente Rebora, letti e spiegati da docenti e studenti di quinta liceo al Sacro Monte Calvario di Domodossola, luogo caro allo scrittore.

Durante la mattinata i ragazzi di quarta liceo hanno fatto da ciceroni ai gruppi di studenti che si sono avvicendati nelle varie tappe di osservazione e di gioco, secondo un dinamico schema logistico studiato dai docenti per 260 persone.

Tutti hanno osservato, affascinati, la bellezza del paesaggio naturale dell’Orrido sud di Uriezzo, Marmitte dei Giganti e Orrido di Balmasurda; si sono calati, vigili, nella geometria fluida della roccia plasmata dalle acque; hanno contemplato rapiti il panorama nella vista a campo lungo dalla terrazza dei Padri Rosminiani. L’anno scolastico è cominciato carico di attesa e fiducioso nella bellezza.

Secondaria. L’avventura più bella della vita

“Siamo insieme per vivere l’avventura più bella della vita: conoscere e capire il mondo attorno a noi per esserne protagonisti. I docenti e i nuovi amici che incontriamo sono i compagni della strada che oggi inizia”

La Scuola secondaria di I grado ha iniziato l’anno scolastico con una giornata di festa in cui attraverso il cammino per giungere in cima, i giochi e canti e la bellezza della natura, i nuovi studenti delle classi prime sono stati accolti e coinvolti dagli alunni più grandi… Ha vinto la sezione B, che ha festeggiato con una razione in più di pane e nutella a merenda!

Classico. Giornata di convivenza a San Pietro al Monte

San Pietro al Monte in Civate: l’incontro con alcune persone che si occupano di custodire e restaurare quel luogo (dai sentieri di montagna alle porte settecentesche dell’oratorio) ha permesso agli studenti del liceo classico di comprendere come la bellezza non sia qualcosa di dato per sempre, ma abbia bisogno di uomini che se ne rendono conto e la mostrano ad altri, in una catena di testimonianze che arriva fino a noi.
Alcuni studenti hanno introdotto i compagni ai segreti del complesso architettonico dell’abbazia, illustrando gli affreschi che la ricoprono.
Altri hanno aiutato a capire meglio la conformazione geologica del paesaggio mozzafiato che si apre a chi arriva sul pianoro che ospita il monastero.
Tutti hanno camminato, guardato, mangiato, giocato, cantato, persino ballato.
La convivenza è stata la scintilla per cominciare insieme quell’avventura della conoscenza che vuole caratterizzare tutto l’anno scolastico.

Primaria. Classi terze all’Archeopark

Le classi terze della Scuola primaria della Fondazione Grossman si sono recate presso l’Archeopark in Valle Camonica.

Favoriti da una splendida giornata di sole, gli alunni hanno potuto svolgere tanti laboratori didattici immedesimandosi nell’uomo neolitico.

Inizio anno. La possibilità di perfezionare i nostri occhi

«occhi sempre più perfetti entro un cosmo nel quale c’è sempre qualcosa di più da vedere»

Questa la frase che abbiamo scelto per rilanciarci nell’avventura della conoscenza quest’anno.

È una frase tratta dal Prologo dell’opera Il fenomeno umano di Pierre Teilhard de Chardin, studioso di origine francese della prima metà del ‘900, il quale indaga l’universo con le domande tipiche dello scienziato e del filosofo al contempo.

Una frase che ben sintetizza lo scopo stesso della scuola che in questi giorni sta riprendendo la sua vita, fortunatamente in presenza!

È in queste nostre aule, con questi nostri compagni e docenti che abbiamo ogni giorno, ogni mattina, ogni lezione la possibilità di perfezionare i nostri occhi.

Ma cosa significa perfezionare i nostri occhi?

E che cosa c’è di così interessante da vedere nel cosmo?

A queste domande, che vi invito a tener vive, a mettere a tema nelle lezioni con i docenti delle diverse discipline, ciascuno avrà modo di rispondere un po’ per volta, perché la conoscenza è un lungo, paziente e avvincente cammino, un cammino lungo come tutta la vita.

Vorrei solo suggerire alcune condizioni che vanno soddisfatte al fine di realizzare l’unità auspicata nella frase tra un io che vuole vedere e un cosmo che ha sempre qualcosa da mostrare, da dire, da offrire, perché senza un io, il cosmo è muto, e senza aprirsi al cosmo, l’io non si compie.

Prima condizione: l’amicizia.

Scrive Pavese nella poesia Notturno: «Ti ride negli occhi / la stranezza di un cielo che non è il tuo». L’io è fatto per incontrare il cielo, per la felicità, e i suoi occhi ‘ridono’ quando ciò accade, eppure si ha spesso la percezione di una alterità, una stranezza, addirittura di una estraneità, che dobbiamo aiutarci a superare. Come? Sostenendoci l’un l’altro, in primis, a perfezionare i nostri occhi, al fine di andare sempre più al fondo di questa percepita corrispondenza tra l’io e la realtà, che se nell’immediato ci fa sobbalzare, subito dopo ci può fare paura, perché conoscere implica una fatica, la fatica di un’ascesi, di un cambiamento continuo per aderire sempre più al vero incontrato. Solo una sincera amicizia può vincere la paura dell’estraneità con la realtà, amicizia con i docenti e tra compagni.

Seconda condizione: il desiderio.

Gli occhi sono la finestra attraverso la quale la realtà stimola la ragione, attraverso la quale la ragione si lascia interrogare dalla realtà, da quello che accade, dai fenomeni fisici, dalle parole, dai testi di altri uomini. Gli occhi sono anche lo strumento attraverso il quale l’io si pone in relazione con il tu, comunica con gli altri, manifesta i suoi sentimenti, il suo interesse, la sua passione, il suo giudizio. Ma cosa innesca questo rapporto tra l’io e la realtà, tanto che gli occhi si perfezionano per poterlo vivere sempre più intensamente? È la stessa realtà, (fatti, persone, luoghi, fenomeni, parole…) che desta il nostro desiderio di conoscerla, capirla, possederla, amarla. La prima mossa della conoscenza è sempre passiva, ma tocca all’io mantenere vivo il desiderio, continuare a desiderare ciò che ha incontrato. Perché il cosmo è inesauribile, non bisogna avere fretta di definire, dire l’ultima parola su persone, fatti, fenomeni. Tenete aperta la domanda, non sopprimete i vostri desideri più profondi di verità, bellezza, giustizia, felicità, esercitatevi a paragonare tutto con essi e la realtà diventerà feconda di risposte e proposte.

Terza condizione: la libertà.

A un recente incontro cui ho partecipato, una sociologa, Chiara Giaccardi, parlava di «libertà generativa». Pensiamo spesso di essere liberi quando possiamo scegliere fra varie, molte opzioni. Ma questo tipo di libertà non è di per sé quella che ci soddisfa di più. Ci sentiamo veramente liberi, infatti, quando possiamo «far esistere ciò che è ancora non c’è», quando possiamo dare il nostro contributo a costruire qualcosa, a rendere più bello il mondo. Nessuno si sottragga a questo compito: non è vero che tutto è già stato fatto e noi possiamo solo scegliere l’una o l’altra opzione! Il mondo attende ciascuno di noi, di voi, perché ognuno può dare qualcosa di sé, può dar vita a qualcosa.

In tal senso mi ha oltremodo affascinato la presentazione avvenuta al Meeting di Rimini del telescopio James Webb, lanciato nello spazio il 25 dicembre 2021, che sta inviando immagini inedite e sorprendenti della formazione dell’universo. Abbiamo scelto una di queste immagini che rappresenta una nebulosa. È la prima pervenuta ed è frutto di anni di lavoro per costruire il telescopio e per inviarlo nello spazio, mesi per renderlo operativo, settimane per perfezionare i suoi occhi così da rendere fruibili ed eloquenti le immagini. Un lavorio a cui hanno contribuito tanti io, scienziati, ingegneri, tecnici… che sta accelerando la ricerca sull’origine dell’universo come mai era successo nella storia.

Ecco, sia questa una metafora del nostro fare scuola: ciascuno al suo lavoro, con una profonda stima dei suoi desideri, con un’infinita curiosità di conoscere il cosmo e certo della possibilità di dare il suo libero contributo alla costruzione del mondo!

Insieme per riconquistare l’umano nell’uomo

La nostra scuola sarà all’altezza del desiderio di felicità degli studenti che a breve incontreremo?

Questa la domanda posta all’inizio di questo anno scolastico dal rettore Raffaela Paggi a tutto il personale riunito presso il Museo Diocesano.

Una nuova avventura che parte con il riprendere coscienza della pienezza di significato che ha dato vita alle scuole della Fondazione Grossman e di continuare il lavoro di riconquista di ciò che di “propriamente umano c’è nell’uomo” (V. Grossman).

Tutto il personale della Fondazione, docente e non docente, si è ritrovato oggi per ricominciare insieme l’anno scolastico con un evento unico e unitario. Un incontro con Giovanna Parravicini, ricercatrice di Russia cristiana, dal titolo “Amare la verità più di sé stessi”, la visita all’esposizione dedicata alle fotografie di Elliott Erwitt presso il Museo Diocesano introdotta dalla direttrice Nadia Righi e per concludere un conviviale aperitivo nei chiostri.

Secondaria. Grande festa finale!

Sabato 11 giugno si è svolta la grande festa finale della secondaria di primo grado in occasione della conclusione di un nuovo anno insieme. Prima gli alunni si sono sfidati nei tornei sportivi di tag-rugby, ultimate e baseball, con il trionfo delle classi 1^A, 2^D e 3^C. La sezione A si è assicurata la coppa come sezione che ha totalizzato il maggior numero di punti.

Al termine della premiazione, il preside, Lorenzo Bergamaschi, e il rettore, Raffaela Paggi, hanno salutato le classi uscenti e accolto i futuri primini, che stanno per entrare nella grande famiglia della Fondazione. Da ultimo, per tutti è stato il momento di salutare la prof.ssa Sorrenti, che dopo 32 anni (!) di onorato servizio, sta per andare in pensione. A lei, così come a tutti i docenti impegnati anche nella giornata finale sotto un torrido sole, il grazie per aver portato a termine un anno che per tutti ha significato crescere insieme: come la festa ha dimostrato, solo una comunità educa alla ragione e alla libertà chi ne desidera fare parte!

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Infanzia. Festa finale a Narnia

Miei cari, voi ci siete dentro! Tutto, a partire dal lampione, giù giù fino al castello, ogni albero e ogni pietra che vedi, ogni ghiacciolo è Narnia.

A conclusione del percorso sulle Cronache di Narnia, durante la festa di fine anno della scuola dell’infanzia-bilingue, si è svolta la battaglia finale tra Aslan e la Strega bianca. Una grande sorpresa per tutti i bambini della scuola dell’infanzia che hanno assistito alla drammatizzazione dell’ultimo evento de Il leone la strega e l’armadio messa in scena da maestre e genitori!

Il canto finale dei bambini dedicato ai loro genitori ha concluso gioiosamente la serata.

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Licei. La Notte degli Oscar

La Notte degli Oscar dei licei alla Fondazione Grossman: una festa per fissare nella memoria quanto di bello, vero e divertente è capitato quest’anno.

Musica, canto, ballo, gioco sono stati gli ingredienti di una serata preparata con cura da studenti e docenti, durante la quale tre brillanti presentatori hanno condotto studenti, famiglie e docenti dei nostri licei alla riscoperta degli eventi più particolari attraverso la consegna degli Oscar, un po’ seri e un po’ faceti, la premiazione delle squadre vincitrici dei tornei sportivi, il saluto ai maturandi. A tutti, e agli studenti di quinta in particolare, il rettore ha augurato di divenire ‘esperti di vita’, lasciandosi sorprendere e forgiare sempre dalla bellezza e dalla verità che nella realtà si incarna.

Alla fine un ricco buffet, allestito dai genitori.

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Secondaria. Premiazione concorso fotografico

Durante il primo lockdown avevamo tutti un grande desiderio di vita, dentro un ambiente ristretto e ripetitivo è nata la sfida a guardare le stesse cose con occhi diversi. Con queste parole il preside Bergamaschi ha ricordato l’origine del concorso fotografico proposto per il terzo anno agli studenti di terza media.

Giovedì 26 maggio, alla presenza di alcuni membri della giuria, si è tenuta nell’aula magna della Fondazione la premiazione del concorso fotografico «Frammenti». La giuria ha selezionato 13 scatti sui circa centocinquanta pervenuti.

Una sfida che quest’anno si è declinata nell’invito a guardare più a lungo gli oggetti per potervi scoprire dentro più mondo  (Flannery O’Connor).

«Pensando a questo tema, pensando a voi – ha detto il professor Salvato rivolgendosi agli studenti presenti – abbiamo desiderato proporvi un’ipotesi di senso sul mondo, un’ipotesi di sguardo sulla vita e sulla realtà. Vi auguriamo di continuare a tenere vivo questo sguardo sulle cose, vi auguriamo di essere sempre più capaci di sostare, di recuperare quella dimensione contemplativa sulla realtà e di restituirla agli altri attraverso l’arte, magari anche attraverso la fotografia».

Le motivazioni espresse dal presidente di giuriaAndrea Ulivi, professore di fotografia ed editore, lette dal prof. Albetti, sono state un’ulteriore occasione di approfondimento, di presa di coscienza del lavoro svolto, del valore della fotografia e del tema proposto.

Oltre alle tre fotografie vincitrici, dieci le foto menzionate, selezionate perché particolarmente rispondenti in modo personale, unico, vero al tema proposto.

Un caloroso ringraziamento da parte del Preside e della giuria è andato a tutti i ragazzi che hanno partecipato e anche ai docenti e ai dirigenti delle scuole che hanno desiderato implicarsi nella proposta.

Al termine, un momento conviviale con una buona bibita fresca per darsi appuntamento al prossimo anno!

Guarda il video con gli scatti vincenti:

I vincitori:

 

I classificato Busani Margherita Fondazione Sacro Cuore

II classificato Izzo Alessandro Scuola Nova Terra

III classificato Candiano Caterina Fondazione Sacro Cuore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Menzionati a pari merito